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Caso Yara, Bossetti in aula: «Dna sul corpo non mi appartiene»

Caso Yara, Bossetti in aula: «Dna sul corpo non mi appartiene»
di Claudia Guasco
3 Minuti di Lettura
Venerdì 11 Marzo 2016, 11:41 - Ultimo aggiornamento: 12 Marzo, 10:49

BERGAMO Marita Comi arriva in tribunale poco prima delle nove. Sguardo basso e passo veloce, si infila rapida nell'aula dove il marito racconta la sua verita'. E davanti ai giudici Massimo Bossetti, imputato per l'omicidio di Yara Gambirasio, ribatte alle accuse: "Il dna ritrovato sul corpo della povera ragazza morta non e' mio. Non ho mai fatto ricerche sessuali su minorenni con il computer di casa".

NON HO FATTO NIENTE
Prima di sedersi al banco dei testimoni per rispondere alle domande del pubblico ministero Letizia Ruggeri, Bossetti saluta Marita. Poche parole sussurrate, un sorriso, lui che le stringe la mano. Come nella precedente udienza, il carpentiere di Mapello sfoggia sicurezza. Replicando con decisione fin dalla prima domanda, sul tema che la Procura considera la "prova regina a suo carico": il dna isolato sul corpo della ginnasta di Brembate. "Innanzitutto fino a oggi non siete nemmeno riusciti a capire a cosa corrisponda. Per meta' non mi appartiene, per l'altra meta' ha degli errori", contrattacca Bossetti. Affermando con sicurezza: "Quel dna non mi appartiene, e' strampalato. È dal giorno del mio arresto che mi chiedo come sono finito in questa vicenda - si sfoga - visto che non ho fatto niente e voi lo sapete". Il pm Letizia Ruggeri spiega che un giudice ha ritenuto che dovesse rimanere in carcere e un altro che gli elementi a suo carico sono stati giudicati tali da sostenere un rinvio a giudizio. "Evidentemente la vicenda non è strampalata come dice lei", rileva il magistrato. Ma il muratore insiste: "Tirate fuori le vere prove. Non so come mai quel dna sia finito sui vestiti della ragazzina e tanto meno mi appartiene". Anche perche', sostiene Bossetti "non ho mai conosciuto Yara, mentre suo padre l'avro' visti tre volte nel cantiere di Palazzago, dopo la scomparsa della figlia. Nell'interrogatorio del 19 giugno 2014, tre giorni dopo il suo arresto, ha raccontato di aver incrociato anche la madre di Yara, una volta, mentre usciva dal cimitero. "Non posso escluderlo, ma non me lo ricordo visto che e' passato tanto tempo.

"SONO DOLCE E REMISSIVO"
Ricorda benissimo invece di non aver mai acquistate birre e lamette da barba al supermercato Eurospin di Brembate, dove sostiene di averlo visto la supertestimone Alma Azzolini: "Prima di me in quest'aula hanno mentito tutti", ribadisce. Compresi i quattro consulenti informatici che, scavando nei computer di casa, hanno trovato una ricerca hot su "ragazzine" datata 29 maggio 2014, giorno in cui non era a lavorare in cantiere. "Assolutamente no - afferma - quelle ricerche nei nostri pc non possono esserci". Benche' Bossetti ammetta che talvolta "in intimità, quando i figli erano a letto" lui e la moglie guardavano "entrambi" siti pornografici. Mai, però, quelli riguardanti ragazzine: "Non abbiamo che tipo di interesse, noi". Piuttosto la cronaca nera, "mi piace, leggevo il giornale bevendo il caffe' al mattina e guardavo le notizie sul pc". Ma solo se qualcuno gli apriva la pagina: "Io sono negato, non so nemmeno fare una ricerca su google. E' la mia semplicita'. Quella di un uomo che non legge "libri ne' riviste", non ha svaghi ne' passatempi, lavora in piu' cantieri contemporaneamente "perche' le tasse mi soffocavano". E quando la moglie Marita "metteva il muso, a cedere ero sempre io: sono dolce e remissivo, l'unico desiderio era stare con i miei figli".

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