Kakà: vergine al matrimonio, il gol più difficile

Martedì 5 Giugno 2007
Kakà in una foto benefica in favore della ricerca sul cancro
ROMA (5 giugno) - Altro che mondiale e Champions. La sfida più dura di Kakà è stata quella di arrivare vergine al matrimonio e naturalmente l'ha vinta (almeno così dice). Il campione del Milan si racconta in un'intervista a Vanity Fair in edicola domani e tutto parte dall'impresa di Atene. Quella volta Kakà è andato a letto all'alba e non è una cosa da lui, atleta religiosissimo e uomo che conduce una vita molto morigerata. Ma il calcio è tutt'altro ambiente. Cosa pensano di lui i suoi colleghi? «Ogni tanto mi accorgo che mi guardano un po' perplessi - risponde Kakà - e pensano che io sia strano. Però poi mi accettano e mi rispettano». Anomalo, per la sua categoria, anche negli interessi: legge molto ed è appassionato di cinema, arte e teatro. «Non sono l'unico - sottolinea il brasiliano -. Costacurta, per esempio, è molto colto. E Ambrosini gira sempre con un libro in mano». Poi il discorso si sposta sulla giovanissima moglie Caroline: come l'ha conosciuta? «A una festa a San Paolo - racconta Kakà -. Mio padre e sua madre (Rosangela Lyra, amministratore delegato di Christian Dior Brasile, n.d.r.) si conoscevano e ci hanno presentati. Ci siamo scambiati i numeri di telefono, poi sono andato a trovarla per il suo compleanno. Compiva 15 anni. Io ne avevo diciannove, ma in Brasile ero già famoso. Nel 2002, al rientro dalla vittoria al Mondiale, ci siamo fidanzati». Davvero a 20 anni Kakà già cercava moglie? «Sì - risponde -: ho sempre pensato al matrimonio. Però abbiamo dovuto aspettare tre anni: uno in Brasile e due lontani, perché io sono venuto a giocare in Italia e lei era troppo giovane per seguirmi. Ma quel periodo è stato importante, ha messo alla prova il nostro amore». Tentazioni? «Quelle ci sono sempre, ma io cerco di evitarle. Da quando sono in Italia non sono mai andato in discoteca se non alle feste del Milan, e sempre con mia moglie. Tra noi, quando lei era ancora in Brasile, c'era un patto: liberi di uscire con gli amici ma a mezzanotte si rientra a casa e ci si telefona. Io e Caroline abbiamo fatto molti sacrifici. Abbiamo scelto di arrivare casti al matrimonio: la Bibbia insegna che il vero amore si raggiunge solo con le nozze, con lo scambio di sangue, quello che la donna perde con la verginità. Infatti, per noi, la prima notte è stata bellissima». Non le è pesato aspettare, chiede Vanity Fair alla stella del Milan? «Certo che mi è pesato - risponde Kakà -: sono un ragazzo normale. Non è stato facile arrivare al matrimonio senza essere mai stato con una donna. Con Caroline ci baciavamo e la voglia c'era, ma ci siamo sempre trattenuti. Se oggi la nostra vita è così bella, penso sia anche perché abbiamo saputo aspettare». Il comportamento di Kakà, ragazzo dotato di grande cortesia ed educazione, è sempre piaciuto anche al presidente Silvio Berlusconi, che lo ha definito «il genero ideale». «A me ha fatto piacere - commenta Kakà -. A mia moglie un pò meno, soprattutto quando il presidente ha aggiunto:Peccato che sia già sposato. Ma poi si è corretto». Ma è vero che Berlusconi sogna di vederla giocare in ttacco? «Vorrebbe che il Milan scendesse in campo con due punte, ma io mi sento un trequartista. Anche in finale abbiamo giocato così, e abbiamo vinto».

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