Partecipate, ecco i tagli del governo: entro un anno liquidate 3.200 società

Partecipate, ecco i tagli del governo: entro un anno liquidate 3.200 società
di Andrea Bassi
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Giovedì 1 Ottobre 2015, 08:25 - Ultimo aggiornamento: 2 Ottobre, 08:35

Un anno di tempo. Poi una miriade di società partecipate dagli enti locali, fino a 3.200 in tutto, potrebbero essere cedute o liquidate. Uno dei tasselli fondamentali della riforma Madia della Pubblica amministrazione sta per essere posato. Il decreto attuativo per la razionalizzazione del variegato universo del capitalismo comunale sta per vedere la luce. Ieri l’agenzia di stampa Public Policy, ha ancitipato una bozza del testo. Un documento di 25 articoli che caleranno come una mannaia sulle società controllate dagli enti locali, e non solo. La bozza del decreto prevede che entro tre mesi Comuni e Regioni effettuino una ricognizione delle società che controllano o alle quali partecipano. Il provvedimento stabilisce una serie di settori in cui è ammesso che gli enti locali operino attraverso società. Si tratta in tutto di soli sei comparti: la produzione di un servizio di interesse generale, la progettazione e la realizzazione di un’opera pubblica, la gestione di un’opera in partenariato con un privato, l’autoproduzione di beni o servizi strumentali, lo svolgimento di attività amministrative inerenti l’attività istituzionale, i servizi di supporto a enti senza scopo di lucro. Tutto quello che è fuori da questi settori andrà ceduto o liquidato entro 12 mesi. Una tagliola che, secondo le stime, riguarderebbe 3.200 società in tutta Italia. Non è l’unica novità. Presso il dipartimento della funzione pubblica nascerà una nuova Authority, un «Organo di vigilanza» che avrà poteri ispettivi nei confronti di tutte le società a partecipazione pubblica e che potrà utilizzare anche la Guardia di Finanza. Se dalle ispezioni dovessero emergere delle irregolarità, o anche uno stato di crisi, l’Organismo di vigilanza potrà chiedere al ministero del Tesoro il commissariamento della società. Il Tesoro, a sua volta, deciderà il destino della partecipata e ne potrà disporre anche la liquidazione.

LE MISURE

Quale sarà il destino del personale delle società che verranno chiuse o ridimensionate? Il decreto estende alle partecipate la «mobilità obbligatoria» già applicata ai dipendenti pubblici. I lavoratori, dunque, potranno essere trasferiti senza il loro consenso, in altre società partecipate dall’ente pubblico o essere «reinternalizzati», ossia assunti direttamente dal Comune o dalla Regione. Ad essere dismesse, poi, non saranno solo le partecipazioni che non rientrano nei settori indicati dal decreto. La scure si abbatterà anche su quelle nelle quali la partecipazione dell’ente pubblico è inferiore al 10% e su quelle in cui non ci sono dipendenti o i dipendenti sono in numero inferiore ai consiglieri di amministrazione.

Un pacchetto di norme riguarda poi le partecipazioni in rosso. Gli azionisti pubblici dovranno accantonare in un fondo una quota pari alla perdita (in proporzione alla partecipazione). E questa regola, con alcuni correttivi, si applicherà già dal 2015. Per tutti gli amministratori ci sarà un taglio dei compensi, che saranno commisurati ai risultati. Ma per chi è in rosso ci sarà un taglio automatico del 30%. Chiudere due bilanci consecutivi in perdita sarà giusta causa di licenziamento. E non ci potranno più essere maxi-bonus per i manager che vanno via, vengono espressamente vietati. Le norme, poi, riguardano anche le società statali. Tutte le partecipazioni dei ministeri finiranno sotto il Tesoro, che eserciterà i diritti dell’azionista. Nei Comuni, invece, questa prerogativa sarà assegnata direttamente ai sindaci e non più alle giunte.