Europa, prima foto del polo Nord della luna ghiacciata di Giove: la sonda Juno a caccia di tracce di vita. Da Galileo ai Lego

Europa, svelato il segreto del polo Nord della luna ghiacciata di Giove, la prima foto della sonda Juno a caccia di tracce di vita
di Paolo Ricci Bitti
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Giovedì 4 Novembre 2021, 15:52 - Ultimo aggiornamento: 16:13

La foto è quella che è - definizione assai scarsa - ma è la prima del polo Nord di Europa, il satellite più grande dei quattro di Giove attorno al quale orbita dal 2016, dopo un viaggio di 3,5 miliardi di chilometri, la sonda Juno della Nasa. Una foto insomma sfuocata, ma tanto preziosa quanto affascinante per continuare a puntellare la ricerca di tracce di vita. Juno, che si avvale anche di tecnologia italiana, non ha tra i suoi obbiettivi principali il satellite scoperto nel 1610 da Galileo Galilei, ma il primo "inviato" dell'uomo che ha sorvolato quella zona polare di Europa, il corpo celeste più levigato del sistema solare, coperto così com'è da una coltre di ghiaccio sotto alla quale si trova un oceano influenzato da un'intensa attività geologica del nucleo che mantiene elevata la temperatura dell'acqua al punto che nel 1997 la sonda Galileo rilevò fenomeni simili ai geyser. Una circostanza, unita a quella della presunta presenza di fillosilicati, che incoraggia a ritenere possibili le condizioni per ospitare forme primordiali di vita.

La prima foto del polo Nord di Europa

La foto del polo nord di Europa è così traballante anche perché stata scattata da 80mila chilometri, una distanza che l'anno prossimo sarà tuttavia possibile abbattere a qualche centinaio di chilometri grazie a un nuovo passaggio (flyby): già da quell'immagine, che impiega 45 minuti a compiere il tragitto Giove-Terra, è possibile comunque apprezzare modifiche del potere riflettente della luce (albedo) di quella zona del satellite che è appena più piccolo della nostra Luna.  Intanto Juno continua a orbitare attorno al gigante Giove per investigare, in particolare, sulla composizione della sua atmosfera.

Scott Bolton, direttore del Southwest Research Institute: «Siamo solo ai passi preliminari della missione (lanciata nel 2011), ma è un inizio molto promettente. Juno ci ha inviato (da 700milioni di chilometri, ndr) numerosi dati molto interessanti insieme a quelli sulla Grande macchia rossa, una tempesta continua, e a quelli dell'atmosfera di Giove». 

Dati che si aggiungeranno a quelli delle prossime missioni dirette verso Europa. Juice (JUpiter ICy moons Explorer) dell’Agenzia spaziale europea al decollo nel prossimo giugno 2022, ed Europa Clipper della Nasa in partenza nel 2024. Arrivo previsto nel 2030.

L'arrivo di Juno il 5 luglio 2016

Manovra perfetta della sonda Juno che con una frenata da brividi durata 35 minuti ha ridotto a sufficienza la strabiliante velocità di 200mila chilometri orari per agganciarsi all'orbita di Giove e iniziare così la la parte più importante della missione: mai ci si era avvicinati tanto (4.000 km dopo un viaggio di 3,5 miliardi di km) al re del sistema solare. "Welcome to Jupiter" hanno esultato, ebbri di felicità, nei centri di controllo della Nasa a Houston, ma l'entusiasmo è siderale anche in Italia che partecipa al raid di Juno con numerose eccellenze tecnologiche. Il rallentamento della piccola sonda è avvenuto con l'accensione del motore appunto per 35 minuti: i margini tra il successo e il fallimento erano strettissimi. Un eccesso di velocità avrebbe fatto schizzare via la sonda non più catturata dalla forza di gravità del pianeta, una lentezza imprevista avrebbe fatto schiantare su Giove la sonda. Le lunghissima frenata non si è sentita e non ha lasciato segni di gomme sulla strada ma pensate al passaggio da 200mila chilometri a 2mila.



Nella per nulla gioviale atmosfera gioviana, battuta com'è di continuo da vortici (le macchie), cicloni, tempeste e naturalmente i potentissimi fulmini di Zeus, Juno ha rispettato invece con commovente puntualità l'appuntamento per le 5.35, ora italiana di martedì 5 luglio, come avevano programmato i cervelloni statunitensi della Nasa per far agganciare l'orbita del maxipianeta da parte dell'avventurosa sonda. La puntualità di questo rendez-vous tra Giove, Juno  e la Festa dell'Indipendenza americana è stata garantita anche dopo un tour di quasi 5 anni. Poi però per avere notizie, insomma, le prime immagini di Giove da distanza così ravvicinata, bisognerà avere pazienza: un po' perché la sonda ha spento molti dei suoi apparati trasmittenti per evitare guai all'impatto con l'atmosfera, un po' perché ai messaggi tra Houston e Juno e viceversa servono 48 minuti abbondanti per coprire la distanza tra Giove e la Terra. Non proprio una conversazione "botta e risposta".

