Invecchiamento precoce, test positivi su molecole “antisenso”: «Gettate le basi per prevenire queste patologie»

Lunedì 18 Novembre 2019
Sammy Basso

Un grande passo avanti nel contrato alle patologie dell'invecchiamento precoce. La speranza arriva da uno studio italiano su una malattia rara, la progeria o sindrome di Hutchinson-Gilford di cui soffre Sammy Basso, giovane paziente noto per il suo impegno nella sensibilizzazione sulla patologia. È stata infatti testata, per la prima volta su cellule umane in vitro e con buoni risultati, una classe di molecole antisenso in grado di bloccare i segnali che portano all'invecchiamento cellulare causato dal deterioramento dei telomeri, i cappucci posizionati alle estremità dei cromosomi, che prevengono l'erosione del materiale genetico.

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La ricerca - condotta da un gruppo di scienziati dell'Ifom (Istituto Firc di oncologia molecolare) di Milano e del Cnr-Igm (Istuto di genetica molecolare) di Pavia e pubblicata su Nature Communications - getta le basi per intervenire in generale sulle patologie dell' invecchiamento, tra cui il cancro, grazie allo 'spegnimentò degli allarmi molecolari ai telomeri, sentinelle che hanno un ruolo nella durata delle cellule. Un lavoro reso possibile dal supporto di Fondazione Telethon e dell'European Council of Research (Erc) per questo studio specifico, e dal costante sostegno di Fondazione Airc per la ricerca contro il cancro al team Ifom. «Abbiamo testato le nostre molecole antisenso in cellule umane derivate dalla pelle di pazienti - spiega Francesca Rossiello dell'Ifom, coautrice dello studio - e nella pelle di un modello murino di Hutchinson-Gilford Progeria Syndrome, allungando la vita massima di questi topi di quasi il 50%».


Una ricerca precedentemente condotta dallo stesso gruppo diretto da Fabrizio d'Adda di Fagagna, responsabile del programma Ifom Risposta al danno al Dna e senescenza cellulare e ricercatore dell'Istituto di genetica molecolare del Cnr, e descritta sempre su Nature Communications nel 2017, aveva rivelato che i telomeri danneggiati inducono la formazione di due specifiche classi di Rna non codificanti (dilncRna e DdRna), che attivano l'allarme molecolare che causa la senescenza della cellula. Grazie allo sviluppo di molecole antisenso complementari a questi Rna, gli studiosi sono riusciti a indurre lo spegnimento di questi allarmi in maniera mirata.

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«Questi risultati - racconta d'Adda di Fagagna - ci hanno incoraggiato a testare questo approccio sulla progeria o sindrome di Hutchinson-Gilford», una rarissima malattia genetica non ereditaria che causa invecchiamento precoce già dai primi mesi di vita e patologie tipiche dell' invecchiamento, come fragilità muscolo-scheletrica e malattie coronariche, riducendo l'aspettativa di vita a circa vent'anni. Una patologia importante su cui siamo felici di poter dare un contributo conoscitivo, e anche un modello di malattia per aiutarci a capire più a fondo i processi di invecchiamento dell'organismo umano al fine di individuare delle strategie terapeutiche per controllarli in condizioni patologiche tipiche dell' invecchiamento stesso».
 


«È stata una soddisfazione - commenta Julio Aguado, primo autore della pubblicazione - a distanza di soli 2 anni dalla nostra scoperta di questi Rna non codificanti, riuscire ad applicare con successo a una patologia umana il nuovo approccio per la loro inibizione». Ad oggi più di una dozzina di farmaci sono stati testati per la progeria, ma non hanno dato risultati soddisfacenti una volta arrivati in clinica. «Abbiamo osservato effetti positivi di alcuni trattamenti nei modelli murini preclinici, ma gli effetti sui pazienti non sono soddisfacenti.

Occorre ripensare e identificare nuove strategie per trattare questa patologia», afferma Maria Eriksson, ricercatrice del Karolinska Institute, coautrice del lavoro e prima scopritrice, 16 anni fa, della mutazione genetica responsabile di questa condizione. «Questa ricerca, oltre a segnare un avanzamento conoscitivo per la progeria - conclude d'Adda di Fagagna - apre la possibilità di testare le molecole antisenso per la cura di tante altre patologie umane legate all' invecchiamento e associate al danno ai telomeri, come i tumori, la cirrosi epatica, la fibrosi polmonare, l'aterosclerosi, il diabete, la cataratta, l'osteoporosi e l'artrite. Siamo convinti del potenziale terapeutico di questo approccio e siamo determinati a portarlo sempre più vicino ai pazienti, anche nel contesto oncologico».

Ultimo aggiornamento: 15:57 © RIPRODUZIONE RISERVATA

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