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Gerusalemme, palestinesi in rivolta: 4 morti e 750 feriti. All'Onu anche l'Italia dice no. Appello di Trump alla calma

Gerusalemme, palestinesi in rivolta: 4 morti e 750 feriti. All'Onu anche l'Italia dice no. Appello di Trump alla calma
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Sabato 9 Dicembre 2017, 08:25 - Ultimo aggiornamento: 10 Dicembre, 11:14

È di almeno due morti e 750 feriti il bilancio degli scontri di ieri tra Gaza e Cisgiordania, nelle proteste contro la decisione del president edegli Stati Uniti Donald Trump di riconoscere Gerusalemme capitale d'Israele. Hamas afferma che l'intifada proseguirà. Altri due morti nel raid dell'aviazione dello stato ebraico dopo i missili lanciati dall'enclave palestinese nel sud di Israele. In tarda serata l'appello del presidente americano a «calma e moderazione». All'Onu condanna della decisione di Trump su Gerusalemme, anche da parte dell'Italia. Obama paragona il suo successore a Hitler e parla di «democrazia in pericolo». Intanto il capo di Hamas Ismail Haniyeh ha promesso che «la Santa Intifada» non si fermerà.

Ieri dalla Striscia, per il secondo giorno consecutivo, sono stati sparati razzi verso il sud d'Israele, con l'Iron Dome - il sistema antimissili - che ne ha intercettato uno. Lo Stato ebraico ha reagito con colpi di cannone e raid aerei su basi di Hamas, tra cui un campo di addestramento e un deposito di munizioni causando, secondo fonti locali, due morti e almeno 10 feriti. E più tardi - dopo che per la terza volta sirene di allarme antimissili sono risuonate nel sud di Israele - la radio militare ha dato notizia di un razzo lanciato da Gaza sulla cittadina israeliana di Sderot che ha colpito un'auto parcheggiata all'aperto.


 

 


Tutto il mondo arabo è in rivolta contro la mossa del presidente Usa, a cominciare dal Grande Imam della moschea di Al Ahzar al Cairo, Ahmed Al Tayyib, massima espressione dell'islam sunnita. Suo l'appello a leader e governi dei paesi del mondo islamico e all'Onu a «fermare Trump». Da Tunisi a Islamabad, da Giacarta a Istanbul, da Baghdad a Beirut, fino alla Siria, la gente ha occupato le piazze in appoggio alla protesta palestinese.

In una riunione di emergenza del Consiglio di sicurezza, l'Onu si è schierato per Gerusalemme capitale di 2 Stati, avvertendo che la scelta di Trump «minaccia la pace». Proprio al Palazzo di Vetro si è consumato lo strappo formale tra Europa e Stati Uniti, con gli ambasciatori di cinque Paesi Ue (tra cui l'Italia) che hanno firmato una dichiarazione comune di condanna della decisione di Washington. Anche Bruxelles si è mossa e il capo della diplomazia Federica Mogherini ha invitato il presidente palestinese Abu Mazen a partecipare al prossimo Consiglio degli Esteri Ue a gennaio prossimo. Un appuntamento che seguirà - se confermato - il viaggio a Bruxelles nelle prossime settimane del premier Benyamin Netanyahu. La leadership palestinese ha inoltre fatto trapelare che difficilmente Abu Mazen incontrerà il prossimo 19 dicembre il vice presidente Usa Mike Pence, in visita nella regione; ma fonti statunitensi hanno invitato i palestinesi a non disertare l'incontro. E il segretario di Stato Usa Rex Tillerson ha spiegato che per il trasferimento dell'ambasciata Usa da Tel Aviv a Gerusalemme ci vorranno almeno due anni.

Ma a parlare sono anche le violenze: da Betlemme a Ramallah, da Hebron, a Nablus, Qalqilya, a Gaza, migliaia di persone si sono riversate nelle strade per le proteste lanciando pietre, bottiglie incendiarie e pneumatici in fiamme contro le forze di sicurezza, mentre a Gerusalemme la situazione è apparsa più calma all'uscita delle preghiere del venerdì - tanto temute alla vigilia - sulla Spianata delle Moschee. Questo non ha impedito scaramucce con bandiere israeliane date alle fiamme e slogan del tipo «la guerra si sta avvicinando, Al Quds (Gerusalemme) è araba».

Degli oltre 750 feriti, secondo i dati del pronto soccorso palestinese, 61 sono stati raggiunti da colpi di arma da fuoco dell'esercito. A Gaza, nei pressi della barriera di separazione con Israele dove si erano assembrati i manifestanti, c'è stato il primo morto: Mahmoud al-Masri (30 anni) - ha detto il locale ministero della Sanità - «è stato ucciso dalle forze dell'occupazione a est di Khan Younis». In serata si è registrata la seconda vittima nella Striscia: Maher Atalla, palestinese di 54 anni, ha perso la vita nel corso delle incursioni israeliane.

«Né Trump né alcun altro potrà cambiare la verità storica, geografica e l'identità della Città Santa. Sogna chi pensa che tutto si esaurirà con le manifestazioni di oggi», ha avvertito minaccioso il leader di Hamas. I razzi che volavano in serata da Gaza ne sono la riprova.


 

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