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Las Vegas, la Nra accusa: la violenza è colpa di Hollywood

Dal film "Un giorno di ordinaria follia"
di Anna Guaita
4 Minuti di Lettura
Venerdì 6 Ottobre 2017, 22:32 - Ultimo aggiornamento: 7 Ottobre, 10:49

NEW YORK – Di chi è la colpa della violenza che ogni giorno si verifica negli Stati Uniti? E’ abitudine puntare il dito contro la National Rifle Association,  l’associazione fondata nel 1871 che difende il diritto dei portatori d’armi. Ma se è vero che la NRA è resistente a ogni limitazione alla vendita di fucili, pistole e affini, se è vero che si assicura la fedeltà dei politici Usa finanziandoli al suono di molti milioni di dollari (quasi tutti per i repubblicani), è anche vero che la reazione difensiva del suo Ceo, Wayne La Pierre non è del tutto infondata. In una intervista con il giornalista conservatore Sean Hannity, della Fox News, La Pierre ha lamentato la doppiezza di Hollywood, che critica la Nra e poi fa miliardi sfruttando ipocritamente proprio la violenza. Stessa presa di posizione l’ha avuta anche Chris Cox, direttore dell’ufficio legale della Nra: «Noi ogni anno spendiamo milioni di dollari per insegnare ai nostri soci come essere proprietari responsabili, mentre Hollywood fa miliardi promuovendo e glorificando la violenza delle armi».

E’ chiaro il tentativo dei due esponenti dell’Nra di creare una contrapposizione fra conservatori e liberal, buttando la colpa dei massacri sulle spalle dei liberal che popolano il mondo dello spettacolo. Da una parte ci sarebbero i bravi esponenti della Nra, che vogliono proteggere il diritto dei cittadini «di difendersi in modo responsabile», dall’altro gli interessi dei miliardari dello spettacolo che criticano i portatori di armi ma invece trasformano le armi «in un idolo» e fanno il lavaggio del cervello del pubblico.

Con tutte le critiche che si possono muovere alla National Rifle Association, bisogna ammettere che l’accusa contro Hollywood non è infondata. Quando l’anno scorso ci fu il massacro nel night club di Orlando, in Florida, l’attore e regista Michael Showalter scrisse un accalorato e sofferto fondo per la rivista Variety in cui proponeva che oltre a cercare un maggior controllo sulla vendita e la circolazione delle armi non fosse necessario anche chiedersi se Hollywood non stesse «glorificando la violenza delle armi». Showalter ha ricordato che una volta Hollywood aveva fatto lo stesso errore con un altro strumento pericoloso, che è costato la vita a tanti, la sigaretta: «Stiamo mandando il messaggio che le armi sono cool, come una volta dicevamo che era cool fumare, quando James Dean e Cary Grant accendevano la sigaretta?»

La verità, a cui nessuno può sottrarsi, è che l’industria delle armi è oramai una colonna dell’economia Usa, con un giro d’affari di oltre 15 miliardi di dollari all’anno. Si calcola che nel Paese ci siano fra i 270 e i 310 milioni di armi (incluso pistole, revolver, fucili, armi semiautomatiche d’assalto). Cioè quasi una per persona. Ma in realtà, solo il 34 per cento delle famiglie ammette di averne. Cioè due terzi del Paese non possiede armi. E ogni giorno di più quei due terzi chiedono maggiori regolamentazioni e controlli. E la NRA invece fa del suo meglio per impedirli.

 

 

 

 

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