 






La sonda Juno sorvolerà da un polo all'altro di Giove anche dentro e sotto le nubi gassose e ricche di acqua del pianeta investigando pure su quegli show senza uguali che sono le aurore gioviane. La sonda è protetta da un'innovativa blindatura perché in realtà nessuno sa che cosa l'attenda una volta finita tra quelle tempeste in cui l'ambiente ricco di idrogeno ad alta pressione e campi magnetici è attraversato da scariche di particelle subatomiche che raggiungono quasi la velocità della luce: un inferno. Juno per 37 volte si spingerà fino a 4.500 chilometri dal pianeta, ben dieci volte più vicina della Pioneer 11 del 1974, subendo un bombardamento di scariche e radiazioni mai subìto prima da una sonda.  

LA TIME LINE DELL'AVVICINAMENTO a cura dell'Agezia spaziale italiana



GALILEO E I PUPAZZETTI DELLA LEGO


Per sentire meno la nostalgia della Terra la piccola Juno è stata equipaggiata con una placca dedicata a Galileo Galilei, fornita dall'Agenzia Spaziale Italiana: è una copia in alluminio del manoscritto in cui lo scienziato ha descritto per la prima volta le quattro lune - va da sé, galileiane - di Giove. E inoltre a bordo si sono anche tre pupazzetti-figurine (sempre in alluminio ché la plastica pareva un po' troppo fragile per questo viaggetto) della Lego che rappresentano Galileo, Giove e sua moglie Giunone (Juno). Questi scienziati della Nasa, che spesso hanno fatto anche studi classici, restano dei fenomeni: amano scherzare come bambini (vedi i Lego) e tengono sempre un piede nel futuro al limite della fantascienza e l'altro nelle leggendarie vicende di almeno 2.500 anni fa. Giove e Giunone sono un riferimento a questioni divine e matrimoniali: Giunone ha capito il vero carattere del marito solo guardando attraverso le nubi che coprivano la vetta del monte Olimpo, quasi quasi il compito della sonda Juno che dovrà farsi strada tra le nuvole per farci capire meglio la natura del pianeta. Difficile che la sonda terrestre trovi qualcuno o qualcosa con cui scambiare quelle tre ambite e parecchio introvabili figurine della Lego, ma non si sa mai.







Sia per Juno va poi ricordata  l'importanza della partecipazione dell'Italia che fornisce di fatto “occhi” e “occhiali” per le missioni. Con la prima sonda l'alleanza tra Nasa e Agenzia spaziale italiana (Asi) non potrebbe essere più salda: Juno porta con sé lo spettrometro a immagini infrarosse JIRAM (Jovian InfraRed Auroral Mapper), realizzato dalla Divisione Avionica di Leonardo-Finmeccanica sotto la guida scientifica dell'Istituto Nazionale di Astrofisica e il KaT (Ka-Band Translator) per esperimenti di radioscienza realizzato da Thales Alenia Space Italia sotto il coordinamento scientifico dell'Università La Sapienza di Roma.

TECNOLOGIE ITALIANE

Il cuore scientifico della sonda è infatti lo spettrometro italiano Jiram (JovianInfraRedAuroral Mapper): oltre a catturare le immagini delle aurore polari, studierà gli strati superiori dell'atmosfera a caccia di metano, vapore acqueo, ammoniaca e fosfina. Finanziato dall'Agenzia Spaziale Italiana (Asi), è stato realizzato da Leonardo-Finmeccanica a Capi Bisenzio (Firenze) sotto la responsabilità scientifica dell'Istituto di Astrofisica e Planetologia Spaziali dell'Istituto Nazionale di Astrofisica (Iaps-Inaf). Ottenere la prima mappa interna di Giove è l'obiettivo di KaT (Ka-Band Translator), progettato dall'Università Sapienza di Roma e realizzato dalla Thales Alenia Space Italia con il supporto dell'Asi. Italiano, infine, anche il sensore d'assetto Autonomous Star Tracker, realizzato da Leonardo-Finmeccanica: dopo averla guidata verso Giove, il sensore permetterà a Juno di mantenere la rotta nell'orbita del pianeta gigante.



Entrambi questi strumenti, fondamentali per la missione, sono l'ultima evoluzione di due strumenti di assoluta eccellenza tecnologica italiana già presenti in molte altre missioni come VenusExpress intorno a Venere, Cassini intorno a Saturno, Rosetta sulla la cometa Churyumov-Gerasimenko e Dawn in orbita intorno a Cerere.

 

Paolo Ricci Bitti

twitter: @paoloriccibitti

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