Covid, la protezione immunitaria potrebbe durare anche anni: lo dicono nuovi studi

Covid, nuovi studi: la protezione immunitaria potrebbe durare anche anni
di Riccardo De Palo
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Giovedì 27 Maggio 2021, 12:28 - Ultimo aggiornamento: 12:33

Quanto dura la protezione immunitaria anti Covid-19 offerta dal vaccino, o da una precedente infezione? Secondo due nuovi studi analizzati dal New York Times, almeno un anno, se non una vita intera. Importanti cellule immunizzanti continuano infatti a restare silenti nel midollo osseo. E la protezione è ancora più importante se la vaccinazione è stata effettuata dopo la remissione dal contagio, tanto da non richiedere “richiami” successivi. Tuttavia, le persone vaccinate che non sono state contagiate dal coronavirus, molto probabilmente dovranno ripetere il trattamento, così come quella minoranza di persone che sono state infettate ma non hanno prodotto una forte risposta immunitaria. 

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Prendendo in esame la risposta immunitaria di soggetti che sono stati contagiati un anno prima, secondo uno studio pubblicato su “Nature”, è stato rilevato che le cellule immunitarie che conservano memoria dell’infezione continuano a sussistere nel midollo osseo, e potrebbero quindi innescare una difesa efficace in presenza di un nuovo contagio. Il secondo studio, apparso sul sito di ricerche biologiche BioRxiv, ha rilevato che i cosiddetti linfociti B della memoria continuano a maturare e a rafforzarsi per  almeno dodici mesi dopo il contagio. «Queste ricerche - ha detto al giornale americano Scott Hensley, un immunologo dell’Università della Pennsylvania che non ha partecipato agli studi - sono coerenti con un crescente dossier presente nella letteratura scientifica, e suggeriscono che l’immunizzazione sollecitata dall’infezione e dalla vaccinazione da SARS-CoV-2 dura a lungo». 

 

Resta pur sempre vero che ci sono altri coronavirus, come quelli che causano il comune raffreddore, che causano un’immunità di breve durata. Ma questo potrebbe essere dovuto al fatto che questi germi patogeni «mutano in maniera consistente nel giro di pochi anni», dice Hensley. Per questo possiamo essere contagiati dagli stessi coronavirus più volte, nel corso di una vita. 

Tuttavia, le cellule B conservano memoria del virus, SARS-CoV-2, specialmente dopo un’infezione e una successiva vaccinazione, tanto da non richiedere un successivo richiamo, sostiene Michel Nussenzweig, immunologo presso la Rockefeller University di New York, che ha firmato lo studio sulla “memoria” dei linfociti. «Le persone che sono state contagiate e che sono state vaccinate, hanno una ottima risposta, un fortissimo livello di anticorpi, perché le loro cellule immunizzanti continuano ad evolversi - ha detto Nussenzweig - per questo mi aspetto che la protezione continui per un tempo considerevole». Probabilmente, questa evoluzione potrebbe fornire una protezione anche contro le varianti.

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I risultati di questo studio non si applicano però a chi ha ricevuto soltanto il vaccino, perché in questo caso la risposta immunitaria viene organizzata in maniera differente nell’organismo rispetto a chi è stato contagiato. Questo significa, suggerisce Nussenzweig, che chi non è stato infettato deve avere successivamente una nuova dose. Studi successivo, ipotizza il ricercatore, lo confermeranno.

I ricercatori guidati da Ali Ellebedy dell’Università di Washington a St. Louis hanno studiato la risposta immunitaria di 77 pazienti contagiati dal Covid, a intervalli di tre mesi, per valutare la risposta delle cellule di memoria B. Soltanto sei di questi pazienti hanno avuto sintomi importanti, tanto da essere ricoverati in ospedale. I livelli di anticorpi, è stato rilevato, sono scesi a quattro mesi dall’infezione, e hanno continuato a diminuire nei mesi successivi, in linea con altri studi precedenti.

Questo risultato è stato interpretato da alcuni studiosi come un segno di declino della risposta immunitaria; altri scienziati sostengono invece che si tratta di un calo fisiologico, perché il sangue non potrebbe contenere contemporaneamente tutti gli anticorpi per qualsiasi agente patogeno incontrato. L’importante è che l’organismo conservi memoria dell’infezione precedente. Le cellule B restano infatti silenti nel midollo osseo, finché non vengono nuovamente chiamate a svolgere la loro funzione, e vengono prodotti anticorpi per combattere un’infezione.

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Il team di Ellebedy ha esaminato il midollo di 19 persone che erano state infettate sette mesi prima. Quindici di queste avevano le cellule B anti-Covid ancora presenti, e hanno continuato ad averle in maniera stabile quattro mesi dopo. «Questo significa - ha detto il ricercatore al New York Times - che anche se vieni contagiato, non è detto che tu abbia sviluppato una risposta immunitaria consistente», e quindi anche chi ha avuto il Covid dovrebbe essere in seguito vaccinato. Uno studio ritenuto molto importante effettuato nel 2007 ha rilevato che gli anticorpi possono rimanere presenti per decenni; i nuovi studi ne costituiscono una rara conferma.

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