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Roma, il ritorno di Spelacchio: 80 mila luci rosse e oro

Mercoledì 27 Novembre 2019 di Ernesto Menicucci
Via ai lavori a piazza Venezia per l’abete divo che sarà acceso l'8 dicembre

Trasformare un epic fail in un brand, una semi-catastrofe in un successo, un albero in un personaggio. Da Spelacchio a Spelacchio insomma, l’abete – suo malgrado – più famoso del mondo, protagonista del celebre Natale 2017 quando i suoi rami striminziti, già quasi morenti (“spelacchiati”, appunto) fecero il giro dei siti e non solo, finendo sulle cartoline e i selfie di romani e turisti in transito nella Capitale. Fa quasi effetto dirlo, in una città presa da mille problemi sicuramente più urgenti e importanti degli addobbi natalizi (dai bus flambé ai rifiuti che debordano fuori dai cassonetti, dalle voragini che si riaprono ad ogni acquazzone ai rami-killer che cadono in testa a veicoli e persone), ma quello fu uno dei momenti più bassi – a livello di immagine – per la giunta Raggi.

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Da allora, poi, molta acqua è passata sotto i ponti. Soprattutto è intervenuto uno sponsor, come Netflix, che ci ha messo un po’ di denari e anche dalle parti del Campidoglio c’è stata – già l’anno scorso – una consapevolezza diversa: che Roma è Roma, e il Natale a Roma è il Natale nella Capitale del Paese, che non può essere mortificato con spettacoli non adeguati alla bellezza della città. Così Spelacchio è diventato “Speraggio”, non più la triste copia del fratello maggiore “Rigoglio”, l’abete pieno di fronde fatto mettere da Papa Francesco a piazza San Pietro. E così, anno dopo anno, è diventato – appunto – un brand, quasi un personaggio animato. Nel 2019 quasi in senso letterale. L’albero, che verrà montato come da tradizione l’8 dicembre, giorno dell’Immacolata, arriverà anche in questa occasione dal vivaio di Cittiglio, provincia di Varese, da dove venne prelevato anche l’esemplare dell’anno scorso (un abete nordmanniano di 23 metri, che venne smontato e rimontato per evitare che perdesse i preziosissimi aghi). Questo che arriverà ne è praticamente il fratello gemello: della serie squadra che vince non si cambia. E quindi stessa specie, stesse misure (oltre i 22 metri), stesse origini (le pendici del Sasso del Ferro, in Lombardia), stesso sponsor, stessa collocazione, nel mezzo di piazza Venezia.

Anche gli addobbi saranno più o meno gli stessi di un anno fa: 80mila luci al led, e quindi a basso consumo, che resteranno accese h24 fino al 6 gennaio, giorno dell’Epifania che anche questo Spelacchio si porterà via. Il colore degli addobbi, un migliaio circa tra sfere e cristalli di neve, sarà il più tradizionale possibile: rosso e oro, con una spruzzata d’argento. Il puntale, di un metro e mezzo, sarà una cometa. Inevitabile anche il collegamento commerciale. Lo dice lo stesso Spelacchio, nell’intervista immaginaria a Gigi Marzullo, spot televisivo che gira in questi giorni e che la Raggi ha postato su Facebook: «Mi porta Klaus». Il protagonista, insieme a Jesper, del film di Natale targato Netflix. Su quello che diventerà il basamento di piazza Venezia, c’è anche un messaggio: «Lasciate qui le vostre letterine per Babbo Natale». Chissà che qualcuno non chieda anche una Capitale migliore.

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