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Ebola, allarme Oms: «Strage di medici eroi. Già più di 120 morti»

Ebola, allarme Oms: «Strage di medici eroi. Già più di 120 morti»
di Claudia Guasco
3 Minuti di Lettura
Martedì 26 Agosto 2014, 09:02 - Ultimo aggiornamento: 27 Agosto, 13:31
Da una parte la necessit di tutelare i Paesi ancora immuni dal contagio, chiudendo le frontiere, dall’altra la priorit di portare aiuti nelle aree devastate da Ebola.



E’ il dilemma che sta affrontando il coordinatore dell’Onu contro il virus David Nabarro, nella sua missione in Sierra Leone. La lotta contro l’epidemia è una «guerra», afferma, e per sconfiggerla serviranno tempo e risorse. «Spero che si risolva entro sei mesi, non dobbiamo fermarci». E soprattutto, aggiunge, è «impossibile» sconfiggere la malattia «se le compagnie aeree si rifiuteranno di raggiungere le aree toccate dal virus».



MEDICI DECIMATI

L’ultimo bollettino dell’Organizzazione mondiale della sanità registra 1.427 morti e i primi a essere falcidiati dal virus sono i medici e gli infermieri. Domenica notte l’ultima vittima: il dottor Abrahm Borbor, liberiano, curato con lo stesso siero che ha salvato il collega americano. Ma nel suo caso lo ZMapp non ha funzionato. «A oggi oltre 240 operatori sanitari sono stati contagiati in Guinea, Liberia, Nigeria e Sierra Leone, e più di 120 sono morti». Uno su due, è l’allarme dell’Oms, che li definisce «eroi nazionali» e parla di strage «senza precedenti». Lo sviluppo esponenziale della malattia rende difficile «garantire un numero sufficiente di personale sanitario straniero», avverte l’agenzia delle Nazioni Unite, perciò «l’Unione africana ha lanciato un’iniziativa urgente per reclutare medici tra i Paesi membri». Una campagna che si scontra tuttavia con il panico ormai dilagante. «Il fatto che tanti operatori sanitari si siano ammalati aumenta ansia e paure: se anche loro sono stati colpiti dal virus, che chance ha la popolazione inerme?». Inoltre «in alcune zone gli ospedali sono considerati degli incubatori di infezione», tanto da essere «evitati dai pazienti con qualsiasi tipo di malattia, riducendo i livelli generali di assistenza sanitaria». L’Oms evidenzia anche le falle nel sistema che hanno lasciato campo aperto alla diffusone di Ebola. Sotto accusa «la carenza delle protezioni anti-contagio o il loro uso improprio: in molti casi mancano persino guanti e mascherine, anche nei reparti dedicati». Da non trascurare il fatto che «gli equipaggiamenti per la protezione individuale sono caldi e ingombranti, specie in un clima tropicale, e ciò limita fortemente il tempo che medici e infermieri possono trascorrere nei reparti di isolamento». In alcune aree, riferisce l’Oms, «ci sono uno, due medici per trattare 100 mila persone, comunque concentrati nelle zone urbane» e nell’emergenza dell’epidemia i camici bianchi sono ormai allo stremo delle forze. «Il personale è esausto e tanti rischiano di commettere errori», confondendo i sintomi iniziali di Ebola con quelli di altre patologie endemiche come malaria, febbre tifoide, febbre di Lassa. E proprio dalla malaria è stata colpita la ragazza modenese di 23 anni ricoverata a Istambul mentre ritornava dal Ciad: «Si sente meglio e tra pochi giorni torna a casa», informano gli amici.



TEST SUI VIAGGIATORI

Intanto per impedire l’importazione del virus in Italia, il Codacons chiede norme più stringenti: «Sottoporre ai necessari controlli medici tutti i soggetti che entrano in Italia provenienti dai Paesi dove si sta diffondendo Ebola», esorta l’associazione dei consumatori annunciando una diffida diretta ai ministeri della Salute e degli Esteri, all’Enac e agli aeroporti internazionali italiani, affinché «siano adottate misure urgenti sul fronte Ebola a tutela della salute dei cittadini italiani». In particolare l’Enac «deve fornire l'elenco dei viaggiatori partiti da Liberia, Nigeria, Sierra Leone e Guinea, atterrati presso altri scali europei e successivamente diretti agli aeroporti italiani. Tali passeggeri devono essere sottoposti a screening obbligatori, indispensabili per evitare che il virus faccia il suo ingresso in Italia». E gli stessi controlli, dice il presidente Carlo Rienzi, vanno effettuati «sui profughi provenienti dall’Africa che sbarcano a Lampedusa e sulle coste siciliane».
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