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Roma, allarme roghi tossici, arrivano le telecamere a Tor Sapienza. I residenti: «Sono inutili»

Allarme roghi tossici, arrivano le telecamere I residenti: «Sono inutili»
di Laura Bogliolo
3 Minuti di Lettura
Mercoledì 10 Marzo 2021, 06:32

Telecamere dotate di sensori infrarossi che a distanza di un chilometro rilevano i roghi tossici che si alzano ancora dai campi nomadi. Ecco la nuova strategia del Campidoglio contro l’annoso problemi dei fumi che appestano le periferie. Ieri l’annuncio della sindaca Virginia Raggi sull’installazione per monitorare la situazione nel campo di via Salviati: «Il nuovo sistema di sorveglianza è collegato alla Sala Sistema Roma ed è gestito dalla Polizia Locale di Roma Capitale». Siamo a Tor Sapienza, fazzoletto di terra nella zona Est, tra il IV e V Municipio, da sempre appestato dagli incendi di materiale tossico per ricavare tra l’altro rame, l’oro rosso. Le telecamere che «garantiscono un monitoraggio continuo - spiega Raggi - e l’individuazione di eventuali fonti di calore» saranno presto funzionanti anche in altri campi: in via di Salone, via Cesare Lombroso, via Luigi Candoni, Castel Romano e la Barbuta.

IL SISTEMA

Restano però scettici i residenti che da anni denunciano la presenza di fumi tossici. «C’è la vigilanza diretta da parte degli agenti della Polizia di Roma Capitale e nonostante questo i roghi sono continui - sbotta Roberto Torre, storico residente di Tor Sapienza, ex presidente del comitato di quartiere - ora la vigilanza sarà a distanza, ossia attraverso un video, per noi andrà sempre peggio perché continueranno a bruciare come fanno ogni giorno da anni». Torre instilla poi un dubbio: «Come faranno a distinguere su video se si tratta di fumo per il riscaldamento o sprigionato da quelle fornaci che sono sempre attive per bruciare ogni genere di oggetto?». Questi i dubbi di chi dice di respirare ogni giorno «aria inquinata e malsana», mentre intanto sembra procedere a rilento il piano nomadi dell’amministrazione centrale, ossia il progetto di smantellare i campi. Le attività sono iniziate dal Camping River, sulla Tiberina, chiuso nell’estate del 2018. I successivi dovevano essere La Barbuta (tra Ciampino e l’Appia) e la Monachina (a Ovest). Ma il problema dei roghi tossici è arrivato fino a piazza Vescovio. In questi giorni i residenti, a largo Somalia, guidati tra gli altri da Flavio De Septis, del gruppo “No Roghi tossici Trieste-Salario”, hanno organizzato una raccolta fondi. «Abbiamo messo a punto - dice De Septis, già attivo alla Caffarella - un protocollo d’intesa con le forze dell’ordine che ci consente di utilizzare nostre telecamere per la sorveglianza del territorio in aggiunta ai servizi e alle attività già previste». Il Comune intanto fa sapere che «nel 2020 nei campi rom si è verificato il 30% in meno degli incendi rispetto all’anno precedente». Ma secondo molti residenti la realtà è un’altra. 

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