Il tenore Luciano Ganci al suo debutto italiano come Radamès

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Mercoledì 21 Luglio 2021, 00:26 - Ultimo aggiornamento: 00:43

Luciano Ganci torna per il secondo anno consecutivo al “Macerata Opera Festival” e debutta come Radamès in Italia, nell’Aida inaugurale in scena il 23 luglio (repliche l’1, il 7 e il 12 agosto) con la regia di Valentina Carrasco e la direzione di Francesco Lanzillotta. Un doppio anniversario per il titolo verdiano: 150 dal suo debutto al Cairo e 100 anni dalla prima rappresentazione allo Sferisterio, quando il Conte Pier Alberto Conti scelse proprio Aida per trasformare l’arena maceratese in un teatro d’opera.

Ganci (romano di Piramide, come tiene a sottolineare) è uno dei tenori più apprezzati e richiesti della sua generazione, ha un’agenda ricca di appuntamenti prestigiosi e un senso dell’umorismo e una leggerezza che lo rendono singolare nel mondo a volte autoreferenziale del teatro d’opera.

Che ne pensi del personaggio di Radamès?

«Debutto come Radamès in Italia. L’ho già cantato poco prima dell’esplosione della pandemia al Liceu di Barcellona. Quando si ha il privilegio di “prendere fra le mani” spartiti come quello dell’Aida, il pensiero è colmo di stupore, di ammirazione e di profonda riconoscenza per l’autore. Aida è in tutto e per tutto un’opera grandiosa. Grande nelle dimensioni teatrali, grande negli organici, e grande nei sentimenti. In Aida ogni singolo personaggio è importante e portatore, in un modo o nell’altro, di un messaggio fondamentale ai fini della trama dell’opera. Sotto il mantello di una storia politica e di guerra scorrono sentimenti molto intimi, sotto i grandiosi suoni della dichiarazione di guerra e del trionfo circolano torrenti di emozioni e sentimenti personali che sono, di fatto, il motore dell’intera vicenda. Verdi riesce ad inserire nelle grandi scene di insieme tutti i pensieri che vivono nell’intimo dei personaggi, spesso in contrasto con il carattere dell’insieme che in quel momento predomina. La grandezza di questa opera è proprio questa, un continuo “stringere l’inquadratura” sui singoli personaggi e su quello che vivono nel loro cuore. Radamès ha tutte le caratteristiche dell’eroe romantico: l’amore per la sua Aida, l’amore per la patria e la generosità del condottiero vincitore che vuole salvare il popolo sconfitto. Si sacrifica per tutto questo. È un giovane che sogna di condurre gli egizi, di vincere, di dedicare questa vittoria alla sua amata Aida e coronare quello che è il suo sogno più grande, “vivrem beati d’eterno amor!”.

Dal punto di vista vocale e teatrale Radamès è un giovane col vulcano dentro pronto ad esplodere e questo Verdi glielo concede nel recitativo dell’aria “Celeste Aida”, in una esplosione di gioioso sogno, oppure quando viene a conoscenza di essere lui il condottiero degli egizi, o ancora quando gli viene promessa sposa Amneris, quando si consegna ai sacerdoti per l’estremo giudizio ed infine quando vuole salvare Aida dalla tomba e tenta di smuovere la pietra. A queste esplosioni vocali e sentimentali si affiancano momenti di grande tenerezza, di sogno, di emozioni interiori che richiedono un numero di colori notevole rendendo Radamès un personaggio molto bello da interpretare».

Qual è il punto cruciale, dal punto di vista drammaturgico e musicale, di Radamès?

«Arriva al terzo atto, quando Aida sulle sponde del Nilo lo convince a fuggire, a lasciare l’Egitto per seguirla. In quel momento, e musicalmente Verdi lo descrive in maniera sublime, Aida si muove come un serpente attorno a Radamès cercando di convincerlo, riuscendoci. In poche righe, e questa è la grandezza di Verdi, al giovane condottiero vengono tolte tutte le certezze e la sua vita cambia definitivamente. Accetta di abbandonare la patria, l’ara degli dei, l’esercito, per proteggere Aida. Accetta tutto questo per evitare che “piombi la scure” su Aida e sul padre, ma Aida lo sta tradendo per amore del padre e del suo popolo. E Radamès perde, perde tutto. Potrebbe discolparsi davanti ai sacerdoti, davanti ad Amneris, ma in nome di un amore che l’ha tradito decide di farsi condurre alla morte perché nulla dei suoi sogni e della sua vita esiste più».

