Aranzulla, il maestro Manzi dell'hi-tech: «Ecco come rendo l'informatica comprensibile a tutti»

Aranzulla, il maestro Manzi dell'hi-tech: «Ecco come rendo l'informatica comprensibile a tutti»
di Andrea Andrei
5 Minuti di Lettura
Lunedì 21 Novembre 2016, 14:34 - Ultimo aggiornamento: 24 Novembre, 13:13

Che siate smanettoni nati oppure completi negati per la tecnologia, poco importa. C'è un sito internet che tratta di tecnologia, in Italia, che mette d'accordo tutti, o quasi. Un sito su cui chiunque abbia avuto a che fare con computer, smartphone o tablet, è finito almeno una volta, magari per caso. Un sito che ha un nome e un cognome: Salvatore Aranzulla. Sono tanti, tantissimi quelli che, trovandosi davanti a qualche problema di carattere informatico, che fosse trovare il sistema per modificare un file in .pdf oppure quello per disattivare il roaming dati sul cellulare, hanno finito per seguire i consigli del portale Aranzulla.it: «Quasi 500 mila persone ogni giorno visitano il sito racconta Salvatore a Messaggero Tv Con i miei due collaboratori oggi rispondiamo a circa 7 mila quesiti informatici di ogni genere. Spieghiamo anche cose semplicissime, ad esempio come accendere o spegnere un iPhone. E siamo fra i trenta siti internet più frequentati in Italia».

I SEGRETI
A parlarci superficialmente, Salvatore sembrerebbe semplicemente un giovane cervellone appassionato di hi-tech. Ma ben presto si capisce che è qualcosa in più, e che ha il piglio dell'imprenditore che sa quel che fa e quel che vuole. D'altronde è questa una delle chiavi del suo successo: aver individuato un pubblico ed essere stato in grado di parlare il suo linguaggio. Aranzulla non ha fatto altro che rendere accessibile quello che per molti non lo era, un po' come un moderno maestro Manzi, solo dell'informatica.

Ma uno dei segreti che permette ad Aranzulla.it di essere tanto efficace risiede anche nella stessa tecnologia. «Grazie a un software ideato da me diversi anni fa che si chiama Sistema dei titoli riusciamo a capire cosa cercano effettivamente gli italiani sui motori di ricerca e quali sono i problemi informatici per i quali maggiormente vogliono una risposta. Ecco perché sul sito pubblichiamo articoli che già sappiamo essere d'interesse per le persone». Un trucco che può fare davvero la differenza ma che bisogna essere anche capaci a utilizzare. Perché la sfida non è soltanto dare al pubblico ciò che vuole, ma farlo rientrando sempre all'interno di una linea d'azione coerente. E soprattutto farlo prima e meglio degli altri.

I PRIMI PASSI
Quella di Salvatore Aranzulla è una storia che si potrebbe definire tipica dell'era di Internet e che, proprio per questa ragione, è in realtà abbastanza atipica. «Ho cominciato per caso racconta Quando avevo 10 anni iniziai a usare il computer e me ne appassionai. E così succedeva quasi tutti i giorni che i miei amici mi sequestrassero e mi portassero a casa loro, per aiutarli a risolvere i problemi col pc o per debellare l'ennesimo virus. Lì mi resi conto che in molti mi ponevano le stesse domande. Così mi è venuta l'idea di creare un blog sul quale scrivere le soluzioni a quei problemi, che potessero essere facili da consultare. Almeno così e ride ripensandoci avrebbero smesso di sequestrarmi per interi pomeriggi».

Cresciuto a Mirabella Imbaccari, una cittadina di 3 mila anime in provincia di Catania, già a 12 anni, ben prima di studiare Economia aziendale alla Bocconi e di trasferirsi a Milano, Salvatore era riuscito grazie al Web a oltrepassare le barriere geografiche e a diventare una piccola celebrità nell'allora limitato mondo degli internauti. Aprì un blog, tramite il quale dispensava consigli su come difendersi dalle truffe. Quando non aveva ancora compiuto 18 anni, diceva che da grande avrebbe fatto il criminologo, o meglio l'esperto di informatica forense, perché il suo desiderio, diceva, era di «aiutare le forze dell'ordine a stanare criminali grazie all'informatica». Non sapeva, Aranzulla, che quello che considerava solo un hobby da adolescente appassionato di computer sarebbe per lui diventato un lavoro, anche parecchio redditizio. Infatti oggi l'Aranzulla srl ha un fatturato tra 1,4 e 1,8 milioni di euro e Salvatore, a soli 26 anni, è il divulgatore informatico più famoso d'Italia.

LA FAMA
Tanto famoso che Netflix lo ha scelto come testimonial nello spot di una delle sue serie tv di maggior successo, Black Mirror: «È un telefilm bellissimo, che fa riflettere su quelle che possono essere le frontiere della tecnologia». E quali sono, queste frontiere? «È difficile dirlo. Di sicuro la realtà virtuale e i dispositivi indossabili sono tecnologie con un grande potenziale, che penso possano caratterizzare il futuro».

Ma la notorietà, si sa, porta tanti amici e anche tanti nemici. Specie in un mondo come quello del Web, e Salvatore ne sa qualcosa. «Chi mi contesta spesso lo fa per il gusto di farlo. Ma molti altri sono tecnici che non accettano il fatto che io parli di informatica a chi ha un livello di conoscenza della materia medio-basso, e quindi senza utilizzare tecnicismi, ma solo proponendo soluzioni di buon senso. Dicono che per questo non potrei definirmi divulgatore informatico. Io leggo tutto ciò che mi scrivono. Di solito lascio correre, a meno che non ci siano insulti molto pesanti. In quel caso li banno, ma succederà due volte al mese».

Quando recentemente Wikipedia ha deciso di cancellare la voce a lui dedicata perché considerata non enciclopedica, è nato un dibattito in Rete fra chi lo difendeva e i suoi haters, quelli che lo osteggiano, accusandolo di essere una fonte poco affidabile. «Quando la voce su di me su Wikipedia è stata creata ero contentissimo, e ho diffuso la notizia su tutti i miei social network. Poche ore più tardi hanno deciso di cancellarla, anche se io ho cercato di dimostrare l'autorevolezza del mio sito e dei libri di informatica che ho scritto. Eppure il danno maggiore non è stato per me, ma per Wikipedia stessa, che ha perso l'occasione di dare un'informazione imparziale su di me». E mentre alcune persone lo fermano per chiedergli un selfie, lui scherza: «Statisticamente anche qui devono esserci degli haters».

andrea.andrei@ilmessaggero.it
Twitter: @andreaandrei_

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