La rinascita di Rhinoceros: l'apertura va di moda

Mercoledì 10 Ottobre 2018 di Laura Larcan

L’orgoglio millenario dell’Arco di Giano esaltato dalle luci fuoco di Vittorio Storaro, l’ombra del Palatino rischiarata dalla scritta “Roma esisterà finché esisteranno gli uomini”, l’estro architettonico di Jean Nouvel tra poesia barocca e 2001 Odissea nello Spazio. E nel mezzo del cammin (tanto per rimanere in tema poetico), ecco spuntare un palazzo secentesco, nobile e rigoroso, praticamente sconosciuto alla stessa città, che rinasce spinto dall’ebbrezza della sfida.
 

 

Quella di Alda Fendi, vulcanica mecenate, che ieri sera ha presentato Palazzo Rhinoceros, la nuova sede della Fondazione Alda Fendi-Esperimenti: un’impresa, a tu per tu con l’anima antica di Roma, quasi a presidiare con la sua novella roccaforte della cultura l’immensità storica del Foro Boario. Un nome non casuale, Rhinoceros, per questa cittadella della cultura che sembra rianimare l’area del Velabro: «Il nome è stato scelto perché il rinoceronte all’epoca di Augusto era visto come simbolo di forza», spiega Alda Fendi mattatrice della festa. Ed è proprio un gigantesco rinoceronte di resina a grandezza naturale realizzato nei laboratori di Cinecittà, posizionato a guardia dell’Arco di Giano, a dare il benvenuto alla stampa invitata da Simona Agnes che ha curato la comunicazione nella prima delle serate inaugurali del palazzo.
Poi, si entra nell’edificio. Ed è come entrare in un sofisticato gioco architettonico, come un Codice da Vinci ideato da Jean Nouvel, l’architetto francese che ha firmato capolavori in tutto il mondo, l’ultimo, il Louvre di Abu Dhabi. Lui, star della serata, rilascia interviste fiume. L’esterno barocco resta intatto, ma all’interno brilla l’innovazione in fine armonia con il passato. Un linguaggio nuovo, materiali all’avanguardia. Scorci da fantascienza. I primi due piani diventano spazi espositivi per le mostre di questa rivoluzionaria “casa della cultura” che diventano museo di se stessi (il gioco nero bianco della corte evoca le suggestioni delle prigioni di Piranesi). Ed è qui che si coglie subito l’anima inventiva di Raffaele Curi, ideatore della linea artistica della Fondazione. Volano, poi, altri quattro piani dove le logiche spaziali riservano sorprese, sfoggiando mini appartamenti creativi, tutti diversi, dove spiccano incise sulle porte, le sue poesie. E si conquista il tetto, con affaccio mozzafiato per il ristorante. Vertigine. A tenere a battesimo il vernissage, sfilano anche le figlie Giovanna e Alessia Caruso Fendi, che fanno parte del comitato scientifico della Fondazione.
La luce diventa protagonista (con la costruzione di una cabina Acea). Grazie al premio Oscar per la fotografia, il Caravaggio della luce Vittorio Storaro che firma l’illuminazione permanente dell’Arco di Giano. Un brivido glam lo regala l’attore Vincent Gallo, con il suo omaggio a Shakespeare: diventa Marco Antonio nell’orazione funebre a Giulio Cesare. E Roma sembra Hollywood. Un gioiello, imperdibile, che da sabato sarà aperto al pubblico.

Ultimo aggiornamento: 10:20 © RIPRODUZIONE RISERVATA

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