Ospedale di Perugia, mesi per interventi e visite: il dramma dei pazienti non Covid

Ospedale di Perugia, mesi per interventi e visite: il dramma dei pazienti non Covid
di Michele Milletti
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Giovedì 4 Febbraio 2021, 12:30 - Ultimo aggiornamento: 18:47

PERUGIA - Un dramma che racchiude tanti drammi quotidiani. Perché il Covid rappresenta l’emergenza, ma non c’è solo il Covid. Perché ci sono migliaia di pazienti “non-Covid” e loro familiari costretti a subire ritardi e disagi derivanti dal fatto che la maggior parte delle risorse ospedaliere è impegnata nella lotta alla pandemia.
«Io e mia madre siamo stati per giorni interi senza poter vedere e assistere mio papà che soffre di una gravissima disabilità». Francesco, perugino quarantenne, ha tirato un sospiro di sollievo quando nella giornata di ieri è riuscito finalmente a rivedere il padre dopo estenuanti giornate passate al telefono a chiedere la possibilità di entrare nel reparto del Santa Maria della Misericordia in cui è ricoverato ma sempre senza trovare risposta positiva. «Papà sta male, e il perdurare di questa situazione mi ha fatto temere davvero di non rivederlo più - continua -. Non metto in dubbio il grande impegno di medici e infermieri in questa emergenza continua, e alla fine si è trovato il modo di far entrare me o mia madre in reparto. Ma è il modo in cui si è arrivati. Anzitutto dopo giorni infiniti di incertezza perché non essendo paziente Covid bisognava capire quale fosse il protocollo da adottare, e poi soltanto dopo che è stata definitivamente riscontrata la sua grave disabilità è arrivato l’ok».
Ma c’è anche chi vive momenti di preoccupazione proprio nel momento più dolce e felice: quello della nascita di un figlio. Le recenti disposizioni che vietano l’ingresso ai familiari dei pazienti non Covid in ospedale ha creato preoccupazione in molte neo mamme che stanno per partorire: i timori sono stati dissolti dalla possibilità loro concessa di avere il compagno o un familiare a fianco in sala parto.
OPERAZIONE RIMANDATA
Insomma, difficoltà continue. Anche quando il problema sembra vicino alla risoluzione. È quanto accaduto nelle ultime ore a una donna, pronta per essere sottoposta a intervento chirurgico nel reparto di Neurochirugia. Ebbene, la scoperta della positività di un operatore ha reso necessaria la sanificazione immediata, con l’operazione rimandata e la donna (non positiva) rimandata a casa per la quarantena.
FILA ALL’ECOGRAFO
Oppure come avvenuto nella giornata di ieri, quando un ecografo è stato fermo per ore perché, a seguito di un’ecografia fatta fare a un paziente malato di Covid, si è reso necessario un lungo stop con gente in fila per permetterne di nuovo l’utilizzo.
LISTE D’ATTESA
E il passare delle ore senza e dei giorni senza risposte certe crea inevitabili disagi. Come il caso di un allungamento importante delle liste d’attesa, almeno due mesi secondo quanto si apprende, proprio per visite che non hanno necessità di una risposta urgente e che subiscono rispetto alle emergenze il “peso” della compresenza dell’emergenza pandemica. Ernie, colecisti, visite otorinolaringoiatriche, ma anche masse tumorali benigne o la gestione dei diabetici: situazioni di sofferenza reale e quotidiana che però, laddove non ci sia una necessità immediata o che non abbiano un’origine traumatica, devono necessariamente lasciare il passo a un’emergenza che sembra senza fine. «Sicuramente le patologie non urgenti hanno avuto un rallentamento nel trattamento, conseguenza determinata da questa ulteriore fase di pandemia» spiega Mauro Patiti, segretario regionale della Fp Cgil medici. «Il sistema è in sofferenza e nonostante un grosso sforzo per incrementare il personale in questi ultimi mesi paghiamo lo scotto di un annoso ritardo sotto il profilo degli organici. All’ ospedale di Perugia ma non solo».
La conferma di ciò arriva dall’ ospedale di Spoleto. Il progetto di attivare un’altra corsia Covid all’interno del vecchio reparto di Ortopedia si è arenato proprio a causa di mancanza di personale.

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