Gli strafalcioni: da “qual'è” a “pò” alla “ceretta al linguine”, la classifica degli errori più comuni

Gli strafalcioni: da “qual'è” a “pò” alla “ceretta al linguine”, la classifica degli errori più comuni
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Giovedì 19 Ottobre 2017, 15:55

"Qual'è", "pultroppo", "avvolte": ecco gli errori più comuni degli italiani, incertezze ricorrenti che diventano storpiature della lingua. Strafalcioni che mostrano un dato incontrovertibile: gli italiani non sanno più scrivere in italiano, il 71% di loro litiga con la grammatica e compie errori da matita rossa.

A classificare e catalogare gli errori più comuni e originali è un'indagine, condotta dal sito libreriamo.it in occasione della XVII Settimana della lingua italiana nel mondo. Obiettivo dello studio era capire quali sono gli errori grammaticali più comuni, su un campione di circa 8.000 persone di età compresa tra i 18 e i 65 anni. L’indagine è stata realizzata con una web opinion analysis, cioè tramite un monitoraggio online sulle principali testate di settore, social network, blog, forum e community dedicate al mondo della cultura e su un panel di 30 esperti tra sociologi e letterati.

Tra i più comuni, oltre ai già citati, ci sono "avvolte" (inteso come a volte), "propio", "al linguine", oltre al tradizionale c'è ne o c'è né invece di ce n'è. Il 45% degli italiani sbaglia l'apostrofo, il 34 il congiuntivo. Segno dell'analfabetismo funzionale che ormai è una realtà conclamata: quasi il 30 per cento degli italiani sa leggere e scrivere ma non è in grado di comprendere testi semplici. Un dato fra i più alti in Europa.

Secondo gli esperti di Libreriamo però una soluzione c'è: leggere con regolarità, scrivere a mano ed evitare neologismi. «È un problema che viene troppo spesso sottovalutato - afferma Saro Trovato, fondatore di Liberiamo - Non è possibile commettere certi errori e soprattutto non è accettabile che a farli siano soprattutto i giovani. Questo è figlio di un cattivo uso di internet e dei social. Eppure la rete, se utilizzata nel modo corretto, può contribuire a risollevare questa tendenza negativa».

“Qual è o qual’è?” (76%) resta il dubbio più comune tra gli italiani. Proprio l'apostrofo è uno degli «amici più antipatici» della lingua italiana, spiegano i responsabili della ricerca. Al secondo posto c'è l’uso del congiuntivo, che mette a dura prova il 69% degli italiani, seguito dai pronomi. E poi l'uso della c o della q: c'è infatti chi scrive "evaquare" o "profiquo" al posto di evacuare o proficuo.

Anche la punteggiatura lascia dietro di sé molte vittime: virgole, punti e virgola, due punti, non vanno mai usati alla leggera, così come apostrofi e accenti: l'esempio più noto è un po': spesso storpiato con "un pò" o "un po", nel 39% dei casi gli italiani lo scrivono scorrettamente.

Errori comuni, dubbi su cui in molti cadono, ma ci sono anche strafalcioni originali: c'è chi scrive "pultroppo" e non "purtroppo" e infine chi, dall'estetista, chiede di fare la "ceretta al linguine".

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