Italia-Inghilterra già scritta? L'amarezza di Smith: «Siamo indietro». Come cambiano le parole tra gli azzurri

Venerdì 30 Ottobre 2020 di Christian Marchetti

Praticamente tutti i ct dell'Italrugby hanno avuto una loro frase simbolo. E non certo tutte simpatiche come il "Vorrei che gli italiani giocassero a rugby come guidano l'auto" di John Kirwan. Il sudafricano Nick Mallett, per esempio, lo disse senza mezzi termini: "Io sono qui per fare il selezionatore", alludendo al fatto che non potesse certo sopperire lui ad alcune mancanze tecniche (salvo poi invenzioni scellerate come Mauro Bergamasco mediano di mischia o Andrea Masi apertura. Ma questa è un'altra storia). Le frasi che da due giorni pronuncia l'attuale commissario tecnico, Franco Smith, sono tutte un programma.

Nella conferenza stampa via social che anticipa l'Italia-Inghilterra di oggi (sabato 31 ottobre, diretta tv 17.45 su Dmax), ultima fatica di un Sei Nazioni diluito che anche chi lo vincerà vorrà dimenticare, il tecnico e connazionale di Mallett le ha sintetizzate così: "Abbiamo giocatori giovani, l'età media della squadra è di 23 anni. Il Covid ha colpito non poco in Italia e siamo stati costretti a restare fermi più tempo di altri. L'intensità, il ritmo di gioco che abbiamo da noi è molto basso. Le due franchigie italiane di Pro 14, Benetton Treviso e Zebre, hanno fatto di tutto per migliorare su questo aspetto, ma a livello internazionale è davvero un altro passo. E comunque al momento dobbiamo lavorare su fisico e tecnica ('mentre gli altri sono già avanti sul piano tattico', diceva ieri, ndc). Esercitarsi in palestra significa capire come si applica la forza che dovrai portare in campo. Su questo aspetto siamo indietro. Sono molto orgoglioso dei dati che abbiamo raccolto nelle ultime tre settimane, ma la giusta fisicità latita ancora".

A ogni due per tre, il capitano Luca Bigi utilizza invece la parola "resilienza". E ogni volta che la tira fuori gli brillano gli occhi. Di resilienza (né più né meno ciò che i nostri nonni chiamavano "campare" o "tirare a campare", secondo i casi) ne servirà almeno un bastimento dopo il 50-17 buscato a Dublino e adesso per sfidare l'Inghilterra di Eddie Jones vicecampione del mondo che vorrà per di più segnare il massimo numero più punti possibile per tentare di vincere il Torneo.

In un Olimpico per la prima volta a porte chiuse per il rugby, il XV della Rosa schiererà ben 10 finalisti della Coppa del Mondo 2019 più l'esordiente Hill in seconda linea. Sono ben 635 le presenze complessive nella formazione titolare; a Roma il mediano di mischia Youngs bagnerà la centesima, il pilone Vunipola la sessantesima, il tallonatore George la cinquantesima. Sono 278 invece i caps degli italiani.

"Un risultato non cambia niente per noi - ancora Smith - dobbiamo creare una squadra, una specie di famiglia con una parte tecnica fortemente sviluppata. Questo è un nuovo inizio". Il primo inizio ha avuto i problemi che ben conosciamo: "C'è stato il Covid in mezzo, non ho potuto conoscere bene i ragazzi. Abbiamo cominciato il Sei Nazioni con il Galles provando nuove strutture. Purtroppo dopo la Scozia il torneo si è interrotto. Processi come il nostro, nel rugby, sono difficili da riprendere dopo una lunga pausa. Cerchiamo allora di dimenticare le cose che non hanno funzionato e di costruire questa squadra".

 

Nel ruolo di estremo si rivedrà finalmente Minozzi, che ha saltato Dublino poiché impegnato nella finale della Premiership inglese con i suoi Wasps, mentre per il giovanissimo numero 9 Stephen Varney "non è ancora arrivato il momento. Lo stiamo cercando, ma non può arrivare certo ora dopo il periodo di quarantena per la sua positività al virus". Nuovi inizi, fisicità da ritrovare, "resilienza": questa Italia-Inghilterra non avrà il destino già scritto?   

Ultimo aggiornamento: 31 Ottobre, 01:32 © RIPRODUZIONE RISERVATA