Com’è il tuo Radamès?

«Mi ritengo abbastanza fortunato perché tutti i personaggi che interpreto mi danno la possibilità di esprimere sentimenti e caratteri che fanno parte della mia natura. In Radamès posso mettere tutta la mia gioia di vivere, la voglia di migliorare la mia persona, la voglia di crescere e l’entusiasmo del giovane condottiero. Il suo carattere estremamente generoso e la somiglianza caratteriale con gli eroi romantici mi rendono questo personaggio congeniale dal punto di vista interpretativo. Cerca la giustizia, difende il suo popolo ma non infierisce sugli sconfitti. Lo trovo stupendo. Dal punto di vista vocale la scrittura è abbastanza impegnativa, ha un numero considerevole di acuti e tutti diversi, che rendono l’interpretazione e l’esecuzione davvero entusiasmanti (se viene tutto). L’interpretazione deve avere una idea di fondo personale, ma tutto deve essere a servizio del testo e quindi del teatro, rifuggo l’effetto fine a se stesso e cerco sempre di giustificare ogni singolo suono in funzione del pensiero e della situazione che in quel momento sto vivendo. Radamès vive quello che io vivrei se fossi nei suoi panni, e questo lo rende diverso ogni giorno perché nessun giorno della nostra vita è uguale all’altro e questo è il bello dello spettacolo dal vivo. Cercare di rendere vero quello che vero non è, per arrivare al cuore del pubblico disposto ad emozionarsi con gli interpreti sul palcoscenico. Il contesto dove questo personaggio vive e vibra è relativo, il pensiero interiore e il carattere interpretativo restano la base fondamentale di questo meraviglioso personaggio che sono chiamato ad interpretare. Gli do tutto me stesso, perché solo donandosi si fa arte pura».

Quante volte l’hai cantato?

«Canto per la prima volta in Italia come Radamès, ma ho già debuttato nella parte al Gran Teatre del Liceu di Barcellona nel 2020, proprio quando iniziava a serpeggiare questo mostro che ci ha stravolto e limitato la vita. Avrei dovuto cantare in Aida già nel 2018 poi nel 2019 ma sfortunatissime vicende personali non me lo hanno permesso. Sono felice di essere finalmente Radamès qui in Italia, a Macerata, in un ambiente ideale per i cantanti ed in un teatro così bello»!

Hai sempre sottolineato la tua romanità, sia di nascita che  come formazione artistica...

«Si. Quando comprai anni fa lo spartito dell’Aida la prima cosa che mi dissi fu “spero di poterla cantare dato che non mi risultano tenori nati sotto ad una vera piramide”. Io sono cresciuto in questa parte di Roma che è il punto dove si congiungono i quartieri Testaccio, Aventino, San Saba e Garbatella e quindi un pochino di Radamès ce l’ho dalla culla. La mia formazione musicale è stata essenzialmente romana, prima con il coro della Cappella Sistina poi con i vari maestri di canto avuti nel tempo, dagli inizi fino ad oggi».

Sei sposato con una cantante, Giorgia Serracchiani: quanto conta la sua presenza?

«A casa mia non manca niente, ho la grazia di avere una moglie che è partner sotto ogni punto di vista, anche in Aida dato che le sue caratteristiche vocali si sposano anche con il mio repertorio: quando io sono Radamès lei è Aida, ma lo stesso vale per Tosca, Bohème, Butterfly, Cavalleria Rusticana, Ballo in maschera, insomma una grande fortuna. Non avrei potuto avere una moglie soprano lirico leggero! Punto molto su mio figlio Ludovico Maria affinché un giorno mi sostituisca al pianoforte nello studio, così potrò finalmente iniziare a studiare i ruoli in piedi e non seduto al pianoforte, anche se la cosa mi diverte tantissimo perché decido io i tempi che voglio fare. Se non volesse aiutare i genitori nello studio, a novembre arriverà un altro maschietto in casa, Giulio Enea, e sposteremo le scommesse su questo secondo piccolo Ganci in arrivo. Non posso puntare sui due cagnolini che posseggo, sebbene una di queste si chiami proprio Aida, infatti Ludovico ogni volta che sente che sto cantando Aida ride perché non capisce perché il padre vada a cantare il cane».

Quali sono i prossimi impegni?

