Covid, il genetista Giuseppe Novelli: «Verso un vaccino universale. Il modello Rna utilizzabile contro altre malattie»

Covid, il genetista Giuseppe Novelli: «Verso un vaccino universale. Il modello Rna utilizzabile contro altre malattie»
di Valentina Arcovio
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La pandemia ha dato una grossa accelerata alla ricerca scientifica e questo sforzo globale ha avuto e avrà importanti ripercussioni anche sulla diagnosi e sulla cura di patologie diverse da Covid-19». Ne è convinto Giuseppe Novelli, docente di Genetica dell’Università Tor Vergata di Roma, tra gli scienziati italiani più impegnati nella ricerca sul coronavirus.

Professore, quali sono i progressi compiuti grazie alla ricerca su Covid-19?

«La necessità di sviluppare e testare in tempi rapidi nuovi vaccini o farmaci ha portato allo sviluppo e al perfezionamento delle cosiddette piattaforme tecnologiche dirompenti, ovvero sistemi di bioinformatica che consentono di creare molecole e vaccini più efficaci. Pensiamo ad esempio a quelli a RNA, che hanno di fatto rivoluzionato il nostro approccio allo sviluppo di vaccini. Ora i nuovi, non solo quelli contro Sars-CoV-2, saranno più efficaci e versatili. Pensiamo ai vaccini a RNA contro la malaria, la dengue, l’Hiv o anche l’influenza stagionale, oggi allo studio. La tecnologia esiste da tempo, ma la capacità di produrre mRna su larga scala raggiunta solo di recente, rende più reale la possibilità di sfruttare questi vaccini anche contro altre malattie, alcune oggi incurabili».

Diventa più realistico anche lo sviluppo di un vaccino universale?

«Proprio così. Lo studio di regioni comuni a più virus appartenenti alla stessa famiglia potrebbe portarci allo sviluppo di vaccini efficaci ad esempio contro tutti i tipi di coronavirus o anche contro tutti i virus influenzali».

È così anche per i farmaci?

«Per gli antivirali certamente. Da quando è scoppiata la pandemia sono state testate all’incirca 500 molecole come antivirali e si è aperta anche la possibilità di creare antivirali ad ampio spettro, cioè efficaci contro vari tipi di virus. Perché l’idea non è più solo quella di cercare un bersaglio da colpire nel virus, ma proteine del nostro organismo che possano essere utilizzate dai virus per infettare e sopravvivere».

Abbiamo imparato qualcosa di più anche su altre malattie?

«Sì. Ad esempio stiamo facendo maggiore chiarezza sulla sindrome di Kawasaki, questa malattia misteriosa che colpisce i bambini. In uno studio pubblicato sul Journal of Experimental Medicine abbiamo ipotizzato che lo stesso meccanismo scoperto per la gravità e la suscettibilità alla malattia potrebbe avere un ruolo anche nella sindrome di Kawasaki». 

Giovedì 13 Maggio 2021, 06:00 - Ultimo aggiornamento: 13:23
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