Venezuela, Caracas annuncia la sua uscita dall'Osa. Oltre 30 i morti nelle proteste

Giovedì 27 Aprile 2017
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La ministra degli Esteri del Venezuela Delcy Rodriguez ha annunciato mercoledì il ritiro dall'Organizzazione degli Stati Americani (Osa), dopo la convocazione di un vertice dell'organismo regionale per discutere la crisi a Caracas. È nel frattempo salito a 32 morti il bilancio delle vittime della Guardia nacional nelle manifestazioni di protesta in queste settimane. 

L'opposizione venezuelana ha convocato una nuova protesta di piazza a Caracas per lunedì prossimo, primo maggio, per rendere omaggio alle vittime della repressione delle manifestazioni antigovernative che si susseguono dall'inizio del mese. Julio Borges, presidente del Parlamento - in mano all'opposizione - ha detto che nella marcia si ricorderà anzitutto la morte di Juan Pablo Pernalete, lo studente ventenne morto ieri a Caracas dopo essere stato raggiunto da una granata lacrimogena. «Come migliaia di altri giovani è sceso in piazza per difendere la democrazia e la libertà, e tutti vediamo cosa gli è successo», ha sottolineato Borges.


«L'Osa ha insistito con le sue azioni intrusive contro la sovranità della nostra patria e dunque procederemo a ritirarci da questa organizzazione», ha detto Rodriguez, aggiungendo che «la nostra dottrina storica è segnata dalla diplomazia bolivariana della pace, e questo non c'entra niente con l'Osa». «Il ritiro del Venezuela dall'Oas non è condizionale. Investe la dignità della nostra gente e della dottrina bolivariana», ha aggiunto Rodriguez precisando che Caracas notificherà il ritiro, dando il via al processo di 24 mesi per attuarlo, già oggi. Il Venezuela fa parte dell'Oas dal 1951.

Nicolas Maduro insomma è sotto assedio su tutti i fronti, mentre nelle piazze del Venezuela proseguono le proteste antigovernative, nelle quali mercoledì sono morti altri due giovani, portando il totale a 32 vittime.

Le due nuove vittime sono Christian Ochoa, un 22enne ferito da spari di arma da fuoco lunedì scorso a Valencia, capitale dello stato di Carabobo (centro nord del paese) e Juan Pablo Pernalete, un ventenne raggiunto in faccia da un lacrimogeno a Caracas. Nella capitale l'opposizione aveva convocato una nuova marcia verso la sede dell'ufficio dell'Ombudsman, nella zona ovest di Caracas, ma si è vista impedire il passaggio - per sesta volta consecutiva - da unità antisommossa della polizia e della Guardia Nazionale.

L'Assemblea Nazionale - in mano all'opposizione - esige all'Ombudsman Tarek William Saab che riconosca in un parere ufficiale che la sentenza (poi ritirata) con la quale la Corte Suprema si è attribuita i poteri del Parlamento costituisce una violazione della Costituzione, e dunque un motivo lecito per destituire i magistrati che l'hanno sottoscritta. L'Ombusdman, da parte sua, ha risposto che la richiesta del Parlamento non è ricevibile, perché le sentenze sono state ritirate. 

L'ultimo tentativo di Caracas per cercare di rompere il suo isolamento internazionale è stata la convocazione di un vertice straordinario di ministri degli Esteri della Comunità degli Stati Latinoamericani e dei Caraibi (Celac), che si svolgerà il prossimo 2 maggio a San Salvador. Fanno parte della Celac - organizzazione creata nel 2010 - tutti i paesi del continente americano e dei Caraibi, tranne Stati Uniti e Canada. 

«Condanno con forza le continue violazioni dell'ordine democratico in Venezuela. La democrazia e il principio della separazione dei poteri devono essere salvaguardati». Lo ha detto il presidente del Parlamento europeo Antonio Tajani. «Vediamo un popolo in ginocchio - afferma - a causa di un regime che non rispetta la democrazia, lo stato di
diritto e, allo stesso tempo, isola il paese dalle organizzazioni internazionali». Il parlamento europeo ha
approvato una risoluzione di condanna della «brutale oppressione esercitata dalle forze di sicurezza venezuelane e dai gruppi armati irregolari contro le proteste pacifiche in Venezuela».






  Ultimo aggiornamento: 28 Aprile, 08:00 © RIPRODUZIONE RISERVATA

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