Google Foto, oltre 15 giga non sarà più gratis: pagamenti al via dal primo giugno

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di Raffaele D'Ettorre
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Mercoledì 19 Maggio 2021, 11:55 - Ultimo aggiornamento: 20 Maggio, 13:13

Si sapeva già da novembre ma ormai ci siamo: finisce lo spazio illimitato e gratuito su Google Foto. Dal primo giugno, chi caricherà più di 15 giga sul servizio di cloud storage dell’azienda californiana dovrà pagare. Si salva tutto ciò che è già stato caricato finora, che non contribuisce al conteggio finale: c’è tempo fino alla fine del mese quindi per riversare sul cloud foto e video senza nessun costo aggiuntivo. «Impossibile sostenere questi costi nel lungo periodo in forma gratuita», sostiene l’azienda, sottolineando come ogni settimana vengano caricati sui loro server 28 miliardi di nuovi file. Ma c’è un altro motivo: Big G, con questa manovra, vuole spingere il suo bacino d’utenza ad abbracciare il sistema “Google One”, che altro non è se non una versione a pagamento dei servizi di cloud offerti dall’azienda.

CONTROLLARE LO SPAZIO

È importante precisare che il limite di 15 GB vale adesso per tutto l’account, ed è condiviso da Google Drive, Gmail e Google Foto. Se quindi le foto da sole potrebbero non bastare a riempirlo, una casella email trascurata potrebbe farci avvicinare pericolosamente alla soglia. Per vedere a che punto siamo con lo spazio disponibile, è sufficiente aprire la app di Google Foto, cliccare in alto a destra sull’icona del proprio profilo, poi su “Dimensioni Caricamento”, dove ci verranno mostrati i GB rimanenti. Nella stessa schermata, è possibile diminuire la qualità delle foto, che peseranno di meno nel conteggio finale. Google sottolinea come sia una delle aziende ad offrire più spazio gratuito in assoluto (15 GB contro i 5 di iCloud di Apple) ed è convinta che l’80% degli utenti non raggiungerà la fatidica soglia dei 15 GB prima di tre anni.

SOSTENIBILITÀ

Come abbiamo visto con l’episodio del data center della OVH andato in fiamme a marzo, i server cloud – cioè dei computer contenenti anche i file degli utenti – hanno dei costi di manutenzione che non possono essere trascurati, e non è difficile immaginare un futuro in cui la “cloud economy” a sottoscrizione mensile diventi il modello di business principale delle aziende più importanti: in effetti, sta succedendo già adesso. Solo Google Foto conta un numero impressionante di dati: 4 trilioni di file caricati dalla nascita ad oggi, ed è semplice capire come un colosso hi-tech, dopo aver reso quel servizio parte integrante del nostro quotidiano, scelga di monetizzarlo per coprire i costi e generare profitto. L’adozione del cloud però non riguarda solo l’economia aziendale ma porta con sé altri vantaggi, soprattutto in tema di sostenibilità. Quando una società decide di appoggiarsi al cloud, i server complessivi diminuiscono ma vengono usati in maniera più efficiente: invece di avere tante attività che si appoggiano ad altrettanti server locali, c’è un solo datacenter che serve più aziende. Quando un server privato è in “idle”, cioè inattivo, consuma risorse senza però venire usato; nei datacenter cloud il problema non si pone, perché i server vengono usati costantemente dalle altre aziende. Vengono così ridotte le emissioni di monossido, il consumo di energia e favorito il riciclo dell’acqua usata per raffreddare le macchine.

NUMERI

Per ridurre ulteriormente l’impatto ambientale, 25 società hanno recentemente stilato il “Patto per la neutralità climatica”, decidendo di autoregolamentarsi per ridurre a zero l’impatto ambientale dei data center europei entro il 2030. L’iniziativa si inquadra nel progetto del Green Deal europeo lanciato nel dicembre 2019, che punta tutto sullo sviluppo sostenibile per eliminare totalmente, entro il 2050, le emissioni nette di gas a effetto serra. Secondo una recente indagine Eurostat, il 98% delle imprese europee con più di dieci dipendenti ha accesso a internet, ma solo il 36% si appoggia in qualche modo al cloud, principalmente per l’uso di email e per l’archiviazione. Il dato però è in forte crescita rispetto al 19% del 2016 e lascia ben sperare verso un futuro dove la tecnologia sia sempre più al servizio dello sviluppo sostenibile.

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