Roma, Nemi, al Tempio di Diana riparte la campagna scavi

Una parte del Tempio di Diana a Nemi
di Dario Serapiglia
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Domenica 1 Marzo 2020, 14:16

Quest’anno si tornerà a lavorare presso il sito archeologico del Tempio di Diana, sul terreno scosceso tra il centro urbano e le rive del lago. Da anni, nei mesi estivi, sono in corso lavori per poter portare alla fruizione pubblica questo luogo di notevole interesse, nell’attesa di finanziamenti che stentano a raggiungere i fondi necessari e la giusta continuità. Questa volta, la ripresa degli interventi sarà possibile grazie a fondi europei transitati attraverso la Regione Lazio e a disposizione del Gruppo di azione locale di riferimento, quale è il Gal Castelli Romani e Monti Prenestini. 

Si tratta di 250mila euro che il progetto presentato dal Comune di Nemi ha vinto rispondendo a un bando regionale sul recupero di patrimoni storico-culturali, nell’ambito dei piani di sviluppo rurale. Quest’anno, studiosi, archeologi e operatori specializzati torneranno quindi a intervenire, così come hanno fatto nel passato colleghi provenienti da Perugia, Monaco di Baviera e della Scuola di Specializzazione di Roma. Studenti, specializzandi e dottorandi di varie Università italiane ed europee: di Napoli, Bologna, Pisa, Bari, Granada, Salamanca, Berlino, Bonn, Strasburgo, Bordeaux, Reims e del Salento. Tutti sotto la sorveglianza della Soprintendenza archeologia per il Lazio e l’Etruria meridionale.
 
L’area coinvolta dagli interventi, che si stanno succedendo ormai dal 2013, è sul lato ovest della conca del lago nemese e si calcola che potrebbe interessare una estensione anche di dieci ettari. Per il momento, la superficie è di circa un quinto, mentre l’amministrazione comunale è intenzionata ad acquistare ulteriore terreno così da superare i 20mila metri quadrati. I lavori fino ad ora eseguiti hanno riguardato, oltre alla bonifica dell’area, anche il consolidamento delle strutture portate alla luce. Nel corso delle opere, sono stati rinvenuti anche reperti, debitamente catalogati e custoditi. Ma la scoperta più importante è stata effettuata nell’estate del 2017, quando si è venuto a stabilire che la struttura complessiva potesse risalire anche ad un’epoca anteriore a quella del culto per la dea Diana. 
 
«Nell’eseguire i lavori allo stesso edificio dedicato a Diana, tra il III e il I secolo avanti Cristo - affermarono i conduttori degli scavi, Filippo Coarelli e Paolo Braconi del Dipartimento di Lettere dell’Università di Perugia, insieme a Francresca Diosono della Università di Monaco di Baviera - quest’anno è avvenuta l’identificazione di una fase del tempio ancora più antica rispetto alle altre, databile al quinto secolo avanti Cristo, come tempio in cui aveva il suo centro religioso la lega latina, dalla fine del sesto secolo a.C., la cui dedica è ricordata da Catone da parte del Dictator di Tusculum Manio Egerio Bebio e dalle altre città latine federate contro Roma (Ariccia, Lanuvio, Laurentum, Cora, Tibur, Pometia, Ardea e i Rutuli)». 

L’arrivo dell’ulteriore finanziamento è stato salutato con soddisfazione dall’amministrazione «anche come segno di riconoscimento - afferma il sindaco Alberto Bertucci - rispetto agli sforzi che si stanno facendo per valorizzare il nostro territorio. Con i prossimi interventi, infatti, pensiamo possa essere molto vicina la data in cui potremo aprire il sito al pubblico». 

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