Roma, mancano medici e letti: fino a 36 ore per un posto. «Con l'influenza sarà caos»

Pronto soccorso al collasso

Roma, mancano medici e letti: fino a 36 ore per un posto. «Con l'influenza sarà caos»
di Flaminia Savelli
3 Minuti di Lettura
Domenica 2 Ottobre 2022, 09:09 - Ultimo aggiornamento: 3 Ottobre, 10:54

Lunghe liste di attesa e procedure per i ricoveri a rilento. Ma a preoccupare sono soprattutto i numeri dei malati che continuano a gonfiarsi. Ancora ieri, si contavano oltre 200 persone in attesa nei pronto soccorso della Capitale. Così scatta un nuovo allarme per gli ospedali romani perché «con l'ondata influenzale sarà la tempesta perfetta» annuncia Giulio Maria Ricciuto, presidente Simeu Lazio (Società Italiana della medicina di emergenza-urgenza) e direttore Dea.

Covid, aumentano le reinfezioni e salgono i casi «nei bimbi in età scolare»: il report dell'Iss

Gli ospedali rischiano nelle prossime tre settimane un nuovo blocco. Solo nell'ultima settimana, l'attesa per una visita non urgente è salita fino a 12 ore mentre per un posto letto fino a 36 ore. «È l'intero sistema che non regge così come abbiamo più volte sottolineato agli uffici competenti della Regione Lazio» prosegue Ricciuto. Nello specifico, a creare problemi secondo i direttori sanitari è il boarding, cioè proprio la gestione dei pazienti che permangono nelle strutture di emergenza senza ricevere assistenza, in attesa di essere ricoverati nei reparti di degenza. Ciò ovviamente impedisce di accogliere nuovi pazienti. Solo uno dei tanti nodi ancora da sciogliere. Perché ad aggravare la situazione già difficile, c'è anche la carenza di personale. Secondo i dati ospedalieri, nei pronto soccorso all'appello mancano ancora 360 medici perché l'organico sia al completo. E alla carenza delle nuove reclute si somma il picco di richieste per le pensione. A gennaio del 2022 si è toccato il picco: 600 professionisti hanno avviato la procedura, pari al 20% in più rispetto all'anno precedente. Una fuga causata dalle condizioni di lavoro aggravate dalla crisi Covid. Tanto che i camici bianchi sono in «stato di agitazione» dallo scorso agosto.

BOLLE E REPARTI

Intanto i camici bianchi stanno organizzando un nuovo piano di intervento per gestire i ricoveri dell'ondata influenzale: «Abbiamo stabilito che i pazienti con influenza vaccinati verranno ricoverati negli stessi reparti dei non vaccinati - spiega il presidente Ricciuto - in questo caso perché sappiamo bene che tipo di efficacia ha il vaccino. Discorso diverso per i pazienti Covid che restano un'incognita. Ci aspettiamo una nuova ondata ma non abbiamo ancora dati di riferimento. I contagi però stanno risalendo e dunque, aumenterà la richiesta di assistenza». L'obiettivo però è evitare intanto il blocco delle ambulanze. L'ultimo si è registrato lo scorso luglio: tra il 5 e il 6 quando su una flotta di 103 mezzi, 47 sono rimaste ferme nei piazzali degli ospedali fino a 14 ore. Con la rete dei ricoveri che funziona a singhiozzo infatti, i pazienti senza un posto letto, restano bloccati a bordo dei mezzi di primo soccorso che diventano delle sale visita attrezzate. «A ogni nuova ondata, negli ultimi due anni abbiamo assistito allo stesso copione. Stiamo cercando con la nuova organizzazione di scongiurare il peggio» conclude il direttore Dea. 

© RIPRODUZIONE RISERVATA