La direttrice d'orchestra ucraina Oksana Lyniv al Teatro dell'Opera di Roma: «La mia musica è un'arma per combattere»

La direttrice d'orchestra ucraina Oksana Lyniv, 44 anni, al Teatro dell'Opera di Roma
di Simona Antonucci
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Giovedì 10 Marzo 2022, 10:17 - Ultimo aggiornamento: 11 Marzo, 19:25

«Senza i concerti sarei impazzita. Suonare mi dà la forza per vivere e lottare, per la pace e la democrazia. La musica oggi, per me, ucraina e lontana dal mio Paese, è diventata un’arma. Potente. Grazie al mio lavoro posso raccontare che cosa sta succedendo». Oksana Lyniv, 44 anni, direttrice d’orchestra («chiamatemi così e non direttore»), l’8 marzo è stata ricevuta dal presidente Mattarella, oggi è al Teatro dell’Opera, per le prove di Turandot che debutta il 22 marzo, con la regia di Ai Weiwei, artista cinese dissidente che intreccia per la prima volta il suo linguaggio contemporaneo con un classico del repertorio. Repliche fino al 31 con  Oksana Dyka, Rodrigo Ortiz, Antonio Di Matteo, Michael Fabiano, Francesca Dotto.

L’INSTALLAZIONE

La Pechino di Puccini diventa  un luogo di muri, una terra di emigranti, un’installazione con una mappa del mondo ispirata a Roma e alle sue rovine imponenti e fragili, come il pianeta. «Per raccontare», disse Ai Weiwei nel 2020, poco prima che il Covid congelò la produzione da un milione di euro, «le ostilità tra popoli, le lotte per la libertà che nonostante il passare del tempo sembrano ripetersi».

E mentre dirige le ostilità di un’opera lirica, il cuore di Lyniv batte per la guerra nel suo Paese. «L’Ucraina non accetterà mai questa aggressione, non rinuncerà mai alla sovranità. Abbiamo un’antica lingua, un’antica cultura», ripete alla stampa di tutto il mondo, «La Russia, solo negli ultimi 400 anni ha emanato più di 100 leggi contro cultura, lingua e letteratura dell’Ucraina. Nel dodicesimo secolo a Kiev c’erano già 400 chiese e Mosca non esisteva. Siamo europei. Ed è per questo che Putin ci odia. Ora questa situazione criminale è chiara a tutto il mondo. Per favore, sosteneteci».

Festival di Bayreuth

Oksana, con la fascia dei colori del suo Paese a cingerle la vita,  è stata la prima donna nella storia del Festival di Bayreuth a salire, a luglio scorso, sul podio del tempio di Wagner: «Solo da pochi anni ci affidano incarichi importanti. Finalmente degli sviluppi positivi». Da gennaio è direttrice musicale del Comunale di Bologna, prima donna a ricoprire questo ruolo in un lirico italiano. Ed è stata anche tra le prime artiste a scendere in campo contro il conflitto: «Abbiamo le bombe al confine dell’Europa, non si può tacere», disse allora. È nata a Brody. «La mia famiglia è lì, rifugiata nei bunker del nazismo. Ho chiesto di raggiungermi a Roma, di assistere alla mia Turandot. Ma non vogliono partire, vogliono resistere». La direttrice è cresciuta artisticamente in Germania come assistente di Petrenko. «Nel 2014, durante l’annessione della Crimea alla Russia, Petrenko si dichiarò contrario, Gergiev firmò a favore di Putin. Ammiro la Scala per aver avuto il coraggio di cacciarlo.  E sono colpita dalla solidarietà che ci arriva da tutto il mondo: ci aiuta a mantenere una speranza che questo disastro possa finire presto»».

I TEATRI

Figlia di musicisti e nipote di un direttore di coro, Oksana studia a Leopoli, per trasferirsi poi a Odessa e a Graz dove decolla la sua carriera. «Ora quei teatri lavorano per l’esercito, si fanno molotov. Nelle sartorie si fanno divise. A Leopoli hanno tolto le sedie per diventare un reparto di maternità. Musicisti e ballerini vanno in guerra»», ha denunciato online. Con i musicisti dell’Accademia che ha fondato, la Youth Symphony Orchestra of Ukraine, tutti ragazzi da diversi Paesi, tra i 14 e i 22 anni, ha un ponte per trasmettere i loro video. Una di loro in lacrime chiede aiuto: «Pregate per l’Ucraina. Abbiate cura di noi».

LA LETTERA

Oksana combatte per loro e per la democrazia «la mia», spiega, «è una guerra per la pace. Saranno i russi fermare Putin, i soldati che si arrendono e gli oligarchi che stanno perdendo tutto». E a Putin ha scritto una lettera che comincia così: «Putin, non potrai mai sconfiggerci! Sei così grande, e ancora non sai che un uomo non è un corpo, ma uno spirito? Potete ucciderci fisicamente, potete distruggere le nostre città, bruciare le nostre case, bombardare le nostre scuole e gli asili, ma non sarete mai in grado di cancellare la nostra nazione dalla faccia della Terra. Usando l’arma sempre più forte e letale, discuti con noi per amore della tua Patria».

«Io non faccio musica come un robot», ha dichiarato in tv, «se il mio cuore piange, piangerà anche la mia musica». 

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