Referendum, quel tesoretto di consensi tra appetiti, sospetti e zuffe

Referendum, quel tesoretto di consensi tra appetiti, sospetti e zuffe
di Mauro Evangelisti
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Mercoledì 23 Novembre 2016, 00:05 - Ultimo aggiornamento: 29 Novembre, 16:33

Il lungo viaggio della scheda dall’estero consentirà a quattro milioni di italiani che vivono oltre confine di esprimersi sul referendum costituzionale del 4 dicembre. Dalle tipografie che per conto delle Ambasciate stampano il materiale, ai servizi postali, alle consegne delle schede, dall’invio per posta fino alla destinazione finale dei capannoni di una cittadina a nord di Roma si tratta di un percorso a ostacoli. Mette in circolo una quota significativa di schede, che dal 2001, quando la legge Tremaglia ha riformato il voto degli italiani all’estero, è l’oggetto di recriminazioni, ricorsi e proteste. Critiche e polemiche ci sono per la difficoltà di garantire controlli sulle schede che viaggiano per posta, sul rischio che vengano sottratte, modificate o siano perdute.

NUMERI
Non si sta parlando di pochi voti, sia chiaro. Hanno diritto a dire sì o no alla referendum costituzionale gli iscritti all’Aire (anagrafe degli italiani residenti all’estero), circa 4 milioni cittadini che hanno scelto di costruirsi una vita in un altro paese. Alle ultime elezioni politiche l’affluenza è stata sopra il 33 per cento, per questo referendum si può ipotizzare più di un milione di elettori dall’estero.

POSTINI
Tutto avviene per posta. Le schede vengono inviate dalle rappresentanze diplomatiche alle case dell’elettore, che può abitare in un quartiere residenziale di Buenos Aires o nelle campagna di Chiang Mai. Le ambasciate e i consolati spesso hanno competenza su territori vastissimi, anche su nazioni differenti, dunque appare arduo controllare in modo capillare le operazioni. Un esempio: l’ambasciata italiana di Panama oggi ha competenza anche su Santo Domingo, Antigua e Barbuda, Saint Kitts e Nevis e Haiti. 

TRAVERSA DEL GRILLO
Ma per comprendere meglio il percorso del voto degli italiani all’estero bisogna ripartire dalla destinazione finale, Castelnuovo di Porto, cittadina a nord di Roma, di 8.600 abitanti. Qui (in via Traversa del Grillo...) c’è il Centro Polifunzionale, formato da alcuni capannoni di proprietà dell’Inail, dove la Corte di Appello di Roma, in collaborazione con il Comune di Roma (che fornisce gli scrutatori) e la Prefettura, organizza la Circoscrizione estero. In totale sono 1.483 sezioni. Vi saranno portate centinaia di migliaia di schede elettorali, confluite sull’aeroporto di Fiumicino e inviate dalle ambasciate di tutto il mondo. Attenzione: anche qui lo spoglio inizierà subito dopo la chiusura dei seggi, il 4 dicembre, e nei giorni precedenti ci sarà un sistema di sorveglianza per garantire che nessuno entri e sottragga materiale. 

OPERAZIONI IN CORSO
Da due settimane, ambasciate e consolati hanno inviato nelle case degli italiani inseriti nelle liste dell’Aire le schede del referendum. Tutto via posta o con corrieri privati. Il materiale normalmente viene stampato sul posto, ma le spedizioni non sono sempre semplici perché devono raggiungere il docente universitario che vive in California, ma anche l’italiano che si è trasferito in un piccolo centro del Venezuela o in una città remota del Laos. Il cittadino italiano, a sua volta, ha tempo fino al primo dicembre per fare recapitare nella rappresentanza diplomatica di competenza la scheda compilata, con l’espressione del suo voto. Via libera anche al voto di chi si trova all’estero per periodi più lunghi di tre mesi per ragioni di studio, lavoro o cure mediche.

GLI ESCLUSI
Non in tutti i paesi è consentito agli italiani il voto postale, per ragioni organizzative ma anche di sicurezza. Quest’anno nell’elenco degli esclusi compaiono Bhutan, Burkina Faso, Comore, Costa d’Avorio, Cuba, Figi, Gabon, Indonesia, Iraq, Isole Salomone, Liberia, Libia, Myanmar, Niger, Papua Nuova Guinea, Repubblica del Sud Sudan, Corea del Nord, Sierra Leone, Siria, Somalia, Stati Federati di Micronesia, Tanzania, Timor Orientale, Ucraina, Vanuatu, Yemen e Zimbabwe. 

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