ROMA

Roma, mamma coraggio fa arrestare figlio spacciatore: «Prendetelo prima che si rovini»

Martedì 17 Settembre 2019 di Alessia Marani
Controlli anti-droga (foto IPPOLITI)

Le ha tentate tutte pur di farlo disintossicare, riportarlo in comunità, strapparlo dalle cattive amicizie e restituirlo a una vita normale. Alla fine, a mamma Claudia (nome di fantasia) non è rimasto altro che denunciare il figlio 23enne alla polizia. Ha chiamato gli agenti del commissariato Vescovio (che ormai erano diventati di casa) e ha indicato loro dove trovare la droga nascosta dal ragazzo: quasi mezzo chilo di marijuana e alcuni grammi di cocaina che il giovane nascondeva negli slip. «Basta, non ne posso più di vederlo così. Prima che faccia una brutta fine, che si rovini del tutto o che qualcuno lo incastri in qualche guaio irreparabile, prendetelo voi, almeno così possiamo salvarlo», l'appello disperato della donna agli agenti diretti dal dottor Mario Spaziani.

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L'INCUBO
La vita nel loro appartamento di Montesacro si era trasformata in un incubo da quando il ragazzo aveva cominciato a drogarsi. Più di una volta la polizia lo aveva sorpreso anche a cedere qualche grammo a dei coetanei. E nonostante la giovane età, il curriculum criminale del ragazzo si era riempito di precedenti. La mamma coraggio, l'altro giorno, è entrata nella camera da letto del ragazzo per controllare le sue condizioni di salute. «Si era chiuso dentro e non mi rispondeva - ha raccontato la donna ai poliziotti - sono entrata e ho visto sul mobile ancora una volta quegli orribili involucri di cellophane. Ero gonfia di rabbia. Adesso in comunità ti ci rimando io, gli ho detto». La donna ha alzato il telefono, ha contattato gli agenti con cui ormai aveva quasi un filo diretto e ha deciso di denunciare il figlio. «Lo faccio per lui», ha detto. Una extrema ratio dettata dallo sconforto e dall'impotenza di dovere combattere una battaglia, quella contro la droga, che difficilmente una madre da sola può vincere.

OBBLIGO DI FIRMA
Il ragazzo è stato portato in commissariato e trattenuto nelle celle di sicurezza a disposizione dell'autorità giudiziaria per il processo per direttissima. Il giudice ha convalidato il fermo e ha disposto per lui l'obbligo di firma, in attesa che sia effettivamente condotto di nuovo in una comunità per avviare il percorso di recupero.
 


 

Ultimo aggiornamento: 14:40 © RIPRODUZIONE RISERVATA

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