Covid, Massimo Galli: «Aprire? Sarà terza ondata al rientro a scuola»

Covid, Massimo Galli: «Aprire? Sarà terza ondata proprio al rientro a scuola»
di Mauro Evangelisti
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Sabato 12 Dicembre 2020, 23:10 - Ultimo aggiornamento: 13 Dicembre, 21:48

«Limitare gli spostamenti, anche da comune a comune, serve a diminuire gli incontri tra le persone e, dunque, la circolazione del virus. Arriviamo a queste feste di Natale in una condizione epidemiologica molto differente da quella che precedette le vacanze estive. Oggi siamo ancora a 18mila casi giornalieri, sono moltissimi: una base per la terza ondata molto elevata. E sa quando avremo contezza dei casi di contagio avvenuti a Natale? Proprio attorno al 7 gennaio, quando riapriranno le scuole».

Il professor Massimo Galli, primario infettivologo dell’ospedale Sacco di Milano e docente all’università Statale, spiega la logica dei divieti previsti per il 25 e 26 dicembre e per il primo gennaio. E meno sono gli spostamenti, anche da comuni piccoli, meno possibilità di contagio si creano.


La temuta terza ondata, a inizio 2021, appare pericolosa perché sarà alimentata da un numero di infetti molto alto.
«Ci sono più contagiati da Sars-CoV-2 in questo momento, in Italia, rispetto a quando sono state aperte le discoteche. All’epoca si facevano meno test, è vero, ma comunque c’era stato un reale crollo del numero dei sintomatici, anche contando gli asintomatici mai testati c’è da pensare che il numero dei positivi fosse ben più basso di oggi. Continuiamo ad avere, in questi giorni, una quantità di persone con il virus che circolano sicuramente elevata. La riapertura delle Regioni, con questi presupposti, ha delle connotazioni che giustificano i timori dell’Istituto superiore di sanità».


Cosa succederà?
«Alcuni miei colleghi dicono che la terza ondata è inevitabile. Ma anche se la chiamiamo prolungamento della seconda, poco cambia. Però è evidente che nel momento in cui gli spostamenti accentuassero i rischi che stiamo correndo, sarebbe una certezza vedere ricrescere in modo marcato i contagi».


Ma davvero più persone che si muovono per Natale causeranno inevitabilmente un incremento delle infezioni?
«Veda lei... Mescoleranno ulteriormente le carte e ci saranno sicuramente dei problemi».


Si è discusso su varie ipotesi: stop a Natale ai movimenti da un comune all’altro o semplicemente solo all’interno di una provincia o di una regione. In che modo questa scelta incide sul numero di contagi? Cambia davvero qualcosa se un cittadino di Morlupo, Canepina o Forlimpopoli percorre un paio di chilometri e va nel comune confinante?
«Difficile dire in che modo e in che misura incidono le diverse gradazioni dei divieti. Però, come dicevo, più rimescoli le carte, più aumenti le persone che si spostano, più aumenti le occasioni di contagio. Capisco la contraddizione: nella grande città, se si limitano gli spostamenti ai confini comunali, l’effetto è differente rispetto a un piccolo centro. Ma l’obiettivo è semplice: ridurre il numero delle persone che si muovono. Più apertura dai, più rischio aggiungi. Io spero che i cittadini usino il buon senso. La settimana scorsa un amico mi ha chiesto: “Sono andato nel tal negozio per il Black friday, come è possibile che ci fossero tante persone imprudenti?”; Io ho risposto: “Certo, ma tu eri tra quelle persone”. Tutti dobbiamo evitare gli assembramenti, le riunioni, gli incontri».


Lei ritiene utile farsi il tampone rapido prima di vedere i familiari con i quali non si convive?
«Non voglio nemmeno lontanamente fomentare una speculazione dei tamponi a pagamento. Detto questo, trovo che la diagnostica possa dare un grande contribuito. Ed è utile fare il tampone prima di andare a trovare un anziano. Dopo che l’hai fatto, però, anche se risulti negativo, devi continuare a usare estrema attenzione, prendere tutte le precauzioni, perché potresti contagiarti successivamente e trasmettere il virus a un familiare».


Quando registreremo gli eventuali effetti negativi delle imprudenze del Natale?
«Il periodo delle feste vedrà anche un calo dell’esecuzione dei tamponi molecolari. I dati per un po’ saranno imperfetti. I segnali potrebbero arrivare attorno al 7 gennaio, quando dovremo riprendere alcune attività, a partire dalle scuole in presenza. Questa è una ipotesi che purtroppo ha delle possibilità concrete di realizzarsi».
 

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