Tavolino selvaggio, la sentenza: dehors anche sui parcheggi

Un blitz dei vigili
di Marco Carta
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Mercoledì 22 Maggio 2019, 10:38

Bianche o blu non importa. La carbonara con vista Colosseo non è più un tabù. I tavolini di bar e ristoranti possono essere sistemati senza problemi sulle aree dedicate al parcheggio delle macchine. Anche in pieno centro storico. Quindi il comune di Roma non può opporsi alla richiesta di occupazione del suolo pubblico avanzata dai ristoratori. L’importante è che la zona non sia espressamente vincolata. E che la strada sia di viabilità locale. Anche se è a pochi passi dal Colosseo.

LA NORMA
Lo scorso aprile il consiglio di Stato aveva stravolto il piano di massima occupabilità di via San Francesco Ripa, a Trastevere, dando ragione a un ristoratore che chiedeva di poter sistemare i propri clienti negli spazi dedicati alla sosta pagamento delle macchine. Ora a festeggiare è un locale fra via Capo D’Africa e via Ostilia alle prese con le strisce bianche. Per i giudici di Villa Spada «nelle aree a sosta a tariffata su viabilità locale non vige un divieto assoluto di concessione di occupazione di suolo pubblico». Nemmeno, quindi, nei posti dedicati alla sosta gratuita. Con buona pace dei ristoratori. E dei clienti più esigenti. La sentenza, che rischia di scrivere una nuova pagina nella contesa perenne fra tavolini selvaggi e amministrazione capitolina, soprattutto nelle viuzze del centro storico, risale a ieri mattina. Anche se la vicenda ha origini lontane. Era il giugno del 2014, infatti, quando la società Dolcecalabria, titolare del bar La Follia, richiede all’amministrazione capitolina la concessione di occupazione di suolo pubblico per sistemare alcuni tavoli e sedie di fronte ai civici 24 e 26 di via Ostilia nelle aree destinate al parcheggio. Il Campidoglio nel 2015 si oppone alla domanda. Per i funzionari capitolini «il piano di massima occupabilità di via Ostilia inibirebbe il rilascio della concessione, in quanto strada a viabilità locale caratterizzata dalla presenza di sosta tariffata».

L’OPPOSIZIONE
C’è però un problema. Nel tratto di strada richiesto dal locale per piazzare i suoi tavolini non ci sono le strisce blu previste per il parcheggi a pagamento. Le strisce infatti sono quelle per il posteggio gratuito, le bianche. Pertanto, sostengono i titolari, quegli spazi di fronte al locale non rientrerebbero nella definizione di sosta tariffata. Inizialmente il Tar nel 2016 da ragione al comune di Roma e respinge il ricorso dei ristoratori: «La presenza di strisce bianche in un tratto di strada pianificata come sosta tariffata non ne modifica la destinazione complessiva» scrivono i giudici amministrativi, secondo cui l’espressione di una pianificazione della viabilità «deve tenere conto delle percentuali di stalli a tariffa ordinaria e con sosta gratuita». La questione, secondo l’avvocato Andrea Ippoliti, che redige il ricorso per conto del ristorante, si gioca però in punta di diritto. Può essere considerata una zona di sosta tariffata dove il parcheggio non è pagamento? Nel regolamento comunale, di una norma del genere, non vi è traccia. E i giudici del Consiglio di Stato, come già accaduto nel caso di via Francesco Ripa, seguito sempre dall’avvocato Ippoliti, ormai l’incubo del Campidoglio in materia di commercio, gli danno ragione. La norma, infatti, prevede che in «tutte le aree di sosta tariffate insistenti su viabilità principale non sono consentite nuove occupazioni di suolo pubblico». Ma non è altrettanto stringente sulle vie locali, dove, secondo i giudici, «non vige un divieto assoluto di concessione di occupazione di suolo pubblico». Certo, ci sono preclusioni specifiche relative al rilascio di nuove concessioni. Ma fra le nuove ipotesi non sono incluse «le aree di sosta tariffata». Insomma, non importa che siano bianche o blu. Per qualche tavolino lo spazio c’è sempre. Anche a pochi passi dal Colosseo. 

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