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Caro bollette e Covid, società sportive al collasso a Roma: 170 impianti rischiano la chiusura

Troppi debiti. Per il Comune 20 milioni di danni. I concessionari: "vanno riqualificati"

Caro bollette e Covid, società sportive al collasso a Roma: 170 impianti rischiano la chiusura
di Fabio Rossi
3 Minuti di Lettura
Lunedì 14 Marzo 2022, 07:11 - Ultimo aggiornamento: 15 Marzo, 09:20

Palestre, piscine, campi sportivi: gli impianti sportivi comunali gestiti da privati in concessione sono in crisi profonda. Problemi strutturali, morosità che vanno avanti da anni. Il tutto amplificato dalla pandemia, che ha quasi paralizzato le attività per due anni, e dalla crisi energetica, che ha moltiplicato le bollette (e i debiti) delle società. Complessivamente sono 170 gli impianti sportivi a rischio nella Capitale, secondo le stime di Gesis Lazio, l'associazione di categoria degli operatori del settore. Tra questi particolare preoccupazione quelli di proprietà del Campidoglio, anche per il loro ruolo sociale: su 119 strutture, 18 sono oggi inattive, 35 concessionari sono morosi per canoni non corrisposti, per un totale di 3,2 milioni di euro, 33 per canoni non corrisposti durante l'emergenza Covid, per 692 mila euro, e altri 12 sono inadempienti nel pagamento delle rate dei mutui, per un totale di 22,7 milioni. «I problemi si sono aggravati con le chiusure per la pandemia e l'impennata dei costi dell'energia, rendendo impossibile per molti gestori proseguire la propria attività - sottolinea Daniele Laureti, presidente di Gesis - Una situazione che crea problemi anche alle famiglie e ai giovani romani: gli impianti comunali in concessione praticano tariffe più basse e permettono a tante persone di praticare sport».


I PROVVEDIMENTI
I gestori si rivolgono quindi al padrone di casa, ossia Palazzo Senatorio. «Abbiamo trovato grande apertura dall'amministrazione attuale, rispetto alla precedente - sostiene Laureti - Vogliamo collaborare per riqualificare gli impianti e renderli aperti a tutti». Per questo, però, il Campidoglio vuole separare chi è incolpevolmente moroso, da aiutare, da chi «ha approfittato di una situazione di stallo, che verrà sanzionato e allontanato», con la revoca delle autorizzazioni. «I fondi per la promozione sportiva che ancora non sono stati erogati, e mi riferisco a quello del 2018, 2019, 2020, 2021, verranno finalmente sbloccati entro il mese di ottobre - spiega Alessandro Onorato, assessore capitolino allo sport - Bisogna però anche recuperare il denaro che manca nelle casse capitoline a causa dei canoni non pagati».


LA SITUAZIONE
E non si tratta di cifre di poco conto: oltre 20 milioni di euro, dovuti non solo ai mancati pagamenti. Oltre agli incassi inferiori al dovuto, infatti, ogni impianto abbandonato costa 800 mila euro annui soltanto per la guardiania: soldi che potrebbero essere utilizzati per la promozione dello sport. «A nome delle otto principali città italiane governate dal centrosinistra abbiamo chiesto al governo aiuti per gli impianti sportivi, che sono i più energivori, altrimenti i modelli di business non sono più sostenibili - dice Onorato - Servono interventi straordinari, a partire dall'estensione del bonus 110 per cento agli interi impianti, mentre ore vale solo per gli spogliatoi».


GLI INVESTIMENTI
A complicare ulteriormente le cose, spesso queste strutture hanno anche carenze funzionali, che richiederebbero investimenti importanti e trasformazioni per adeguarsi alla continua evoluzione di un mercato della pratica sportiva, alla concorrenza crescente di altri gestori pubblici o privati che investono soprattutto sulle attività gestionali più redditizie, che oggi sono padel e fitness: una situazione che mette in difficoltà gli attuali gestori, ma scoraggia anche altri a farsi avanti. Anche per questo, a dare una mano al panorama sportivo cittadino, «arriveranno i bandi finanziati con i fondi del Pnrr, per mettere a posto gli impianti sportivi abbandonati», assicura l'assessore.

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