Caso Suarez, quel «regalo» diventato «una sòla»

Luis Suarez il giorno dell'esame all'Università per stranieri di Perugia
di Egle Priolo
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Giovedì 19 Maggio 2022, 11:42

PERUGIA - Duecentonovantuno pagine di intercettazioni e quattro ore e mezza totali per difendersi. Il contropiede di Giuliana Grego Bolli, Stefania Spina e Simone Olivieri è partito ieri, nell'aula dell'udienza preliminare in cui il giudice Natalia Giubilei dovrà decidere se mandare a processo l'ex rettrice dell'Università per stranieri, la professoressa e il direttore generale dell'ateneo accusati – insieme all'avvocato della Juventus Maria Turco – di aver organizzato l'esame di certificazione di lingua italiana per promuovere il giocatore Luis Suarez. Promuoverlo, nel settembre 2020, quando aveva bisogno della cittadinanza perché sembrava pronto ad andare a Torino, ma non «spiccicava una parola» d'italiano.

E Grego Bolli e Spina, assistite dall'avvocato David Brunelli, e Olivieri, difeso da Francesco Falcinelli, si sono sottoposti all'esame, incalzati dalle domande del pm Paolo Abbritti, che con il collega Giampaolo Mocetti e il procuratore capo Raffaele Cantone li accusa a vario titolo di falsità ideologica e materiale e rivelazione e utilizzazione di segreti d'ufficio per quell'esame considerato con l'aiutino. Nella prossima udienza fissata al 6 giugno toccherà all'avvocato Turco dare la sua versione su quei concitati giorni di mercato della serie A. Intanto ieri, in particolare, l'ex rettrice e la prof che preparò Suarez con una full immersion (e secondo la procura con il passaggio anticipato della traccia d'esame) hanno risposto alle domande anche alla luce del deposito, da parte del perito nominato dal giudice, delle trascrizioni delle intercettazioni. Tra quelle richieste proprio dallo studio Brunelli «si ricavano – dicono gli avvocati - nuovi elementi utili a dimostrare l’innocenza» delle loro assistite. In particolare, la Grego Bolli avrebbe avuto a cuore il rispetto delle procedure, tanto da proporre – quando non era ancora chiaro se l'esame si sarebbe svolto a Perugia o all'estero – di fare così: «Lo scritto gli si manda e lui se lo fa ovunque sia nel mondo e… va beh, insomma, ci fidiamo. Adesso al Consolato non lo faranno copiare». Una sottolineatura per dimostrare come non ci fosse nulla di organizzato: nessun trucco e nessun inganno, non avendo – ha detto l'ex rettrice – avuto poi neanche alcun ruolo nell’organizzazione del corso di preparazione che, peraltro, aveva suggerito di affidare a un'altra docente, e all’esame di certificazione. «Si tratta, infatti – sostiene la difesa -, di mansioni che non rientrano tra quelle del rettore e che sono state svolte in autonomia dagli organi amministrativi competenti». Anche la professoressa Spina ha ribadito con forza la sua estraneità ai fatti contestati: dalle intercettazioni di cui si è parlato ieri emerge non solo una sua iniziale resistenza a impartire le lezioni a Suarez, ma ha ribadito che «si è limitata a svolgere l’attività di insegnamento, avvalendosi del materiale didattico pubblicato sul sito del Cvcl, che può tuttora essere visionato da chiunque voglia prepararsi per l’esame. Le circostanze dimostrano come non vi sia stata alcuna rivelazione della prova d’esame».
Dalle intercettazioni di cui si è discusso in aula emerge come per la Spina il «regalo» del direttore «juventino fracico» della full immersion con Suarez è stata anzi «una sòla» per la professoressa. Emergono anche le attenzioni per un esame corretto di Lorenzo Rocca, l'esaminatore che ha patteggiato una pena di un anno, che però riporta tre volte le rassicurazioni avute sulla preparazione del campione successiva all'esame e sulla sua tutela per «due o tre settimane» dalle domande post partita e si lamenta del pressing di Olivieri. Uno «spinge abbastanza» che il direttore ha spiegato per un'ora e mezza essere stato relativo solo alla pianificazione dell'esame dal punto di vista organizzativo. «Lui – conferma l'avvocato Falcinelli - si è occupato di dar corso all'organizzazione della prova di esame, che determinava l'esigenza di svolgerla con la stretta osservanza di protocolli anti Covid. Tra l'altro ha spiegato che, per quanto gli risultava, l'esame Celi B1 per disposizione ministeriale (e quindi non per scelta dell'ateneo) si svolgeva in modalità semplificata, con una sola prova orale di 10-12 minuti, con un esito del 99 per cento dei promossi. Mai pensato quindi che desse problemi quel tipo di esame».
Uno a uno, palla al centro allora. Con il fischio finale del giudice Giubilei previsto per il 22 giugno.

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