Bimbo di un anno in fin di vita, mamma indagata per le botte

L'ospedale di Perugia
di Egle Priolo
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Martedì 24 Maggio 2022, 09:18

PERUGIA - Maltrattamenti in famiglia. Lesioni personali aggravate. Abbandono di minore. Da brividi. Roba da non dormirci la notte. Soprattutto se c'è un bimbo nato a Perugia poco più di un anno fa che - secondo gli investigatori - per questa sfilza di reati è morto per almeno sei minuti, prima che gli angeli della Rianimazione e del pronto soccorso lo riportassero in vita, lo scorso 15 maggio.

Questa sfilza di reati è finita in un fascicolo inizialmente aperto contro ignoti dalla procura di Perugia - con il procuratore capo Raffaele Cantone a seguire da vicino il caso affidato al sostituto Mara Pucci e alla squadra mobile diretta da Gianluca Boiano – e che adesso vede invece un nome e un cognome: quello della mamma 25enne del piccolo, di origini nigeriane e residente nella zona di Ponte San Giovanni. La procura, dopo aver nominato un curatore speciale per il piccolo, ha infatti dato mandato al professor Mauro Bacci, specialista di medicina legale, a svolgere accertamenti «urgenti ed irripetibili» per le lesioni del piccolo, che da due settimane esatte lotta come un leone tra la vita e la morte all'ospedale pediatrico Meyer di Firenze e le cui condizioni, a tutto ieri, venivano definite gravi ma stazionarie. Contestualmente, è stata iscritta la madre nel registro degli indagati proprio per darle la possibilità di nominare a sua volta il medico legale Sergio Scalise come consulente tecnico di parte quando questi accertamenti, a stretto giro, verranno svolti. Accertamenti previsti anche sul telefono della madre, dopo che sono stati acquisiti pure i vestiti del bambino.
Insomma inquirenti e investigatori dimostrano di non credere alla versione della donna, che ha sostenuto come la corsa disperata al pronto soccorso sia stata frutto di un incidente domestico. Del resto, fin dalle prime ore la sua versione è stata definita confusa anche se in alcuni passaggi non del tutto campata per aria. Versione che la donna, assistita dagli avvocati Carmela Grillo e Francesca Crisopulli, avrà modo di ribadire e di sostenere per dimostrare la correttezza del proprio operato.
LA RICOSTRUZIONE
Due settimane fa, 15 maggio. La tranquillità di una domenica mattina quasi estiva squarciata dall'arrivo in ospedale del piccolo, lo stesso Santa Maria della misericordia che a maggio dell'anno prima lo aveva accolto al mondo, in arresto cardiaco. Accompagnato da un uomo a torso nudo, in ciabatte e pantaloncini, che al personale del pronto soccorso aveva raccontato di essere il padre del bambino (rintracciato invece in Francia e a quanto pare poco interessato alle sorti del figlio) salvo sparire a seguito delle domande di rito degli operatori e ricomparire assieme alla mamma del bimbo. Che ai sanitari, una volta giunta in ospedale dopo che il figlio è stato riportato alla vita e ricoverato nel reparto di Terapia intensiva neonatale, fornisce una spiegazione: il bambino si sarebbe soffocato mentre stava facendo colazione con il latte e un biscotto. Per farlo respirare sarebbe stato scosso con violenza, al punto da creargli gravi lesioni: «Frattura longitudinale, con diastasi dei frammenti, dell’osso parietale sinistro ed una tumefazione dei tessuti molli in sede frontale destra», ricostruirà la procura qualche ora dopo in un comunicato ufficiale. Con lo stesso procuratore Cantone che, in quella nota, lascia trasparire un certo disappunto per il ritardo con cui la procura («solo nel pomeriggio inoltrato») è stata avvisata del ricovero sospetto.
La versione dell'incidente la donna l'ha ribadita anche nella tarda serata del 15 maggio, quando viene interrogata da investigatori e magistrato insieme ad altri testimoni «che hanno prestato soccorso al piccolo nelle prime ore della mattinata». Una versione ritenuta, però, poco credibile - anche per il ricovero del 24 marzo e le fratture precedenti - ma con punti, ritardi e passaggi da analizzare con la massima attenzione. Nella speranza, comunque, che a un bambino fin qui sfortunato la vita cominci finalmente a sorridere.

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