Seydoux, star del film "Deception":
"Io, da 007 all'eros di Philip Roth"

Léa Seydiux, 36 anni, in una scena di "Deception"
di Gloria Satta
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Lunedì 17 Gennaio 2022, 10:44

Léa Seydoux, in collegamento da Parigi, ha ancora i capelli corti che sfoggia in Deception, il film di Arnalud Desplechin ispirato al romanzo Inganno di Philip Roth (Einaudi), applaudito al Festival di Cannes e atteso nelle nostre sale a marzo. Minuta, apparentemente fragile e fuori dal set estremamente schiva, ma dotata di una sensualità innata unita a una buona dose di mistero, a 36 anni Léa è la superstar del cinema francese. Ed è adorata anche dal cinema internazionale che non vede in lei solo l’erede di una dinastia cinematografica ricca e influente (il nonno Jérôme Seydoux e il prozio Nicolas Seydoux sono potentissimi produttori francesi) ma solo un’attrice di talento: è l’unica ad aver fatto due volte la Bond Girl, o meglio l’antagonista di James Bond (in Spectre nel 2015 e quest’anno in No Time To Die), ha all’attivo anche Mission: Impossible e ha appena finito di girare Crimes of the Future di David Cronenberg. Léa è stata lanciata nel 2013 da La vita di Adele, cult dell’amore lesbo da lei in seguito rinnegato perché, denunciò, il regista Abdellatif Kechiche l’aveva «manipolata». Ora, in Deception, Seydoux interpreta una storia ad alta carica erotica ambientata nel 1987 a Londra dove un famoso scrittore americano in esilio, proiezione dello stesso Roth (l’attore Denis Podalyès), incontra l’amante nel suo studio. Là, al riparo dal mondo e di nascosto dai rispettivi coniugi, i due fanno l’amore, litigano, si rappacificano, parlano per ore delle donne importanti nella vita dell’uomo, di sesso, antisemitismo, letteratura e dell’importanza di rimanere fedeli a sé stessi. E Léa non è mai stata tanto intensa, seducente.
Desplechin afferma di aver scritto il film pensando proprio a lei: cosa l’ha spinta a interpretarlo?
«La voglia di tornare sul set con il regista, che nel 2019 mi aveva diretta nel noir Robuaix, una luce. All’epoca di quel film, io avevo una grande voglia di lavorare con lui, ma Desplechin ne aveva molta meno. Per fortuna ha cambiato idea e per Deception mi ha chiamata di nuovo».
L’Amante ha qualcosa in comune con lei?
«Certo. In ogni ruolo io metto me stessa, la mia sensibilità, i miei sentimenti. Io non interpeto un personaggio, lo incarno. E mi sono completamente fusa nell’Amante, sono diventata lei al punto di voler indossare i suoi vestiti anche nella vita. Ho avuto la sensazione che fosse il mio primo ruolo da donna».
Cosa intende?
«Si è trattato del primo personaggio intonato alla mia età, alla mia vita (nel 2017 l’attrice ha avuto un bambino, ndr) e nutrito dalle esperienze che ho avuto. Cinque anni fa non avrei potuto interpretarlo».
Chi è, per lei, la protagonista di ”Deception”?
«L’ho interpretata come se fosse sull’orlo di un precipizio. E sul set un po’ mi sono sentitta come lei: ero intimidita, letteralmente a nudo. Ma l’Amante è una donna innamorata e nel suo stato si è molto vulnerabili. Io mi sono sentita fragile. I miei sorrisi sono stati una maschera per nascondere lo scompiglio interiore».
Ha suggerito qualche scena, ha fatto delle richieste al regista?
«No, mi sono affidata a lui con un senso di gratitudine. Il film è stato girato nel 2020 in pieno lockdown, dopo la prima ondata di Covid. Ero molto triste, sfiduciata e ritrovarmi sul set a parlare di sentimenti amorosi mi ha dato un po’ di speranza. Non è stato facile recitare al chiuso».
Perché?
«Non ho mai fatto teatro. Ma me la sono cavata grazie al regista e a Podalydès, con cui sono scattati subito affetto e complicità. Mi sono detta che non sarebbe stato strano fare coppia con lui anche nella vita».
L’attore interpreta un seduttore, collezionista di donne: oggi non rischia di essere un personaggio politicamente scorretto?
«Io non l’ho giudicato e continuo a non giudicarlo. Magari è un provocatore, e ci si domanda se effettivamente ami il mio personaggio o piuttosto lo utilizzi come materia per i suoi romanzi. Ma non ho trovato in lui alcuna traccia di misogninia, altrimenti avrei avuto uno choc. Desplechin ama troppo le donne per raccontare la storia di un casanova antifemminista...».
Cosa conosceva di Philip Roth prima di girare il film?
«Ho scoperto il suo universo grazie al regista. Oggi lo considero uno scrittore banale e al tempo stesso poetico: è un paradosso, ma anche il motivo per cui i suoi libri piacciono tanto».
Secondo lei il linguaggio può avere una valenza erotica?
«Senza dubbio. La parola, la letteratura e in generale la creazione artistica possiedono una carica sessuale intrinseca».
Gira un film dietro l’altro, da 007 alle opere d’autore. Cosa cerca?
«La verità. Sempre».

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