ROMA

Ragazzo travolto da un treno a Roma un anno fa non ancora seppellito, il gip dispone nuove indagini

Giovedì 21 Febbraio 2019 di Rosalba Emiliozzi
Valerio Frijia Labico, morte di Valerio, il gip dispone nuove indagini Il padre: «Ora potrò dare sepoltura a mio figlio»

Disposte nuove indagini sulla tragica fine di Valerio Frijia, il ragazzo di 15 anni, travolto da un treno Intercity a Labico, alle porte di Roma, la notte, cupa e fredda, del 13 gennaio dello scorso anno. Una morte ancora avvolta nel mistero, tanto che la famiglia per protesta non ha mai voluto fare il funerale. I resti di Valerio, un bellissimo ragazzo che si stava affacciando alla vita, da più di un anno sono in un cella frigorifera dell’obitorio di Tor Vergata, per volere dei genitori che chiedono, prima della sepoltura, «la verità sulla morte del secondogenito».

Ieri la notifica del provvedimento emesso dal gip Emiliano Picca, davanti al quale la settimana scorsa si è discussa la richiesta di archiviazione avanzata dal pm. Il giudice per le indagini preliminari del tribunale di Velletri ha accolto le richieste di papà Alessandro e mamma Emiliana e ha rinviato il caso al pubblico ministero chiedendo di aprire un nuovo fascicolo contro ignoti per omicidio colposo «o altra fattispecie che dovrà essere valutata in sede di ulteriori indagini». Tre le cose da fare tracciate dal gip: l’esame tossicologico sul corpo di Valerio per verificare se il ragazzo fosse sotto l’effetto di stupefacenti; sentire a verbale quattro amici della vittima - il provvedimento del gip riporta i nomi - «affinché riferiscano i rapporti con la parte offesa e, in particolare, dei contatti avuti la sera dell’evento e per sapere dove si trovavano la sera dei fatti»; infine individuare attraverso l’esame del cellulare «con chi Valerio ebbe l’ultimo contatto il giorno dell’evento prima di uscire di casa».

Il gip dice anche che «nessun addebito può essere mosso» ai due macchinisti del treno, indagati in prima battuta per omicidio colposo, e ora archiviati: la loro condotta non fu né imprudente né negligente. Per il padre di
Valerio, Alessandro Frijia, funzionario amministrativo della Sapienza di Roma, è come vedere un barlume di luce in fondo al tunnel: «Ho fatto bene a non seppellire mio figlio - dice - finalmente è stata imboccata la strada giusta. Non potevo accettare questa morte assurda. Dopo che Valerio ci ha lasciati, ho rischiato di perdere anche l’altro mio figlio Emanuele». Coinvolto qualche mese dopo in un brutto incidente stradale, ferito gravemente, tutt’ora in riabilitazione. L’avvocato Giuseppe Maria Di Lalla di Milano, che tutela la famiglia, nell’udienza davanti al gip aveva messo in chiaro che l’investimento ferroviario era stato una conseguenza di un avvenimento avvenuto precedentemente, cioè la caduta dal burrone vicino al giardinetto dove si ritrovavano i ragazzi del posto a chiacchierare, ma anche a fumare spinelli. Valerio - non lo ha mai nascosto il padre - era finito in un piccolo giro «di rivendita» di hashish. «Micro spaccio - ammette il padre - mio figlio ci è andato di mezzo, si è fatto abbindolare». Ora farà il funerale? «Sì, dopo l’esame tossicologico provvederemo alla sepoltura», conclude.
 

Ultimo aggiornamento: 20:41 © RIPRODUZIONE RISERVATA