Spagna, tracollo del Pp di Rajoy: Podemos conquista Barcellona e Madrid

Spagna, tracollo del Pp di Rajoy: Podemos conquista Barcellona e Madrid
di Paola Del Vecchio
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Lunedì 25 Maggio 2015, 06:18 - Ultimo aggiornamento: 28 Maggio, 22:05

MADRID - Un terremoto e una svolta politica storica che anticipa quella delle elezioni politiche del prossimo autunno. La voglia di cambio e rigenerazione contro la vecchia politica ha mutato il colore della Spagna, non più l'azzurro intenso del conservatore Partido Popular al governo.

Si è tinta del viola dell'indignazione, con Ana Colau, la paladina degli sfrattati e dei diseredati, alla guida di una candidatura popolare che ha conquistato una città simbolo come Barcellona, superando il sindaco uscente di Convergencia I Union, Xavier Trias.

CIUDADANOS

Il PP resta il più votato a livello nazionale, ma con un crollo di quasi la metà del 46% registrata alle politiche del 2011. I due partiti che dal post-franchismo si sono alternati alla guida del paese hanno perso rispettivamente tre milioni e un milione di voti. Ciudadanos, la formazione di centro-destra di Albert Rivera, per la rigenerazione politica, si situa come terzo partito più votato sul territorio nazionale (6,5%), mentre Izquierda Unida passa a essere la quarta forza (4,7%). I conservatori perdono i governi di Madrid, Valenzia, Estramadura, Aragon e Castilla La Mancha. Ciudadanos ha le chiavi per consentirgli di governare in almeno tre regioni.

La leader di Barcelona en Comù, Ada Colau, è la prima donna sindaco di Barcellona: «È stata una rivoluzione democratica. La vittoria di Davide contro Golia», ha assicurato dopo l'elezione. Con 11 consiglieri, ha strappato le chiavi della città a Xavier Trias, rimasto a 10 seggi, a fronte del tracollo di Popolari e socialisti.

L'indignazione contro le politiche di austerità e la corruzione, che tre anni fa riempiva le piazze in Spagna, si è convertita se non in tsunami in linfa politica nuova. E se, in Catalogna, le elezioni hanno “misurato la temperatura dell'indipendentismo” prima delle regionali del 27 settembre, a Madrid il test di ieri è stato la prova generale della strada in salita che aspetta il premier Mariano Rajoy, ricandidatosi alle politiche del prossimo autunno. Se Bruxelles plaude alle sue politiche economiche, che hanno consentito di imboccare la strada della ripresa dopo 5 anni nel deserto, in casa Rajoy è duramente punito dal voto di protesta. Sul fronte socialista, la sostanziale tenuta del Psoe spiana la strada al nuovo segretario generale, Pedro Sanchez, per il quale «il cambio è già cominciato».

LE ASPETTATIVE

Mai elezioni amministrative avevano suscitato tante aspettative in Spagna. La frustrazione per la crisi, divenuta da economica anche politica e poi sociale, cristallizzata in Podemos e, in minore misura in Ciudadanos, il partito di Albert Rivera che drena voti dal PP, ha cominciato a scardinare il vecchio sistema. In ogni caso, l'inizio di un cambio importante verso un sistema quadripartito. Ognuna delle forze dovrà ora posizionarsi rispetto agli ineludibili patti per governare. A differenza che in Andalusia, dove non si sono voluti sporcare le mani sostenendo il governo socialista, Podemos e Ciudadanos ora sono obbligati alle intese, pena il tirarsi fuori dal gioco politico. Non è la fine del tradizionale bipolarismo PP e Psoe - che assieme superano il 50%, rispetto al 67% sommato nel 2011 – ma è una spallata, forte, come ha rilevato lo stesso Pablo Iglesias, il leader di Podemos. «È cominciata la primavera. Siamo pronti con illusione e speranza alla sfida: cacciare Mariano Rajoy dal governo alle politiche di autunno».