Scuola, le regole con un positivo in classe: quarantena, dad e l'avviso al pediatra. Domande e risposte

Le regole da seguire sono diverse, caso per caso, e le scuole nell'applicarle fanno riferimento alla Asl

Scuola, positivo in classe: quanto dura la quarantena, bisogna chiamare il pediatra? Domande e risposte
di Lorena Loiacono
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Martedì 18 Gennaio 2022, 11:12 - Ultimo aggiornamento: 15:39

La scuola è tornata in presenza da poco più di una settimana e, almeno per ora, naviga a vista. Per le classi il rientro è stato decisamente complicato: quarantene e dad fin dal primo giorno e poi, con un infinito effetto domino, si va avanti così. Le regole da seguire sono diverse, caso per caso, e le scuole nell'applicarle fanno riferimento alla Asl. A sua volta però le singole Asl si muovono come meglio credono e, soprattutto, in base alle risorse che hanno sul territorio. Risultato? Una giungla di certificati e le richieste che, spesso, non trovano risposte.

Aule deserte, per non rischiare

La situazione è decisamente complessa tanto che chi può non manda i figli a scuola: accade, ad esempio, nelle classi di scuola dell'infanzia dove le assenze sono sempre più numerose. In alcuni istituti la sezione materna è praticamente deserta. In questo modo i genitori evitano al figlio di rischiare l'isolamento, visto che all'asilo al primo caso si va tutti in quarantena, e preferiscono lasciare il bambino a casa, almeno può stare in compagnia dei nonni. In isolamento non sarebbe possibile.

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A caccia del tampone

Altro discorso vale per la scuola dell'obbligo, dove le assenze contano e la presenza è ovviamente obbligatoria. Alle elementari al primo caso positivo tra i banchi, la classe va in autosorveglianza: significa che i bambini devono sottoporsi a “test antigenico rapido o molecolare da svolgersi prima possibile (T0) dal momento in cui si è stati informati del caso di positività e da ripetersi dopo cinque giorni (T5)”. Le famiglie e le segreterie scolastiche sanno bene quanto sia difficile applicare una simile procedura: il T0 di fatto non esiste. La Asl non riesce ad intervenire per tempo, inviando il codice per effettuare i tamponi gratuitamente nei drive in di zona e così salta tutto: il test, infatti, andrebbe fatto il giorno stesso, per evitare che il bambino eventualmente positivo il giorno seguente stia in classe con i compagni. E allora la scuola nella maggior parte dei casi, in attesa che l'intera classe riesca a fare il tampone, mette tutti in dad.

Bisogna chiamare il pediatra?

A quel punto se esce un secondo caso la classe va tutta in quarantena per dieci giorni che finirà con “ test di uscita - tampone molecolare o antigenico - con risultato negativo”. Il certificato del pediatra serve? Non è chiaro, alcune scuole lo chiedono, altre no. Alcuni pediatri preferiscono il test molecolare, altri un antigenico anche di farmacia. I tempi tra l'uno e l'altro sono diversi e la didattica mista, tra chi rientra prima e chi dopo, diventa un delirio.

 

Quarantena di 10 o di 7 giorni?

Altro punto spinoso: oltre il 24% dei bambini tra i 5 e gli 11 anni ha ricevuto la prima dose e una parte ha già la seconda. A breve, quindi un bambino su 4 risulterà vaccinato con la conclusione del ciclo primario: è questione di giorni visto che la campagna è iniziata il 16 dicembre scorso. Una piccola quota di bambini ha già concluso il ciclo primario. Per i bambini vaccinati la quarantena dura 10 giorni o 7, come per gli adulti?

Una, due o tre dosi? 

Alle medie e superiori, oltre ai certificati e alle attese che differenziano le procedure da Asl ad Asl e da scuola a scuola, entra in gioco una nuova variabile: la conta delle dosi.

Con un caso positivo si resta in presenza, tutti, con la mascherina Ffp2 per dieci giorni e l'auto-sorveglianza, con tutti i problemi che porta con sé. Quindi la corsa al tampone, dove non si arriva mai puntuali, e la richiesta di certificati se e quando servono.

Tamponi gratuiti? Sì, ma serve il medico curante

Per fare il tampone in farmacia con un laboratorio autorizzato serve comunque la prescrizione del medico di base o del pediatra: alla procedura quindi si aggiunge un altro tassello, uno step in più che prende tempo.

Per avere la prescrizione può servire anche un giorno, in base agli orari del medico e allora, tenendo conto che la procedura parte dalla Asl con i suoi tempi, i giorni sono almeno due. E il tampone arriva in ritardo.

Booster fondamentale, ma con la quarantena salta 

Con due casi, invece, restano in presenza solo i vaccinati: vale a dire solo gli alunni che abbiano concluso il ciclo vaccinale primario, o che siano guariti, da meno di centoventi giorni e coloro ai quali sia stata già somministrata la dose di richiamo. Tutti gli altri vanno in dad per dieci giorni.

In molti casi la terza dose, tra i ragazzi in età compresa tra 12 e 19 anni, arriva proprio in questo periodo: se il ragazzo è in quarantena, per un contatto in classe, può uscire per fare il vaccino? No. Come un cane che si morde la coda, infatti il ragazzo salta l'appuntamento e rischia di andare in quarantena chissà quante altre volte, con un assurdo effetto a catena.

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In attesa del Green pass

Se poi il green pass non arriva, come può accadere, che succede? Come fa lo studente a dimostrare la sua vaccinazione per entrare a scuola? Può bastare il certificato del medico curante? No. Tutte queste domande sono all'ordine del giorno, nelle famiglie italiane, da qui la necessità - espressa anche dal ministro all'istruzione Patrizio Bianchi - di semplificare le procedure di rientro in classe.

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