CORONAVIRUS

Coronavirus, 5mila tamponi al giorno: è caccia agli asintomatici tra Roma e Lazio

Martedì 19 Maggio 2020 di Lorenzo De Cicco
Oltre 5mila tamponi al giorno, a partire dagli esami stile drive-in, più 10mila test sierologici ogni 24 ore. E una rete di assistenza “a fisarmonica”, che nella sua compressione massima, se la curva del contagio continuerà a flettere verso il basso, si stabilizzerà in estate poco sotto i 1.500 posti letto permanenti, tutti per pazienti Covid: 1.200 posti di degenza ordinaria e altri 260 di terapia intensiva, per i casi di polmonite grave. È così che il Lazio si prepara alla fase 2 dell’emergenza virus. Naturalmente, spiegano alla Pisana, la rete si allargherà nel caso in cui il trend dei nuovi casi dovesse tornare a crescere. È uno scenario che nessuno si augura ma che allo stesso tempo nessuno può escludere, tantomeno chi governa la sanità regionale. Anzi: l’assessore Alessio D’Amato da questo punto di vista si è dimostrato estremamente cauto.

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Per dire, il 4 maggio, all’avvio della ripartenza, ha dichiarato su queste colonne che fosse stato per lui, non avrebbe riaperto subito. «Avrei proseguito il lockdown per altre due settimane». Gli esami condotti in batteria dalla Regione, hanno dimostrato che il 30% dei positivi al coronavirus era asintomatico. Nessun segno dell’infezione. Da questo dato si può capire il valore della prevenzione e delle analisi su larga scala. La rete dei “Covid hub”, le strutture ospedaliere trasformate in reparti-trincea, non sarà smobilitata. Certo, ora che la fase più acuta del contagio sembrerebbe alle spalle, alcuni “spoke”, cioè centri di appoggio creati in piena emergenza, hanno smesso di accettare nuovi pazienti: il San Camillo, il Grassi, il Pertini, l’Idi, per esempio.

Ma solo a Roma rimarranno operativi, anche nelle prossime settimane, 5 Covid hospital: naturalmente lo Spallanzani e il policlinico Gemelli, poi i reparti dedicati al Sant’Andrea, a Tor Vergata, all’Umberto I-Eastman. Nelle altre province della regione, resteranno attivi il Santa Maria Goretti di Latina, l’ospedale Belcolle di Viterbo, il De Lellis di Rieti e lo Spaziani di Frosinone. In totale, per l’estate, il piano messo a punto dalla Regione prevede di conservare 1.460 posti letto (oggi i pazienti positivi al Covid sono 3.826, ma solo 1.210 sono ricoverati). Mille posti saranno mantenuti a Roma, gli altri 460 nelle province. Solo per la rianimazione, i posti letto che rimarranno negli ospedali saranno 260.

Il Gemelli, spiega il direttore sanitario, Andrea Cambieri, resterà in prima linea col “Covid 2” al presidio Columbus: 159 posti letto, di cui 100 di malattie infettive e 59 di terapia intensiva. «I primi di giugno apriremo il reparto di riabilitazione post Covid, per i pazienti che hanno ancora problemi respiratori dopo essere stati dimessi. In percentuale sono meno del 10%, ma dati i numeri complessivi del contagio non sono pochi. Sempre al presidio Columbus sarà trasferito il day hospital entro la prossima settimana e al Gemelli potremo sempre contare sui 40 posti di malattie infettive». Se arrivasse la temuta, seconda ondata, «siamo pronti a riattivare tutte le nostre strutture. Nella fase di picco abbiamo avuto fino a 500 ricoverati, distribuiti su 14 reparti». Più il Marriot, l’hotel con 162 posti in camera singola che fino a giugno dovrebbe rimanere aperto in versione ospedale (oggi i degenti sono una sessantina).

Allo Spallanzani, spiega il direttore sanitario Francesco Vaia, rimarranno oltre 220 posti letto tra degenza ordinaria e rianimazione. «E dal 28 maggio aprirà un ambulatorio per il follow up di tutti i convalescenti del Lazio. Sarà importante dal punto di vista clinico, ma anche sul versante scientifico. Allo Spallanzani, saremo gli ultimi a chiudere la porta». Nel frattempo si andrà avanti con i tamponi: la Regione ha attivato 18 spazi per gli esami naso-faringei, modello drive-in. Tabella di marcia: 4-5mila analisi al giorno. Più i test sierologici che coinvolgeranno 300mila persone. 
Ultimo aggiornamento: 11:07 © RIPRODUZIONE RISERVATA