Venezia, "Cari compagni!", "One night in Miami" e "Non cadrà più la neve": le recensioni dei film

Martedì 8 Settembre 2020 di Francesco Alò

Per deridere il cinema d'autore dal supposto contenuto profondo, Alfred Hitchcock sosteneva che il messaggio, nelle quotidianità, lo porta solo il postino. E il massaggiatore? Non lo sappiamo chi lo scaraventi dentro questo bruttino film polacco in Concorso, né d'autore né d'intrattenimento, dal titolo già pretenzioso: "Non cadrà più la neve" (distribuito in Italia da I Wonder). Lui si chiama Zhenia, ucraino, quasi più prestigiatore che pranoterapeuta. Ogni giorno piomba col suo lettino pieghevole in un quartiere residenziale di ricconi polacchi. Immigrato clandestino? Pare sia cresciuto negli anni '80 dalle parti di Chernobyl («Potrebbe essere radioattivo» si chiederà qualcuno). Visiterà ogni villa di questa suburbia stile American Beauty (c'è pure la stessa battuta di quel film da Oscar: «C'è tanta bellezza nel mondo»). Massaggerà ex caschi blu dell'Onu, intellettuali alternativi, imprenditori malati di cancro e anche desperate housewives adoranti. Lui opera in canottiera, crocefisso d'oro al collo e faccia da cucciolo indifeso.

NON CADRÀ PIÙ LA NEVE
Se state pensando a "Teorema" di Pasolini fermatevi subito: in questo scialbo incrocio di fantascienza e grottesco borghese non ci sono né provocazione sessuale né conflitto di classe del capolavoro italiano. Zhenia ipnotizza, parla in russo per far addormentare i residenti, ascolta sfoghi, spia tradimenti e si ubriaca con il guardiano del comprensorio chic. Affiorano incomprensibili flashback con mamma fino alla recita scolastica pure quella omaggio (ma perché questa ossessione?) ad "American Beauty" (1999) di Sam Mendes. Avevamo amato il protagonista Alec Utgoff nella terza stagione di "Stranger Things" (il suo scienziato Alexei è diventato un idolo internet grazie a un popolare meme) ma qui non convince mai come il film ed è un peccato perché Małgorzata Szumowska aveva fatto furore con "Mug" (2018) vincendo a Berlino.

CARI COMPAGNI!
Tutt'altra storia per il veterano Andrej Končalovskij, per la sesta volta in Concorso. Il suo "Cari compagni!", appassionante ribellione del popolo del Don nell'Unione Sovietica del 1962, è un affresco storico con schizzi di sangue e cadaveri gettati nelle fosse comuni. Qualcuno (Kgb?) spara sulla folla di Novocherkassk durante un attacco al Comitato locale del Partito Comunista dove lavora Lyuda (Yuliya Vysotskaya, anche moglie del regista). Lei ha un nonno nostalgico che si veste ancora da cosacco, una figlia tra i rivoltosi e la sensazione di aver sbagliato ideologia. Gran film, passibile di premio anche se il grande regista russo classe 1937 ha già vinto qui Miglior Regia con gli ultimi due film presentati in laguna.

ONE NIGHT IN MIAMI
Se i russi in bianco e nero sono pieni di sfumature anche i neri a colori di "One night in Miami" non scherzano in fatto di complessità. L'attrice premio Oscar Regina King, al suo primo lungometraggio da regista presentato Fuori Concorso, racconta la sera in cui Cassius Clay, Sam Cooke, Jim Brown e Malcom X discussero fino alle lacrime la posizione corretta da assumere, come simboli, per la comunità black Usa. Quattro amici: pugile strafottente appena campione del mondo, musicista soave amato dai bianchi, star del football pronta per Hollywood e attivista rabbioso convinto di morire presto. Il film non poteva uscire in un momento più adatto dopo il terribile 2020 del movimento Black Lives Matter. Sceneggiatura brillante di Kemp Powers (coinvolto anche nell'attesissimo "Soul" della Pixar) e prove pazzesche di Aldis Hodge (Brown), Leslie Odom Jr. (Cooke), Eli Goree (Clay) e Kingsley Ben-Adir (Malcom X). Li potremmo rivedere tutti un'altra notte ma stavolta a Los Angeles. Destinazione Oscar.

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