«Siamo ancora sotto minaccia di questa orribile pandemia, ma il mio calendario prevede interessanti debutti prossimamente, tra i quali Edmea di Catalani al Wexford Opera Festival, poi Aroldo di Verdi e La Gioconda di Ponchielli. In ognuno di questi ci sarà sempre una forte presenza di Luciano nei personaggi».

IL PERSONAGGIO

Luciano Ganci, tenore tra i più interessanti della nuova generazione, muove i primi passi nel Coro della Cappella Musicale Pontificia Sistina diretto dal Maestro Domenico Bartolucci. Studia sin da bambino canto, pianoforte ed organo conseguendo i diplomi rispettivamente presso i conservatori di Roma, Frosinone e Latina. Agli studi musicali affianca quelli tecnici di geometra e di ingegneria civile, conseguendo la laurea in Urbanistica e pianificazione territoriale.

Dal 2006 intraprende lo studio del canto lirico, principalmente sotto la guida del Maestro Otello Felici.

Tenore dalla voce ampia e luminosa, è in attività dal 2009 con debutti nelle Nozze di Figaro e in Gianni Schicchi, nel 2010 canta per la prima volta come Alfredo nella Traviata, seguito dai ruoli pucciniani di Rodolfo e Pinkerton, di Oronte nei Lombardi alla prima crociata e Turiddu nella Cavalleria rusticana.

Il 2012 segna il debutto a livello internazionale con La Traviata a Salisburgo. Pochi mesi dopo debutta ne L'amico Fritz, Christus Am Ölberge di Beethoven, Requiem di Mozart e Trovatore. Sempre nel 2012 incide un disco di brani inediti di Mascagni per l'etichetta Chandos. Da quel momento, i debutti si susseguono con Il Corsaro, Nabucco, Attila e la Messa di Requiem di Verdi nel 2013; Mario Cavaradossi in Tosca, Macduff in Macbeth e la IX Sinfonia di Beethoven nel 2014; Rodolfo nella Luisa Miller di Verdi, Amenofi nel Mosè di Rossini (disponibile in DVD) e Pollione nella Norma nel 2015; Carlo VII nella Giovanna d’Arco (anche in DVD) nel 2016; Gustavo III in Un ballo in maschera, il ruolo del titolo in Stiffelio di Verdi (disponibile in DVD), la Messa di Gloria di Puccini e Don José nel 2017. L’anno successivo debutta come Malatestino in Francesca da Rimini, Edgardo in Lucia di Lammermoor, la Petite Messe Solennelle di Rossini. Nel 2019 è per la prima volta Don Alvaro ne La forza del destino e Andrea Chénier nel ruolo del titolo. Nel 2020 debutta come Radamès e nel 2021 come Maurizio in Adriana Lecouvreur al Teatro Comunale di Bologna. Tra gli altri impegni del 2021 spiccano il Gala di riapertura del Teatro Ponchielli di Cremona con Anna Pirozzi e l’inaugurazione del Macerata Opera Festival come Radamès nell’Aida del centenario del MOF. A seguire sarà per la prima volta Oberto nell’Edmea di Catalani in scena al Wexford Opera Festival.

Canta nei teatri più prestigiosi, dalla Scala al San Carlo, Arena di Verona, Teatro Massimo di Palermo, Teatro del Maggio Musicale Fiorentino, Teatro Regio e Festival Verdi di Parma, Haus Fur Mozart di Salisburgo ed Opernhaus di Graz, Konzerthaus di Berlino, Palau des Art de la Reina Sofia di Valencia, Gran Liceu di Barcellona, Sferisterio di Macerata, Petruzzelli di Bari, Comunale di Bologna, Herodes Atticus di Atene, Edmonton Opera in Canada, Bolshoi e Marinskij in Russia, Opera di Anversa e Gent in Belgio, Royal Opera di Muscat in Oman, Teatro di Abu Dhabi negli Emirati Arabi, Teatro di Astana in Kazahstan, NCPA di Pechino, Hyogo Opera Festival in Giappone, Art Center di Seoul e allo Spring Festival di Budapest.

Ha tenuto concerti e recital a Roma, Napoli, Parma, Carrara, Milano, Brescia, Padova, Ancona, Perugia, Lucca, Verona, Busseto oltre che in India, Canada, Svizzera, Slovenia, Repubblica Ceca, Corea, Giappone, Ungheria, Oman, Malta, Ucraina e Russia.

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