Camorra, si è pentito Nicola Schiavone: il figlio del boss Sandokan ha deciso di collaborare

Camorra, si è pentito Nicola Schiavone: il figlio del boss Sandokan ha deciso di collaborare
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Mercoledì 25 Luglio 2018, 17:07 - Ultimo aggiornamento: 26 Luglio, 10:30

Si è "pentito" Nicola Schiavone, primogenito del capoclan dei Casalesi Francesco «Sandokan» Schiavone, che ha deciso di collaborare con la giustizia. Il rampollo del boss, in carcere dal 2010, sta scontando al 41bis gli ergastoli avuti per cinque omicidi, ovvero per il triplice omicidio di Francesco Buonanno, Modestino Minutolo e Giovan Battista Papa, tre affiliati al clan uccisi per uno "sgarro" a Villa di Briano, e per il duplice omicidio Salzillo-Prisco, avvenuto nel marzo 2009 a Cancello e Arnone; quest'ultimo episodio fece scalpore perché una delle vittime, Antonio Salzillo, era nipote del fondatore del clan dei Casalesi Antonio Bardellino, ucciso in Brasile nel 1988. Schiavone jr fu arrestato nel maggio 2010; per gli inquirenti sarebbe stato lui a prendere in mano le redini del clan dopo l'arresto del padre, avvenuto nel luglio 1998. La collaborazione di Nicola Schiavone potrebbe aprire scenari importanti, soprattutto sul fronte dei legami tra clan e politica; prima di lui, nel 2014, ha deciso di collaborare con la giustizia un altro boss di primo piano, Antonio Iovine, arrestato nel 2010 dopo 14 anni di latitanza.

Gli inquirenti ritengono che dal pentimento di Schiavone jr possano arrivare importanti elementi per fare luce sull'area grigia dei rapporti tra camorra, imprenditoria e politica. Nicola Schiavone, figlio di Francesco «Sandokan», uno dei boss resi noti da Gomorra, essendo stato per un decennio a capo della cosca dopo l'arresto del padre, è a conoscenza di molti segreti relativi agli affari del clan ed ai tesori accumulati con la gestione degli affari illeciti da una camorra sempre più imprenditoriale
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Per gli inquirenti si tratta di un pentimento di alto valore, soprattutto dal punto di vista simbolico. Negli ambienti della procura di Napoli si manifesta soddisfazione per la scelta di Schiavone. Il quarantenne, che era detenuto in regime di 41bis, ha manifestato la sua volontà venti giorni fa attraverso una lettera inviata alla Direzione distrettuale antimafia di Napoli. I suoi parenti più stretti hanno aderito al programma di protezione che è stato immediatamente attivato. A farsi carico della verifica, rigorosa, delle sue dichiarazioni saranno i pubblici ministeri Graziella Arlomede, Fabrizio Vanorio e Vincenzo Ranieri, del pool antimafia che si occupa delle indagini sui clan del Casertano. Il quarantenne, che sta scontando l'ergastolo per cinque omicidi, ha già reso dei primi interrogatori. Nelle prossime settimane i colloqui si intensificheranno anche in ragione del fatto che Nicola Schiavone ha a disposizione 180 giorni, come prevede la legge, per poter rivelare tutto quanto a sua conoscenza su episodi criminali. Schiavone, come è facile immaginare, si concentrerà su una storia non più attualissima: il boss è detenuto dal 15 giugno del 2010, quando fu arrestato dagli agenti della Squadra Mobile di Caserta in un villino-bunker alla periferia di Casal di Principe, da sempre roccaforte dei Casalesi. Fino alla data della cattura, tuttavia, Schiavone era a capo della cosca. Ne ha gestito gli affari illeciti di maggior spessore e avrebbe mantenuto anche rapporti con politici e colletti bianchi.
 

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