Covid, a Roma pochi letti: gli ospedali riaprono i reparti dismessi. Per venerdì atteso il picco dei ricoveri

Gli obiettivi: ridurre le attese a otto ore e liberare le barelle delle autoambulanze

Covid, pochi letti: gli ospedali riaprono i reparti dismessi
di Flaminia Savelli
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Martedì 18 Gennaio 2022, 22:52 - Ultimo aggiornamento: 20 Gennaio, 08:49

Due giorni all’alba: è previsto per venerdì (21 gennaio) il picco di ricoveri della quarta ondata Covid negli ospedali della Capitale. Cioè per i dirigenti sanitari secondo le previsioni della Pisana, sarà il giorno di massima richiesta per i posti letto dei pazienti contagiati. La contromossa attivata dalla Regione Lazio non appena il numero degli accessi ai pronto soccorso ha iniziato ad aumentare è servita a guadagnare tempo: è il sistema delle aperture a “soffietto”, che consente cioè di rimodulare e aumentare i posti letto seguendo l’andamento dei ricoveri. Ora però è stata raggiunta la capienza massima e si studia una mossa alternativa da attuare in tempi brevi.

Gli obiettivi sono infatti ridurre a un massimo di 8 ore le attese nei pronto soccorso, “sbarellare” i malati e liberare le sale d’attesa. Ma perché la rete degli ospedali torni a respirare, a partire dalle emergenze, servono sale d’attesa e reparti in più. Quindi: spazio per allargare intanto la rete del primo soccorso dove si eseguono le diagnosi. Il tema è finito sul tavolo di lavoro aperto lunedì (17 gennaio) tra dirigenti sanitari e responsabili della rete ospedaliera della Regione Lazio. Con la soluzione, arrivata di concerto tra le parti in causa: riaprire i reparti dismessi, le aree che nel tempo sono state chiuse. A partire dalle ultime, ancora in buone condizioni, da riattivare e riattrezzare per l’emergenza della quarta ondata. 

IL NUOVO BOARDING

I dirigenti dunque stanno lavorando e studiando le piantine degli ospedali. Già dalla scorsa settimana infatti, la rete dei posti letto è stata “tirata” al massimo: sono 2.482 posti ordinari attivati per i pazienti infetti, 382 quelli delle terapie intensive. Con un tasso di occupazione però mai registrato dall’inizio della pandemia. Secondo l’ultimo report regionale (10 gennaio) della rete ospedaliera i ricoveri ordinari sono già al 97 per cento mentre le terapie intensive arrivano al 92 per cento. Tanto che la Pisana ha avviato anche le procedure per aprire ai ricoveri anche nelle cliniche private. 

«La priorità è ridurre il tempo di attesa dei pazienti, è questo uno degli elementi che sta creando maggiori problemi nella gestione dei ricoveri e dei posti letto. La Regione ci ha dato il pieno supporto, al momento non vediamo altre alternative se non cercare altro spazio nelle strutture. Dobbiamo allargare l’operatività dei pronto soccorso e quindi stiamo tutti cercando sale e reparti da riattivare» spiega Giulio Maria Ricciuto, primario Dea (Dipartimento di emergenza e accettazione) dell’ospedale Grassi di Ostia e presidente Simeu (Società di medicina di emergenza e accettazione). Un’operazione perciò per limitare il “boarding” - il prolungato stazionamento dei pazienti già valutati e in attesa del posto letto all’interno del pronto soccorso - almeno a 8 ore. Un piano di salvataggio che, con un effetto domino, consentirebbe intanto di liberare le barelle delle ambulanze: per la carenza dei posti letto, vengono infatti occupate anche per due giorni dai malati in attesa di ricovero. «I tempi sono stretti, questa sarà la settimana decisiva per il picco previsto. Ma ci stiamo attivando perché vengano trovate delle soluzioni efficaci e permanenti» sottolinea il primario Ricciuto. 

 

L’EMERGENZA

Mentre negli ospedali si accende ancora un allarme per i pazienti che necessitano di operazioni urgenti e che risultano anche positivi al Covid. I camici bianchi sono in attesa di una disciplina: «Non sappiamo come trattarli - spiega il primario - non ci sono ancora disposizioni chiare e rischiamo di aggiungere confusione alla confusione. Mi riferisco nello specifico a quei pazienti che erano già in lista per un intervento, un’operazione chirurgica e che poi si sono contagiati e ora sono positivi. Non abbiamo però risposte chiare - conclude Ricciuto - abbiamo già sottoposto la questione alla Regione Lazio e restiamo in attesa di un confronto. Un problema serio che si sta registrando in tutto il Paese, non solo nella Capitale». 

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