Vaccinati «rischiano 100 volte di meno di contagiarsi»: i dati del Cts

Vaccinati «rischiano 100 volte di meno di contagiarsi»: i dati del Cts
3 Minuti di Lettura
Giovedì 29 Luglio 2021, 12:28 - Ultimo aggiornamento: 14:23

Vaccino e virus. Chi ha ricevuto le due dosi ha un rischio di contagiarsi fino a 100 volte inferiore rispetto a chi non è vaccinato. Il dato è stato snocciolato da Sergio Abrignani, docente di Immunologia all'Università Statale di Milano e componente del Comitato tecnico scientifico (Cts).

Mattarella: «Vaccinarsi è dovere morale e civico. Ritorno a scuola regolare deve essere priorità»

Vaccinati «rischiano 100 volte di meno di contagiarsi»

«Il rischio di infettarsi in chi fa le due dosi di vaccino è di 80-100 volte inferiore rispetto a un non vaccinato. Sappiamo, da studi fatti in Gran Bretagna e Israele, che un vaccinato può infettarsi ma molto molto meno» di chi non ha fatto il vaccino, oltre a ammalarsi «in forma molto più lieve». Ma a essere molto più basso è anche il rischio di contagiare altri: «teoricamente è possibile ma in realtà vediamo che avviene molto molto raramente perché hanno molto meno virus in corpo, se comparato con un non vaccinato, è sempre 100 volte meno», ha detto Abrignano durante la trasmissione 'Agorà' su Rai3.

 

«Argomenti capziosi dei no-vax»

Spesso contro i vaccini, ha proseguito Abrignani, si avanzano «argomenti capziosi» ma «l'alternativa a non vaccinare è tornare come stavamo a gennaio scorso con 900 morti al giorno in Italia, 1.500 in Gran Bretagna». Abbiamo avuto «oltre 130mila morti in 15 mesi di pandemia. Non so cosa deve succedere di più per convincere a vaccinarsi». «In tutti i mei anni di esperienza - ha aggiunto - non avevo mai avuto a che fare con una malattia così letale, pensavo che ci sarebbero state urla di giubilo per il vaccino e assalti ai centri vaccinali».

Terza dose

Quanto alla terza inoculazione di vaccino, ha precisato, «potrebbe aiutare a migliorare la risposta immunitaria per soggetti fragili o immunodepressi, per persone che hanno gravi problemi di salute». Ma per «la stragrande maggioranza delle persone ad oggi non è prevista, potrebbe essere necessaria solo in caso di calo della memoria immunologica o in presenza di una variante che non dovesse coprire il vaccino».

© RIPRODUZIONE RISERVATA