La campagna del Messaggero/ Roma insicura, un manuale per le donne

di Lucetta Scaraffia
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Giovedì 14 Settembre 2017, 08:21 - Ultimo aggiornamento: 08:22

Lo sappiamo tutti: non si deve mai dire, di una donna stuprata, che se l'è andata a cercare. Ogni donna ha il diritto di essere rispettata sempre, comunque vada vestita e qualsiasi cosa faccia, soprattutto quando si fida di colui che sarà il suo stupratore.

A proposito della ragazza finlandese stuprata a Roma l'altra notte, viene però voglia di chiederle: nessuno ti ha mai insegnato a non accettare passaggi dagli sconosciuti, tanto più alle 4 del mattino? Sono sicura che è pericoloso ovunque, anche in Finlandia.

E viene anche da pensare che il mito della raggiunta eguaglianza con gli uomini stia portando a effetti perversi, e che molte ragazze ormai girino di notte senza prendere le più elementari precauzioni. Sarebbe bello, certo, se gli uomini cambiassero e accettassero questa nuova libertà delle donne, ma sappiamo che non è così, e forse non lo sarà mai. Un po' di realismo dunque non guasta, ed è meglio evitare le situazioni pericolose. Non è certo forzando la realtà e cercando di piegarla ai nostri desideri che si cambia il mondo.

Questo non vuol dire però che non dobbiamo combattere affinché le città, e Roma in particolare, siano meno pericolose per le donne, ma questo può essere realizzato solo attraverso un aumento della vigilanza, non attraverso una conversione degli uomini. La prudenza e le precauzioni continuano a giocare un ruolo essenziale per le donne che vogliono, giustamente, continuare a girare da sole per la città, anche di notte. Ma per raggiungere un buon grado di sicurezza nelle strade è indispensabile il contributo di tutti; bisogna cioè che i passanti non facciano finta di non vedere lo strattone violento, di non sentire il grido disperato. Non sono affari miei è la scusa che adducono molti per non venire in aiuto, anche solo chiamando la polizia.

La campagna che ha avviato il Messaggero va proprio nel senso di creare un ambiente capace di sostenere le donne sole, facilitando loro i percorsi e i contatti, offrendo appoggi e consigli mirati. Per fare di Roma una città in cui le straniere non abbiano più paura di venire da sole.

L'antica idea che gli uomini devono proteggere le donne è forse una delle prime consuetudini che il femminismo ha cancellato, dal momento che ha significato per le donne l'illusione di proteggersi da sole. Le donne invece, quelle giovani soprattutto, hanno bisogno di un contesto sociale che le circondi di una corazza protettiva, e sono necessari occhi solidali che le seguano, e magari anche le avvertano, in caso di pericolo. Il femminismo infatti ha rigettato con orrore l'idea che le donne avessero bisogno di protezione, preferendo inseguire una libertà dal loro destino biologico, cioè negando sia la maternità sia la maggiore fragilità, per arrivare a equipararle in tutto e per tutto ai maschi.

Il tentativo di fare delle donne degli uomini come gli altri, padrone del loro corpo, aveva dei lati positivi, senza dubbio, ma anche il difetto di ignorare condizioni di realtà evidenti. La debolezza di questo progetto, così evidentemente utopistico, è stata pagata a duro prezzo da quelle donne, soprattutto giovani, che hanno creduto di non avere più bisogno di cautele. In realtà, un rapporto più libero e consapevole con il proprio corpo non deve escludere la necessità di riconoscere i rischi e le debolezze del destino femminile, per prevenirli. In qualsiasi città del mondo.

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