Influenza australiana e Covid, boom di casi e assalto ai pronto soccorso. «Il picco sarà nelle feste»

I medici: «Accessi aumentati del 50% rispetto a settembre, soprattutto in città». Spesso i sintomi si potrebbero curare in casa

Influenza australiana e Covid, boom di casi e assalto ai pronto soccorso. «Il picco sarà nelle feste»
di Graziella Melina
4 Minuti di Lettura
Martedì 13 Dicembre 2022, 00:29 - Ultimo aggiornamento: 14 Dicembre, 09:28

Nella sala di attesa dei pronto soccorso ormai non c’è neanche un posto libero per sedersi e aspettare, per ore, se va bene. I medici e gli infermieri, stremati, corrono da un paziente all’altro, cercano di rispondere a tutti, con calma, anche se il nervosismo è alle stelle e la conversazione con i parenti in ansia spesso trascende i limiti. L’arrivo dell’influenza quest’anno sta mettendo sotto pressione gli ospedali, già in affanno per mancanza di medici.

LE SEGNALAZIONI

Fabio De Iaco, presidente della Società italiana di medicina di emergenza e urgenza (Simeu) prova a mettere insieme le segnalazioni che arrivano da tutte le regioni: «Gli accessi si sono intensificati di circa il 50% rispetto a quanto vedevamo a settembre». E aggiunge: «Le difficoltà non possono che peggiorare nelle prossime settimane. Ci aspettiamo il picco durante le feste, quando avremo più pazienti anziani ma anche più colleghi ammalati e quindi la necessità di coprire più turni con lo stesso personale, già ora scarsissimo. Ci sono i malati di Covid e poi arrivano anche quelli con l’influenza. Molti accessi sono inappropriati; spesso ci troviamo ad assistere pazienti con sintomi che si possono gestire a casa».

Ma in una situazione già precaria ogni paziente in più, anche se poi viene dimesso, crea problemi a catena su tutto il sistema. «Aumentando il volume di lavoro – spiega De Iaco - crescono le attese per tutti i pazienti, e si ingrandisce il sovraffollamento negli ospedali. Parliamo nella stragrande maggioranza di fragili e anziani o pazienti immunodepressi che hanno bisogno di essere ricoverati. A quel punto il problema è che l’ospedale non è più sufficiente. Non ci sono posti letto per tutti». I medici lo ripetono ormai fino allo sfinimento: «Servono luoghi di ricoveri anche sul territorio che permettano di gestire la cronicità - ribadisce il presidente della Simeu - In questo momento non esistono gli strumenti per assistere quei pazienti cronici acutizzati che quindi non hanno alcuna alternativa all’ospedale. Mi riferisco per esempio a un anziano che ha bisogno esclusivamente delle flebo e di un antibiotico tutti i giorni perché ha la polmonite: viene ricoverato quando invece basterebbe una struttura di assistenza con un letto, un infermiere e un medico. Purtroppo ormai il pronto soccorso è l’unica porta di ingresso dell’ospedale, visto che in questo periodo con il sovraffollamento hanno sostanzialmente bloccato i ricoveri programmati a livello nazionale». Sul territorio, in realtà, a fare da presidio ci sono i medici di medicina generale. Ma non sempre si ottiene una risposta immediata.

Influenza australiana, per quanto si è contagiosi e cosa si rischia. Tutto quello che c'è da sapere

LA CRITICA

«Non è vero che non rispondono ai pazienti, è avvilente questa critica – rimarca Filippo Anelli, presidente della Federazione nazionale degli ordini dei medici chirurghi e degli odontoiatri (Fnomceo) – Non dimentichiamo che spesso la pressione che c’è sui pronto soccorso è moltiplicata per 10mila sugli studi di medicina generale. A proposito del Covid, sono 20 milioni i cittadini che si sono rivolti al medico di famiglia, e soltanto meno di un milione agli ospedali. Può capitare che il medico non risponde perché sta visitando».

Eppure in molti, spazientiti, alla fine si rivolgono al pronto soccorso. «L’influenza è una malattia virale e non abbiamo delle vere e proprie terapie - spiega Anelli - La febbre dura dai 3 ai 7 giorni e arriva fino a 40 gradi». Per tenere a bada i sintomi, i farmaci sono ormai noti. «Basta usare antipiretici o antinfiammatori, ma non gli antibiotici perché non servono – raccomanda il presidente della Fnomceo – Poi è necessario bere molto e assumere anche sali minerali. Ma non dimentichiamo che stare al caldo è la migliore terapia per l’influenza; il virus è infatti termolabile, è molto sensibile al calore, non per niente il meccanismo di difesa dell’organismo è quello di alzare la temperatura». Inutile quindi correre in ospedale. «Non bisogna farsi prendere dall’ansia. Dobbiamo evitare di affollare inutilmente il pronto soccorso lasciando il posto a chi va incontro a situazioni di vera emergenza. In caso di sintomi influenzali, conviene consultare i propri medici. E soprattutto ricordiamo che fare il vaccino, anche ora in piena epidemia, è l’unica maniera che abbiamo per proteggerci».

© RIPRODUZIONE RISERVATA