Colin Powell e le prove false per giustificare la guerra in Iraq che il Vaticano cercò di fermare

Colin Powell e le prove false per giustificare la guerra in Iraq che il Vaticano cercò di fermare
di Franca Giansoldati
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Lunedì 18 Ottobre 2021, 16:08

Città del Vaticano – La morte dell'ex segretario di Stato americano Colin Powell fa affiorare alla memoria la lunga campagna diplomatica messa in campo da Giovanni Paolo II e dalla sua diplomazia per tentare di scongiurare la devastante guerra in Iraq, a cavallo degli inizi del 2003, quando il conflitto anglo-americano sembrava ormai imminente. In Vaticano, in quel periodo, lavorarono in modo indefesso i nunzi di tutti i paesi europei, coordinandosi con le Chiese del medio oriente. Al di là del Tevere fu anche ricevuto il premier iracheno Tarek Aziz di religione cristiana, su richiesta dello stesso: si trattò di un estremo tentativo per cercare una composizione politica dopo che Colin Powell, nel febbraio del 2003, a un mese dallo scoppio della guerra, presentò alla comunità internazionale le cosiddette 'prove' delle armi di distruzione di massa detenute dal regime di Saddam Hussein ma (in seguito) mai trovate.

Colin Powell, le prove false presentate per la guerra in Iraq

Le "prove" (prima che la Commissione Chilcot le definisse del tutto insufficienti), furono presentate all'Onu e alla stampa proprio da Powell come il prodotto del lavoro di "solide fonti" dell'intelligence americana. Il dossier illustrato da Powell al Palazzo di Vetro mostrava immagini satellitari che secondo i sostenitori della cosiddetta guerra preventiva consentivano di identificare i luoghi in cui il dittatore iracheno custodiva le armi di distruzione di massa. Si trattava di quei presunti laboratori mobili che gli ispettori Onu non sono riusciranno mai ad individuare. 

 

La testimonianza del dissidente

Ad avvalorare gli indizi sui quali si basava la certezza di Powell c'era anche la testimonianza del dissidente Curveball (Rafid Ahmed Alwan al-Janabi) sconfessato già nel 2004 dal rapporto del gruppo di sorveglianza inviato in Iraq dalla coalizione per verificare la veridicità delle accuse. A questo va aggiunto anche il falso documento prodotto sul cosiddetto "Nigergate" secondo cui esisteva un traffico di uranio dal Paese africano all'Iraq. Un commercio del quale gli americani sarebbero venuti a conoscenza grazie anche all'aiuto delle intelligence italiane e inglesi prodotte con documenti falsi. Prove costruite e mai provate. La guerra purtroppo sarebbe scoppiata terminando nel 2011 e causando la instabilità di tutta l'area. 

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