ROMA

Roma, Tassa di soggiorno patto con Airbnb contro l’evasione

Domenica 10 Novembre 2019 di Mauro Evangelisti
Solo su Airbnb, la piattaforma più popolare per gli affitti brevi di stanze e appartamenti destinati ai turisti, a Roma ci sono 29.500 offerte. A questi si aggiungono altri portali come Booking e Agoda, che al fianco degli hotel tradizionali offrono anche b&b e similari. Incassare il contributo di soggiorno in questo arcipelago, che oscilla tra regolare e irregolare, non è semplice. Per questo Roma Capitale ha approvato uno schema di convenzione con i gestori delle piattaforme per rendere automatici riscossioni e versamenti del contributo di soggiorno.

Potenzialmente, con questa operazione si stima il recupero di 15 milioni di euro annui. Va detto che ormai da un paio di anni Roma Capitale parla di intese con le piattaforme che offrono alloggi ai turisti. E siamo ancora allo «schema di convenzione». Il percorso è lungo. Inoltre, si stima che a fronte di oltre 130 milioni di euro incassati con la “tassa sui turisti”, che per la verità si paga ovunque in Italia e in Europa, ci sia ancora un buco nero di 30 milioni di evasione. Riguarda non solo chi si improvvisa affittacamere, ma anche una minoranza di hotel tradizionali che non girano il contributo incassato a Roma Capitale. Proprio nei giorni scorsi la Procura ha recuperato, nel corso di un’inchiesta sul settore, 11 milioni di euro: si è arrivati a una serie di sequestri preventivi che interessano una trentina tra hotel di lusso e bed and breakfast. I titolari sono accusati di peculato.
Come funzionerà la convenzione con Airbnb e con le altre piattaforme in cui i turisti prenotano un soggiorno fuori dai circuiti tradizionali degli hotel? Secondo Roma Capitale i gestori dei portali dovranno incassare direttamente la tassa (per i b&b a Roma il turista deve pagare 3,5 euro a notte) e versare l’intera cifra raccolta con tutte le prenotazioni, ogni tre mesi, al Campidoglio. In caso di annullamento e dunque di mancato incasso, le somme versate in eccesso saranno scontate sui pagamenti del trimestre successivo. Scettico Giuseppe Roscioli, presidente di Federalberghi: «Se questa convenzione non prevede in modo analitico un elenco dettagliato degli ospiti e della struttura, giorno per giorno e con nome e cognome, c’è il rischio di fare un regalo a queste multinazionali, perché Roma Capitale si dovrà fidare delle loro dichiarazioni. Faccio una provocazione: perché allora allo stesso modo il Campidoglio non fa una convenzione anche con gli hotel tradizionali?». Difende la convenzione la sindaca Virginia Raggi: «Restituiremo questi introiti alla città in forma di investimenti su decoro, mobilità e sicurezza». Aggiunge l’assessore al Bilancio, Gianni Lemmetti: «Interveniamo sui flussi online, semplifichiamo le procedure e rendiamo più agevoli pagamenti e versamenti».

In realtà, il problema dell’avanzata di Airbnb (ma non solo) è mondiale, va oltre il pur importante pagamento del contributo di soggiorno e ha causato lo svuotamento dei centri storici nonché aggravato il problema dell’overtourism, vale a dire gli eccessi del turismo di massa. Molte città, da Barcellona ad Amsterdam, da Londra a New York, hanno previsto regole più ferree sulla possibilità di affittare appartamenti o stanze ai turisti. A Roma ci sono interi palazzi in cui i residenti non esistono più. Alcuni numeri: solo nel I Municipio e solo con Airbnb, ci sono 15 mila annunci. Conclude l’assessore al Turismo, Carlo Cafarotti: «L’intesa con i colossi delle prenotazioni favorisce la concorrenza leale, ma è decisiva anche per la legalità». © RIPRODUZIONE RISERVATA

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