Global Game Jam, è la maratona dei programmatori e dei fan dei videogame

Lunedì 28 Gennaio 2019 di Laura Larcan
«Siamo tutti fichissimi e facciamo cose fichissime». Slogan non casuale, visto che centinaia di giovani appassionati di console e joypad, visori per realtà virtuale e controller, amano darsi un appuntamento speciale per creare videogiochi in sole 48 ore. Non è un film stile Ready Player One, ma ci si avvicina molto. Un fenomeno che sta registrando sempre più schiere di fan. Si chiama Global Game Jam, una maratona competitiva (senza scopo di lucro, anche perché non si vincono soldi) di programmatori, visual designer, musicisti e creativi informatici.

Roma è diventata la piazza ideale per il rave dei jammers, con una casa d’eccezione al Tempio di Adriano sede della Camera di Commercio, e l’organizzazione dell’azienda Codemotion in collaborazione con l’Accademia italiana Videogiochi. Sono davvero 48 ore di sfida: sacchi a pelo, pizza alle 20, colazione alle 8, gli aspiranti creatori del nuovo Minecraft soggiornano insieme per lavorare sodo. Computer, mouse, ma anche tastiere e chitarre (perché il videogame deve avere la sua colonna sonora), i team si creano sul posto e macinano pixel per tre giorni. Qualche barba hipster, magliette dark, cappellini da baseball, tu chiamali se vuoi, nerd. Ma si fa presto a definirlo un raduno di nerd romani. Qui il talento si respira nell’aria, l’estro informatico si consuma sui tavoli.

A guidare l’impresa è il tema, cui tutti devono ispirarsi: “Cosa è per te casa”. E via con fiers, resources, game frame: «È pura libertà di sperimentare, non c’è agonismo se non la carica della passione - spiega Andrea Ferlito, direttore di Codemotion - Le idee super-innovative che escono da qui sono embrioni giocabili, che una volta sviluppate e raffinate possono diventare prodotti di mercato». Una manna per i patiti di grafica e robotica, tant’è che grazie alla Camera di Commercio la Jam è il primo evento “aspettando il Maker Faire” (previsto dal 18 al 20 ottobre alla Fiera di Roma). Ai tavoli ci sono anche creativi famosi come il 27enne Tommaso Bonanni (suo l’adrenalinico Downward): «Affrontare la Jam mi riporta alle radici, qui ho la possibilità di creare per il puro gusto di farlo, con un pizzico di follia». Per Ivan Preziosi, 43 anni, «è anche l’occasione per socializzare e rafforzare i legami, divertendosi: ci si mette alla prova , ma è un gioco senza agonismo, solo per confrontarci e crescere tecnicamente insieme». Per il 29enne Christopher Sacchi, consulente web: «Il bello è arrivare qui e decidere il team: non ci si conosce e la sfida sta anche nel creare il gruppo giusto». Non solo di uomini è fatta la Jam. Francesca Zacchia, 33 anni di Roma, è una veterana illustre sulla piazza: «Ho creato un videogioco nella Jam di due anni fa dal titolo Circle of Sumo che sono riuscita a sviluppare, e lo scorso novembre è uscito su Nintendo». A vincere, ieri, il team di Bad Neighbours. © RIPRODUZIONE RISERVATA

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