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We will rock you, il musical contro l'omologazione: «C'è bisogno di rivoluzione. A partire da Sanremo»

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Giovedì 30 Gennaio 2020, 16:55 - Ultimo aggiornamento: 18:01

di Veronica Cursi

Una società distrutta dove la musica è sintetica, la libertà è vietata e regna l'omologazione ma ci sono due ragazzi che lottano per cambiare le cose e ritrovare musica, libertà, vita. Uno spettacolo ambientato nel futuro che oggi più che mai, però, racconta il presente. Tutto questo è We will rock you, il musical in scena fino al 2 febbraio al Teatro Brancaccio di Roma, che torna nella sua seconda edizione dopo lo straordinario successo di pubblico del 2019: 65 mila spettatori in 56 repliche in tutta Italia.
 

 


Scritto e prodotto da Ben Elton in collaborazione con il chitarrista dei Queen Brian May e il batterista Roger Taylor, è stato adattato per l’Italia da Claudio Trotta per Barley Arts. «Non un musical juxeboxe - ci tiene a precisare Trotta - ma uno spettacolo teatrale musicale dove tutto racconta una storia: prosa, luci, suoni, coreografie e dove ovviamente il moto trainante sono 20 straordinarie canzoni dei Queen -  da Radio Gaga ad I want to break free, We are the champions o Boheamian Rapsody - che sono parte del racconto».
Sul palco si ride, ma si riflette. Nel testo compaiono molti riferimenti alla musica e alla cultura italiana: il protagonista Galileo riesce a citare i cantautori storici - dagli U2 ai Pink Floyd  - mentre le Gaga Girls e i Gaga Boys parlano tra loro utilizzando frasi tratte dai tormentoni della scorsa estate, Sfera Ebbasta viene nominato come esempio negativo. C'è una critica allo stato dell'arte.
«Oggi c'è bisogno di rivoluzione  - dice Marta Rossi che interpreta la ribelle Scaramouche, personaggio che aveva già interpretato nel 2009 nella prima versione italiana - Viviamo in una società omologata dove ci dicono quello che dobbiamo dire, postare, dove ci chiedono di essere tutti uguali. I social sono uno strumento utilissimo se utilizzati in un determinato modo ma se tutti pubblicano le stesse cose, le stesse faccie, gli stessi hashtag si annulla la personalità». Come vorrebbe il perfido Kashoggi, il personaggio interepretato da Paolo Barillari: «Pur di avere potere Kashoggi diventa schiavo del potere stesso e fa di tutto per far rimanere le persone nell'ignoranza. L'ignoranza è pericolosissima: è più facile comandare chi non crede più a niente. Il messaggio? Non è mai troppo tardi per ricominciare a pensare che si possa credere a un futuro migliore».

«Vi scuoteremo», è il titolo del musical. E a scuotere il pubblico ci provano (e ci riescono) gli attori sul palco.
«Bisogna alimentare quotidianamente la propria concezione di bellezza - prosegue Trotta - non la bellezza a cui si è riferito Amadeus in una maniera mediocre, ma la bellezza interiore, spirituale. Per stare bene, bisogna fare bene. Anche culturalmente».  E a proposito di Sanremo e la polemica sulle donne Marta Rossi replica: «Amadeus si è risposto da solo,  il pubblico ha già fatto capire cosa ne pensa. E non ne ha pensato bene». Su Junior Cally, Paolo Barillari che è anche autore di molte canzoni tra cui Elodie, in gara quest'anno, non ha dubbi. «Da 40enne ci sono cose che non riesco a capire del nuovo modo di scrivere e cantare. Ma è ovvio che bisogna rimare entro certi limiti di decenza e che una persona che ha scritto determinati testi abbia la possibilità di stare in una vetrina nazionale mi lascia perplesso. Spero che questa persona abbia modo di avere una crescita culturale».

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