MATTEO SALVINI

Migranti, Avramopoulos: «Dai rimpatri alle frontiere più sicure, le mie proposte sulla linea di Salvini»

Mercoledì 19 Settembre 2018 di Teodoro Andreadis e Fabio Veronica Forcella

«Gran parte delle proposte di Salvini coincidono con le misure che ho presentato a Bruxelles». Con queste parole Dimitris Avramopoulos, Commissario europeo per l'immigrazione, commenta l'incontro con il ministro dell'Interno italiano avvenuto al vertice di Vienna la scorsa settimana. Ma, nel giorno in cui a Salisburgo si apre il vertice informale dei leader Ue, ricorda, in questa intervista a Il Messaggero, che «le politiche che danno risultati non sono quelle nazionali, ma europee».

Commissario, com'è andato l'incontro a Vienna con il ministro dell'Interno Matteo Salvini?
«È stato positivo. Era il nostro primo bilaterale ed abbiamo avuto uno scambio di opinioni interessante. Gli ho detto che gran parte delle sue proposte coincidono con il pacchetto di misure che ho presentato a Bruxelles».
Quali sono i punti principali di queste misure?
«Il rafforzamento di Frontex e la sua trasformazione in una vera polizia di frontiera, una migliore gestione delle frontiere esterne della Ue, la velocizzazione dei rimpatri, collaborazione e accordi con i paesi terzi».
Per questo è in agenda una missione in Africa insieme a Salvini?
«Sì. Non c'è ancora un programma definito, ma è probabile e penso che sarebbe positivo. Io sono molto favorevole perché non dobbiamo dimenticare anche i legami storici dell'Italia con alcuni paesi del Nord Africa. Già in passato sono stato in missione con ministri di diversi paesi europei».
A giugno, il Consiglio europeo aveva stabilito che chi sbarca in Italia sbarca in Europa. È ancora un principio valido? Perché l'impressione è che alla fine nessuno voglia realmente modificare il Regolamento di Dublino?
«Non credo che questa impressione sia corretta, perché quello che hanno chiesto i leader europei al vertice di giugno, è di velocizzare i tempi di riforma del Regolamento ed arrivare ad un accordo. Quello che si chiede è che tutti capiscano che paesi come la Grecia, l'Italia e la Spagna non possono essere lasciati soli sotto una  pressione perenne».
Lei in passato ha parlato di centri per l'identificazione chiusi. È compatibile con il rispetto dei diritti umani?
«La Commissione, ed io personalmente, abbiamo proposto la creazione di centri controllati, ma vorrei dire che non si tratta assolutamente di centri di detenzione. È una proposta della Commissione e di molti ministri dell'Interno, tra cui anche Matteo Salvini. Quando profughi e migranti arrivano in Europa si devono poter trasferire in determinati luoghi, in modo da riuscire a capire chi ha diritto e chi no alla protezione internazionale».
E l'idea che si possa avviare l'identificazione già sulle navi la trova d'accordo?
«È  una proposta che era già stata formulata in passato. Se si dimostrasse efficiente  potrebbe anche essere applicata, ma credo sia molto complicato. Ovviamente, si deve sempre tener conto del rispetto del diritto internazionale e delle leggi europee».
Torniamo ai rimpatri. Il ministro degli Interni vuole intensificare i rimpatri in Tunisia con dei voli charter...
«Il piano di azione della Commissione è molto vicino a questa richiesta. L'Europa sta rafforzando il meccanismo dei rimpatri. Abbiamo anche proposto di rafforzare il ruolo  della Guardia Costiera e di Frontiera Europea, che con le sue nuove responsabilità, con un incremento di mezzi e personale, sarà in grado di assolvere a questo compito. Va detto, comunque, che ci troviamo in una situazione che mette sotto pressione alcuni paesi, ma che non è di emergenza. Ed è per questo che dobbiamo continuare a seguire la strada percorsa sino ad ora, perché è chiaro che ha portato a risultati concreti».
Tra le riforme proposte da Presidente Jean-Claude Juncker c'è un chiaro riferimento alle maggioranze qualificate. Aiuterebbe anche sul delicato tema dei migranti?
«In realtà la regola della maggioranza qualificata è già applicata per la maggioranza delle questioni che riguardano la migrazione e gli affari interni. Più in generale, per rispondere alla crisi che sta attraversando l'Europa ci vogliono procedure più snelle, che aiutino a prendere le necessarie decisioni. Ci vuole più Europa e un ruolo meno pesante, dei paesi membri, in questioni che sono di grande importanza per tutta l'Unione. Le politiche semplicistiche proposte da un populismo sempre in agguato, non portano da nessuna parte. Ci vuole serietà e senso di responsabilità. E quella del presidente Juncker è indubbiamente una proposta utile».
Ogni giorno in Europa, assistiamo a un crescendo di dichiarazioni e polemiche molto forti sull'Italia. Cosa sta succedendo, siamo già in campagna elettorale per le elezioni europee?
«È indubbio che la campagna per le elezioni che si terranno l'anno prossimo, sia già partita e il problema dei flussi migratori sarà sicuramente il tema principale. Non sono poche le forze populiste che cercheranno di sfruttarlo. Le risposte che la Commissione ha dato sinora in tema di migrazione penso siano quelle giuste, ma ora queste devono essere adottate e attuate dagli Stati membri. Mentre, alcune proposte come quelle che sentiamo da dei politici non sono compatibili con i principi e i valori della costruzione europea. Anche perché i valori fondanti dell'Unione, sono stati messi più a dura prova dalla crisi migratoria, che da quella economica. Abbiamo sicuramente bisogno di maggiore solidarietà da parte dei paesi membri, ma di certo l'Europa, rispetto a tre anni fa, ha fatto importanti passi in avanti. Alcuni governi insistono nel seguire una via isolata, solitaria. Devono comprendere che le politiche che portano a dei risultati non sono quelle meramente nazionali, ma quelle europee».

Ultimo aggiornamento: 20 Settembre, 11:24 © RIPRODUZIONE RISERVATA