Vaccino, accordo tra Oxford e Mosca: combineranno i due prodotti per un super siero anti-Covid

Vaccino, accordo tra Oxford e Mosca: combineranno i due prodotti per un super siero anti-Covid
di Mauro Evangelisti
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Domenica 13 Dicembre 2020, 10:27 - Ultimo aggiornamento: 30 Dicembre, 12:04

Due sono meglio di uno. E per creare un vaccino più efficace possono cadere i muri della diffidenza tra Regno Unito e Russia. L'Università di Oxford, che insieme a Irbm di Pomezia ha sviluppato il vaccino prodotto e commercializzato dal colosso anglo-svedese AstraZeneca, sperimenterà un nuova soluzione, frutto della combinazione con il siero Sputnik V. Anche quest'ultimo vaccino contro Covid-19, prodotto in Russia da Gamaleya Research Institute. Entrambi i vaccini contengono materiale genetico dalla proteina spike Sars-CoV-2. Si utilizzano adenovirus depotenziati che servono da vettori, per introdurre nell'organismo proteine virali che causano la reazione immunitaria. Combinare i due prodotti potrebbe consentire di aumentare il livello di protezione, anche rispetto a eventuali mutazioni del virus.

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L'altro giorno AstraZeneca ha ufficializzato la collaborazione con i russi: «Stiamo lavorando con partner industriali, governi e istituti di ricerca in tutto il mondo. Per questo presto inizieremo delle verifiche con il Gamaleya Research Institute in Russia per capire se i due vaccini a base di adenovirus possono essere combinati con successo». Questo accordo ritarderà l'autorizzazione per l'uso del vaccino AstraZeneca, del quale l'Italia ha opzionato oltre 40 milioni di dosi? No, perché sono due percorsi differenti. Il vaccino originale di Oxford e AstraZeneca è in dirittura di arrivo, ha già pubblicato i dati della sperimentazione su The Lancet (efficacia al 70,4 per cento). Lungo il percorso della sperimentazione c'è stato però un contrattempo fortunato: a causa di un errore, a una parte dei volontari era stata somministrata nella prima iniezione solo una mezza dose. Si è così scoperto che l'efficacia della successione mezza dose - dose intera è molto più alta (fino al 90 per cento) di quella programmata inizialmente, dose intera - dose intera. Questo però rende necessari degli approfondimenti, ma non è escluso che l'autorizzazione possa arrivare già a gennaio. Onofrio Palombella, coordinatore task force vaccini di AstraZeneca: «Appena ci sarà autorizzazione dell'Ema, in 24 ore, saremo pronti a fornire il vaccino».

Per l'Italia sarebbe molto importante, anche perché dal punto di vista logistico questo tipo di prodotto non richiede la catena del freddo e, dunque, a livello organizzativo ci sono meno complicazioni. In parallelo, parte la sperimentazione in Russia, su volontari che abbiano più di 18 anni, con la miscela dei due vaccini, vale a dire AstraZeneca e Sputnik V per verificare se in questo modo si ottiene maggiore protezione grazie a una migliore risposta immunitaria. Per il vaccino russo, che aveva suscitato perplessità anche tra gli scienziati locali dopo la decisione di Putin di anticiparne la somministrazione di massa, si tratta di una sorta di legittimazione. Ad oggi sappiamo che la vaccinazione a Mosca, gratuita e su base volontaria, è cominciata da una settimana, che l'autorizzazione (in emergenza) da parte delle autorità russe risale addirittura ad agosto, anche se la sperimentazione ha coinvolto solo qualche dozzina di persone. L'efficacia dichiarata è del 92 per cento e richiede una doppia somministrazione. Ieri AstraZeneca ha compiuto anche un'altra mossa: ha definito l'acquisto del gruppo statunitense di biotecnologie Alexion. Valore 39 miliardi di dollari, è la più significativa operazione nel settore farmaceutico dall'inizio della pandemia Covid-19.

LA REAZIONE
La corsa per sconfiggere il coronavirus sta proseguendo in tutto il mondo non senza qualche incidente di percorso. In Perù è stata sospesa la sperimentazione di un altro vaccino, prodotto della cinese Sinopharm, a causa di problemi neurologici riscontrati su un volontario che faticava a muovere le braccia. Potrebbe trattarsi della sindrome di Guillain-Barre, dicono gli esperti. Si calcola che in totale sono già 60mila i volontari che in tutto il mondo (anche in Argentina, Russia e Arabia Saudita) hanno ricevuto il vaccino di Sinopharm, ma questo è l'unico evento avverso. Sono in corso approfondimenti per comprendere se vi sia davvero un collegamento tra il problema neurologico e il vaccino.
 

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