Foligno, Oma dalla tela delle divise ai pezzi per i caccia F35

Sabato 3 Febbraio 2018 di Giovanni Camirri
Foligno, Oma dalla tela delle divise ai pezzi per i caccia F35

​FOLIGNO - Le Officine Meccaniche Aeronautiche (Oma) di Foligno festeggiano i 70 anni e lo fanno con un doppia soddisfazione. La prima è riassunta nel rapporto con la città, la seconda viene, invece, da un aspetto ben più tecnico quale è quello legato all’attività dell’azienda nell’ambito del progetto F35. “Oma – spiega il suo presidente Umberto Nazzareno Tonti – realizza le parti in alluminio e acciaio-titanio dell’ala degli F35 e la fusoliera centrale dove poi vengono innestate le semi ali di destra e di sinistra che insieme compongono l’ala. In totale le ali complete saranno 850”. Un traguardo importante che vuole dire produzione d’elite, per una gamma altissima quale è quella del comparto difesa tanto nazionale che internazionale come nel caso appunto degli F35, che porta Foligno e la Oma ai massimi livelli internazionali. Un progetto, quello degli F35, che ha visto lo stesso presidente Tonti prender parte, nei giorni scorsi, alla presentazione a Cameri del primo F35 a decollo verticale, tutto italiano, che è entrato a far parte della flotta della Marina militare Italiana ed è l’11esimo (i primi 10 erano a decollo tradizionale) F35 presentato. Oma, come detto è nata 70 anni. Venne infatti iscritta nel registro delle imprese il 14 gennaio 1948. “Da quella data – ricorda Tonti – si partì con una piccola officina nata per un motivo specifico. L’azienda di Famiglia era una manifattura tessile che produceva la tela per le divise militari. I tedeschi in ritirata bombardano anche la nostra attività che si trovava a Rasiglia danneggiando tutti i telai colpiti nelle stesso componente così da evitarne la riparazione prendendo pezzi dai macchinari ormai inservibili così da installarli su quelli ancora recuperabili permettendo, in questo modo, la ripresa dell’attività”. Quanto causato dalla guerra ha portato alla trasformazione d’impresa e alla nascita delle Officine Meccaniche Aeronautiche. Nazzareno Tonti, nonno dell’attuale presidente, realizzò una fonderia e un’officina impiegando materiali e impianti acquisiti a Foligno dalla Macchi a sua volta pesantemente bombardata. Quando Muzio Macchi decise di non proseguire l’attività, proprio a causa delle ferite causate dalla guerra, iniziò l’attività di Oma.  “Nel 1949 – ricorda Tonti – Oma ricevette dal Ministero della Difesa il primo ordine che ammontava a 10milioni di lire di allora con la formula rinnovabile. Da allora ad oggi sono trascorsi 70 anni e dal primo velivolo, un piccolo aeroplano con elica a spinta, siamo arrivati oggi, tra le altre attività, al progetto F35”. Un progetto che, rispetto al ruolo dell’industria italiana e quindi anche su Oma, raccoglie un giudizio più che positivo da parte di Lockheed Martin risulta essere più che positivo. In questo contesto la Faco di Cameri si conferma una eccellenza europea e l’industria italiana dell’aerospazio è coinvolta con un centinaio di aziende. Si tratta, anche in questo caso, dell’Italia migliore, quella delle piccole medie imprese, le Pmi, che hanno avuto l’opportunità di entrare in un contesto di brevetti di alta gamma. E qui c’è Foligno con Oma che ha sviluppato, come unanimemente riconosciuto, un know how sul titanio unico al mondo. Un traguardo, che è anche un punto di ulteriore partenza tanto nel rapporto bidirezionale tra Oma e Foligno, quanto nelle prospettive future cui l’azienda guarda dopo i primi 70 anni dalla sua fondazione.

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