Omicidio Roma, viaggio nelle dark room frequentate dai killer

Mercoledì 9 Marzo 2016 di Marco Pasqua
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L'ingresso di quello che sul web viene definito “primo e unico club transgender d'Italia” è un piccolo portoncino, defilato tra due palazzi color crema e caffè, a due passi da piazza Re di Roma. Condominio signorile, dove chi condivide le mura con uno dei locali più trasgressivi della capitale sembra essersi abituato al via vai nelle ore notturne (fino all'alba). I clienti escono dalle loro auto già travestiti, tacchi a spillo, parrucche e audaci gonne aderenti. Tre settimane fa, si era affacciato anche Marco Prato. Anche lui è stato visto entrare en travesti. Perché in questo locale, se si vogliono rimorchiare gli eterosessuali – che erano il pallino del presunto killer di Luca Varani – bisogna necessariamente vestirsi da donna e fare concorrenza alle trans che arrivano da ogni parte di Roma.

POCHE PAROLE Ingresso a 35 euro, tessera obbligatoria (il club è privato), poco spazio per parlare, molto per concludere. Chi scende le scale di questo ritrovo, utilizzato anche dagli scambisti, sa di entrare in un fast food del sesso. Locale angusto, claustrofobico, un bar, un palo per la lap dance e poi il punto forte: i camerini. E' qui che si consumano i rapporti, mordi e fuggi, zero convenevoli, perché anche chiedere un nome può essere maleducato. «Non voglio conoscere, voglio fare sesso. Se vengo qui è perché voglio un corpo», racconta G., uno dei clienti (sedicenti eterosessuali) di questo club. Alcuni vengono visti girare con una bottiglietta d'acqua semi-vuota: l'hanno riempita di Ghb, la droga dello stupro. Aiuta ad abbassare le inibizioni sessuali. Per fare sesso senza pensare troppo. Come nell'altro club privato, dietro alla fermata metro San Giovanni. Anche qui piano seminterrato, un piccolo bar e, nel retro, un grande labirinto, con camerini e dark room. Niente luci, ci si accoppia senza vedere nulla. Alcuni ragazzi – età media sopra i 30 anni - sono già stati in altri club, in un tour del sesso seriale e randomico. «Giriamo per vedere dove trovare la merce migliore», racconta un ragazzo fan del “chem-sex”. Ovvero del sesso consumato dopo aver assunto droghe. Dalla cocaina all'MDMA, la droga dell'amore (ma l’amore è una metafora). A sette chilometri di distanza, alla Magliana, c'è il tempio degli after hour. Un capannone con giardino, ingresso dalle 5.30, quando i corpi sono già saturi di droga e carichi di adrenalina. Ci sono trans, etero e gay, tutti cercano qualcosa.
 

E la trovano nei camerini bui, le porte senza serratura, pronte per trasformare un incontro a due in un'orgia. «Quando sto lì non penso, voglio solo sfogarmi», dice un ragazzo che ha da poco compiuto i 18 anni. Musica house d’ordinanza, nei bagni fiumi di cocaina sulle mensole e sui porta-sigarette. I buttafuori sono lì solo per evitare le risse, per il resto il margine di tolleranza è molto elevato. Si balla (e consuma) fino a mezzogiorno. Poco distante, all'Ostiense, in una delle discoteche più frequentate nei week-end un'altra dark room accoglie il pubblico maschile (ingresso vietato a donne e travestiti).

LA BUSTINA Qualcuno, prima di entrare, prende la boccetta di Popper e aspira. Aiuta a provare piacere. Sono le dark room il trait d'union dei locali più trasgressivi della capitale. Dal Portonaccio – tempio della fusione etero-gay – a San Giovanni – regno dei club privati – un fil rouge, bianco come la cocaina ceduta in bustine con tre, quattro strisce. Agli ospiti cosiddetti vip viene offerta gratuitamente, è una buona abitudine, aiuta la reputazione del locale. Con quaranta euro, tre righe di sballo. «Senza non mi diverto», e non è una giustificazione, ma piuttosto la filosofia di un esercito di over 18 (anche se qualche minorenne riesce a superare i controlli in entrata) che, come Prato, non si accontenta più e deve consumare emozioni sempre più forti. Al Pigneto, in un circolo privato, si organizza la “Monta delle vacche”, uomini come animali, tutto vietato ai minori di anni 18. L'ecstasy aiuta, pasticche per perdersi e ritrovarsi dopo l'alba, senza ricordare più nulla.
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