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Dosaggio quadruplicato del farmaco, paziente muore: i medici risarciscono l'ospedale

Dosaggio quadruplicato del farmaco, paziente muore: i medici risarciscono l'ospedale
di Egle Priolo
3 Minuti di Lettura
Martedì 17 Agosto 2021, 10:30

PERUGIA - Ottocentomila euro di danni all'Azienda ospedaliera per la morte di un paziente dovuta al sovradosaggio di un farmaco: è la richiesta di condanna che la procura della Corte dei conti aveva avanzato nei confronti di quattro medici del Santa Maria della Misericordia. E il processo contabile per «danno indiretto, prospettato come derivante da malpractice medica» si è chiuso con un rito abbreviato e uno sconto di pena, con due professionisti che sono passati dall'iniziale richiesta di 200mila euro ciascuno al versamento di 100mila euro a testa all'ospedale, versati a giugno scorsi, dopo essersi offerti al pagamento accettato dalla procura.

Si chiude così per loro una storia passata, nel 2015, per la transazione con cui l'Azienda ospedaliera aveva deliberato il pagamento di 800mila euro a titolo di transazione con gli eredi del paziente morto «a causa di una erronea somministrazione del farmaco idarubicina – hanno riassunto i magistrati contabili nella sentenza -, in un sovradosaggio che ne avrebbe determinato il decesso per scompenso cardiaco acuto». Secondo la procura, «la fattispecie dannosa contestata, in particolare, sarebbe scaturita dall’errore della specializzanda nel redigere la “stecca terapeutica”, sia cartacea da trasmettere via fax alla farmacia, sia informatica del paziente indirizzata agli infermieri, riportando in modo errato la dose del farmaco (indicata in 45/mg per mq corporeo, anziché 12 mg/ per mq corporeo correttamente prescritti), senza che nessuno se ne avvedesse». Un errore grave che ha praticamente quadruplicato la dose, dovuta anche dalla «inidonea organizzazione del reparto e degli insufficienti controlli interni predisposti dal Dirigente della struttura». I giudici contabili in realtà hanno anche rilevato come all'errore abbiano concorso, ma senza essere convenuti in giudizio, «sia la mancata rilevazione dell’errore da parte delle quattro infermiere somministratrici delle dosi letali, che non si avvedevano di nessuna anomalia, sia la superficiale condotta delle due farmaciste e del responsabile della farmacia ospedaliera, che pure avvedutisi della esorbitanza del dosaggio, si accontentavano della conferma telefonica avuta, senza controllare il protocollo».
La proposta del pagamento dimezzato ha comunque dato il via libera all'ottenimento del rito abbreviato, con la Corte dei conti chiamata in pratica a notificare l'accordo con la procura. E ribadendo come «l’istanza di rito abbreviato è stata autorizzata nel caso in esame in quanto non è stato contestato alcun doloso arricchimento dei convenuti». Ma solo, appunto, il danno indiretto. I due medici che hanno risarcito l'ospedale sono poi stati condannati al pagamento delle spese del giudizio, liquidate in poco meno di altri 500 euro.

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